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  • Ultimo Aggiornamento: 24 Giugno 2017 - 12:23

INTERVISTA A GIORGIO CAMPANA

Campana GiorgioGiorgio Campana ha scritto un pezzo di storia di San Mauro Pascoli. Ha guidato il paese per oltre dodici anni (dicembre 1982 – aprile 1995), è stato il primo (e unico) sindaco della località a mare. Parliamo di neanche vent’anni fa eppure il tempo pare volato rispetto ai suoi anni di militanza politica: Berlusconi era ai primi passi, Grillo ancora era un comico, il nome del Pd era seguito da una “s” finale. Lo abbiamo incontrato nella sua casa a San Mauro Mare.
Segue ancora la politica?
“Seguo le vicende nazionali e locali, anche se in maniera distaccata, senza impegni diretti”.
Cosa ha votato nelle ultime politiche?
“Ho dato un voto disgiunto a Camera e Senato: 5 Stelle e Pd”.
Lei, uomo di sinistra, al Movimento di Grillo?
“In questa fase rappresenta meglio le istanze che sta attraversano la società. Poi condivido molti punti, che vorrei fossero fatti propri dal Pd”.


I più rilevanti?
"Ne cito alcuni: abolizione dei finanziamenti alla politica e riduzione delle indennità a tutti i livelli; scuola, acqua e autostrade pubbliche. Sull’economia vorrei una banca che favorisca le piccole e medie imprese, sgravi per assunzioni dei giovani, reddito di cittadinanza. Poi basta con le politiche urbanistiche tese a nuovi insediamenti”.
Ha parlato di acqua pubblica. Da noi c’è Hera.
“Mi chiedo quali vantaggi abbia dato al cittadino, facendo prevalere una visione privatistico aziendale col benestare della politica. Non lo dico oggi, ma da sempre. Un partito di sinistra non può assistere passivamente a ciò”.
Ha votato le primarie del Pd?
“Bersani. Non ero convinto del tutto, ma lo ritengo più vicino alla mia idea di politica”.
Forse però con Renzi le cose sarebbero andate diversamente…
“Col senno di poi è facile ma Renzi rappresenta posizioni, a mio parere, di liberismo spinto che non condivido”.
Nel 1995 esce di scena dalla politica, coinvolto anche in una vicenda finita nelle aule di tribunale, poi con assoluzione piena (la realizzazione delle fognature nella zona Iper, nda). Deluso da tutto ciò?
“No, avevo già maturato da tempo la scelta. Dopo 15 anni (di cui 2 anni e mezzo anche come assessore) era giusto lasciare la mano. Due mandati sono più che sufficienti. Diversamente la politica non è servizio al cittadino ma finisce per diventare carrierismo.
Fabio Dellamotta, al centro di quella vicenda giudiziaria, invece è ancora sulla scena politica. Allora Psi, adesso Pdl.
“La cosa mi lascia indifferente”.
I suoi primi passi in politica?
“Piuttosto giovane. All’inizio nei movimenti extraparlamentari, poi nei primi anni ’70 nel Pci. Mi sono formato con Berlinguer che per me rimane un cardine. A San Mauro Mare ho fatto esperienza nel consiglio di frazione, nel 1982 il partito mi ha chiesto di subentrare al sindaco Oderzo Castagnoli”.
Com’era il Pci di San Mauro in quegli anni?
“Si è sempre criticato il partito per il suo centralismo democratico, personalmente però posso dire che si discuteva tanto e ci confrontava su tutto. Bisognerebbe oggi recuperare quello spirito di partecipazione nei partiti, magari con forme moderne allargate a tutti affinché possano nel futuro avere ancora un ruolo.
Quale giudizio dà alle amministrazione a lei succedute?
“Adesso ho un angolo di visuale più limitato e probabilmente oggi chi fa politica si trova con minori risorse. Detto questo, molte scelte non le ho condivise”.
Quella che le brucia di più?
“Negli ultimi vent’anni c’è stata una violenza sul paese in termini di impatto urbanistico che è sotto gli occhi di tutti. Troppo cemento, troppe aree edificate. Lo sviluppo di San Mauro sino agli anni ’80 era diverso. Alla giunta Garbuglia, in particolare, la demolizione della scuola elementare a San Mauro Mare. Che senso ha favorire l’insediamento abitativo, quindi in prospettiva un incremento degli abitanti, e abbattere una scuola? Mi pare una grossa contraddizione. Tant’è vero che oggi i bambini si dividono tra San Mauro, Gatteo, Bellaria. La Scuola Elementare era l'unico spazio di identità della località”.
E verso l’attuale amministrazione?
“La definisco assente. Basta guardare la situazione a San Mauro Mare dove tutto è fermo: Piano spiaggia, caserma, l’ex Geo, l’ex cinema arcobaleno. Per non parlare dell’attuale chiusura dell’Ufficio Turistico”.
San Mauro Mare però è una realtà ad alta conflittualità dove la critica è facile. Per dirne una, non c’è neppure una cooperativa che unisce tutti i bagnini?
“E’ vero, però se ci fosse una proposta pubblica forte su cui confrontarsi, un progetto sul futuro del paese, le cose cambierebbero. Il problema è che non c’è”.
Cosa ne pensa del Comune unico?
“Bisogna fare un’analisi sui costi-benefici. Adesso ci dicono che nell’immediato ci saranno grandi vantaggi economici, ma nel lungo periodo sarà così? Abbiamo visto con Hera quali pochi benefici ha portato nel lungo periodo. La stessa Unione a tre dei Comuni, non è andata affatto bene”.
Quindi cosa voterà nel referendum?
“Sono incerto. È necessario avere qualche elemento in più”.
A proposito di referendum. Quando lei era sindaco nel ’92, qualcuno a San Mauro Mare voleva unirsi a Bellaria.
“Era evidente che si trattava di un’azione politica contro il sottoscritto”.
Guidata da chi?
“Da qualcuno che aveva interessi urbanistici”.
La cosa migliore che ha fatto come sindaco?
“Il recupero della Torre, che era in degrado assoluto, e il progetto di riqualificazione urbana, al mare e a San Mauro. Aggiungo l’individuazione di una zona di accoglienza per i profughi alla Caserma alla Cagnona per favorire il loro inserimento nella realtà sociale”.
Il suo errore più grande?
“L’alleanza con il Psi nel 1990. L’ordine del partito di Occhetto era quello di favorire le giunte laiche di sinistra, la compatibilità con i socialisti di San Mauro si rivelò impossibile”.
Filippo Fabbri

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