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  • Ultimo Aggiornamento: 24 Maggio 2017 - 18:46

INTERVISTA A ANNALISA RADUANO

annalisa raduanoImprenditrice, con la passione per il giornalismo, Annalisa Raduano è la prima vicepresidente donna della Camera di commercio di Forlì-Cesena. Un incarico di prestigio che le consente di avere un osservatorio privilegiato sull’economia del Rubicone, alle prese con il difficile momento nazionale. Il nostro incontro avviene nel Caseificio Pascoli, azienda che guida insieme ai suoi genitori, da poco tornata dalla Bit la più importante fiera italiana sul turismo. Partiamo dall’economia: com’è il quadro economico nel Rubicone?
“Diciamo positivo, grazie soprattutto all’indotto calzaturiero che ha scommesso sull’alta moda e sull’export. La scarpa del nostro distretto è leader in Russia, giusto per fare un esempio. Lo stesso possiamo dire di altre parti del mondo”.

 

Gli altri settori come se la passano?
“Molto più difficile. L’edilizia è ferma, l’agroalimentare tira un po’ il fiato, il commercio è in caduta libera, il turismo deve fare un salto di qualità. Il problema è che ci vorranno anni per la ripresa, in alcuni settori”.
Come se ne esce?
“E’ necessario un cambio di mentalità. Nello specifico del Rubicone, tre sono i settori chiave su cui puntare: moda, agroalimentare e turismo”.
In che senso un cambio di mentalità?

“Svincolarsi delle istituzioni in genere, per lasciare più spazio alle idee degli imprenditori. In una parola, fare sistema”.
Facciamo un esempio concreto.
“Sono appena tornata dalla Bit a Milano, vado nello stand della Regione Marche e mi trovo all’ingresso una bella vetrina con delle scarpe di alta moda, identità del loro territorio. Ma è possibile che nessuno nello stand dell’Emilia Romagna ci abbia pensato? Casadei, Sergio Rossi, Baldinini, Vicini, solo per fare dei nomi, sono in Romagna, eppure nella più importante fiera del Turismo non ce n’era traccia. Nelle Marche sì”.
Quindi pubblico e privato insieme per uscire dal tunnel?
“Direi di sì, tanto più oggi, in un momento come l’attuale dove tocchiamo con mano gli effetti della globalizzazione. Apt e Regione da soli non possono fare tutto”.
La Cna, di cui lei fa parte, lancia strali contro la concorrenza sleale nel calzaturiero.

“Direi di allargare lo sguardo anche ad altri settori, non solo alla moda. La mia azienda lavora nell’agroalimentare e devo dire che di contraffazioni ne vediamo parecchie”.
Rimaniamo al sistema moda.
“Questione molto complessa, da valutare con equilibrio in tutti i suoi aspetti. Da una parte c’è il giusto rispetto delle regole, dall’altra c’è il ruolo anche sociale delle grandi aziende”.
Andiamo un po’ più nel dettaglio.
“Se è giusto criticare le grandi aziende di scarpe perché troppo spesso fanno la voce grossa sulla filiera artigianale, bisogna anche essere moderati nei giudizi: se Baldinini, per fare un esempio, decidesse di portare la sua produzione in una parte del mondo con costi decisamente inferiori chi glielo impedirebbe?”
Nessuno.
“Appunto, e al nostro territorio non gioverebbe di certo. Anzi, si impoverirebbe ancor di più, mandando all’aria decenni di cultura imprenditoriale di tanti artigiani. Ecco perché dico che ci vuole moderazione e una visione più di insieme nei giudizi”.
Prima donna alla vicepresidenza della Camera di Commercio. Cosa hai pensato alla nomina?
“Alla bella opportunità che mi era stata data. All’inizio non è stata una passeggiata, quanto meno per i meccanismi dell’ente. Devo dire che all’interno della giunta camerale non ho mai avuto nessun problema di maschilismo, diverso è il discorso quando vado in altri ambiti: si fatica ad accettare una donna in quel ruolo”.
Il tuo lavoro alla Camera di Commercio?
“Sull’agroalimentare e la moda, gli ambiti che conosco meglio”.
I primi passi in azienda, nel Caseificio Pascoli?
“Da sempre, in pianta stabile da circa sette anni. Ora mi occupo della comunicazione e del marketing”.
I numeri del Caseificio?
“Lavoriamo su una produzione di circa 50 quintali di latte al giorno, con picchi più alti in estate. I dipendenti sono 13. I prodotti più conosciuti sono il formaggio di Fossa e lo Squacquerone”.
Che da poco ha ricevuto la Dop. Cosa è cambiato?
“Per ora poco, al di là del prestigio e della soddisfazione per un traguardo sul quale ci siamo battuti in prima persona. Stiamo cercando di arrivare al nuovo incarto”.
C’è ancora spazio per il giornalismo nella tua vita?
“Certo, è la mia grande passione. Collaboro con alcune riviste specializzate”.
Alla politica ci pensi?
“No. Richiede un tipo di carattere che non ho. Oggi poi non saprei proprio cosa scegliere”.
Se qualcuno ti candidasse a sindaco?
“Direi di no”.
Cosa ne pensi del comune unico?
“Favorevole a condizione che non si abbassi il livello dei servizi”.
Il tuo futuro è in azienda?
“Vedremo”.
Filippo Fabbri

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