Accedi con:
  • Ultimo Aggiornamento: 24 Giugno 2017 - 12:23

Mirco Paganelli premiato dalla Sammaurese

Mirco Paganelli premiatoÈ entrato nella Hall of fame della Sammaurese, Mirco Paganelli, giocatore dall’illustre passato: giovanili nella Sammaurese, Bellaria di un acerbo Arrigo Sacchi, esordio nel mitico Torino di Gigi Radice. E ancora, serie A con Pistoiese e Catania, poi Ancona, Civitanovese e Spal, in una carriera funestata da una serie incredibile di infortuni. Domenica scorsa il Presidente Cristiano Protti l’ha premiato prima dell’ultima di campionato contro il Monticelli (nella foto, scattata da Mauro Penzo). In precedenza erano stati premiati Gino Stacchini e Bruno Pollini. Di seguito pubblichiamo l’intervista rilasciata al Corriere Romagna.

Paganelli, profeta in patria.
“Non esageriamo”.

Quando il Presidente Protti le ha detto del premio…
“Mi ha fatto molto piacere. Ho giocato con questa maglia fino a 16 anni, ho anche esordito in prima squadra. In Prima categoria, il Presidente era Tonino Raggini. È stata la squadra dei miei inizi e del mio Paese, rimarrà sempre nel mio cuore”.

Adesso c’è un altro Paganelli in campo.
“Sono contento della scelta di Riccardo. Peccato solo che abbia un sacco di problemi fisici che non lo fanno esprimere al meglio. Personalmente mi fa piacere anche perché mi ha fatto riavvicinare alla Sammaurese, che non seguivo da tempo, un po’ come tutto il calcio”.

Certo che è curioso: lei ha un curriculum di primo piano, eppure non ne fa sfoggio.
“Il calcio è stato un bel momento della mia vita, mi sono divertito un sacco. Peccato solo per gli infortuni, decisamente troppi. Però parliamo del passato, inutile rivangarlo”.

E invece rivanghiamolo. Dopo la Sammaurese, il Bellaria.
“Grazie a Ferruccio Giovanardi. Bellaria era la culla dei giovani. Il mister era Sacchi: maniacale dei dettagli, gioco d’attacco, centrocampista faccio 9 gol”.

Nel 1978 passa al Torino.
“In maniera inaspettata. Dovevo andare alla Juve, feci tre provini. E invece arrivò il Toro e mi prese”.

Era un grande Torino, quello di Pulici, Graziani, Claudio Sala, Zaccarelli.
“Primo anno nella Primavera, poi in prima squadra allenata da Gigi Radice. Eravamo un bel gruppo di giovani guidati dal grande Sergio Vatta: Sclosa, Mandorlini, Bonesso…”.

Arriva l’esordio in serie A.
“All’inizio tanta panchina. L’esordio a 19 anni, nel settembre del 1979 in trasferta contro l’Avellino al posto di Eraldo Pecci. Alla fine della stagione le presenze furono cinque”.

Stagione 1980/81 passa alla Pistoiese. Deluso?
“Assolutamente no, la Pistoiese era in serie A. Era l’anno del militare, purtroppo non potevo allenarmi con regolarità. Giocai tanto lo stesso, 25 gare su 30. Feci una buona stagione, anche se purtroppo la squadra retrocesse”.

Arriva il gol.
“Il più bello della carriera: 1-0 contro il Brescia. Un gran bel tiro da fuori area. E’ stata anche la mia migliore partita nella massima serie”.

L’anno dopo ritorna a Torino.
“In realtà dovevo andare a Catania in prestito, purtroppo le visite mediche mi riscontrarono un problema ai polmoni che mi costrinse a stare fermo un intero anno”.

È l’inizio di una via crucis
“Quel problema in effetti ha pregiudicato un po’ la carriera. Il culmine arrivò pochi anni dopo: tre operazioni al tendine d’Achille. Davvero troppo”.

Tante squadre, mai in Romagna.
“Negli anni della Pistoiese, proprio col Cesena avevo avuto un contatto con Cera, solo che non se ne fece nulla”.

Chiudiamo con un aneddoto: il giocatore più ostico che ha incontrato?
“Pietro Vierchowod, nel Como. Ci sono andato letteralmente
a sbattere, una roccia, faceva impressione”.

Aggiungi commento

Regole per aggiungere nuovi commenti:
* i commenti degli utenti registrati (che hanno fatto il login) vengono visualizzati immediatamente;
* i commenti degli utenti non registrati vengono pubblicati dopo essere stati valutati dalla Redazione (la registrazione è gratuita);


Codice di sicurezza
Aggiorna

ULTIMI COMMENTI