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  • Ultimo Aggiornamento: 19 Agosto 2017 - 18:16

Il figlio segreto di Pascoli

g. pascoli1 1Difficile stabilire quanto ci sia di leggenda, quanto di realtà. In Toscana ne sono certi: Giovanni Pascoli ha avuto un figlio segreto. Un giovanotto di nome Mario, di cui a Barga sapevano chi fosse il padre, ma nessuno osava dirlo. A svelare il retroscena è stato lo scrittore Maurizio Maggiani nell’incontro a Casa Pascoli nella rassegna dell’Istituto dei Beni Culturali “Dove abitano le parole”. Come riportato dal Corriere Romagna, il Premio Strega, cresciuto “dove Pascoli è andato a invecchiare, venuto a invecchiare dove lui è nato”, ha raccontato come a Barga il fatto era noto. Pascoli frequentava un’osteria vicino a casa per sfuggire all’oppressione della sorella Mariù, luogo dove purtroppo annegava nell’alcol”. E proprio qui avrebbe conosciuto Maria Lemetti, ostessa al Ponte di Campia, a due passi dall’abitazione del poeta, e sarebbe nata la relazione intima. Vox populi o leggenda? Difficile stabilirlo, certo che “il giovanotto assomigliava davvero tanto al poeta”, ancora parole di Maggiani. E pare che Pascoli e la sorella abbiano fatto da padrino e madrina al battesimo del bimbo.

Qualche eco della vicenda era arrivato persino a San Mauro Pascoli. “Quando insieme a Susanna Calandrini andammo a Barga per alcuni documenti sul poeta, diverse persone del posto ci raccontarono della vicenda del figlio, però solo di voci si trattava – spiega Rosita Boschetti curatrice della Casa Museo – Noi non abbiamo mai approfondito il fatto”.

Vero o falso che sia, una cosa è certa: la biografia di Giovanni Pascoli si arricchisce di nuove vicende che lo allontanano dall’immagine di poeta dei buoni sentimenti tramandato dalla sorella Mariù. Proprio Casa Pascoli un paio di anni fa scoprì il poeta frequentatore di bordelli, grazie all’accesso all’inedito carteggio con il fratello Raffaele in una delle 389 lettere secretate, contenute nel fondo pascoliano dell'archivio della Scuola Superiore Normale di Pisa, recentemente accessibile e svincolato. È lì che vien fuori una lettera inequivocabile del fatto che il giovane Pascoli a Matera frequentasse le case di tolleranza: qui Giovanni annota, tra le spese «65 lire al mese per mangiare, 25 per dormire, 7 alla serva, 2 al casino (necessità), 15 in libri (più che necessità)».

Gina Pascoli, figlia di Raffaele (fratello del poeta), alla sua morte aveva secretato i documenti per 50 anni, dal giorno della sua scomparsa avvenuta nel 1965. Probabile che a influenzare ciò fosse stata la sorella del poeta, Maria, che una volta visto il contenuto fosse intervenuta per non renderli pubblici. 

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