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  • Ultimo Aggiornamento: 25 Luglio 2017 - 08:28

zibaldino

Prende il via da questa domenica la nuova rubrica di Miro Gori, significativamente intitolata “zibaldino”. Di seguito la sua presentazione.

zibaldinoRobert Merton, più famoso come sociologo, ha scritto, tra l'altro, un libro intitolato Sulle spalle dei giganti (edizione originale 1965, italiana 1991 per i tipi del Mulino), basato sul celebre aforisma che suona all'incirca così: siamo nani che montano sulle spalle di giganti per vedere più lontano.

La massima serve all'autore come pretesto per accompagnarci in un viaggio brillante, coltissimo e divagatorio (il sottotitolo non a caso suona come Poscritto shandiano) lungo parecchi secoli della cultura occidentale umanistica e scientifica.

M'è affiorata alla mente, quando abbiamo concepito la presente rubrica intitolata zibaldino; e Roberto Arnone ha avuto l'idea di una vignetta nella quale il sottoscritto si arrampicava sulle spalle di Leopardi.

zibaldino infatti richiama, con tutta evidenza, lo Zibaldone leopardiano. Ma si differenzia nettamente dalla sentenza succitata. Perché essa riguarda coloro i quali montano sulle spalle di grandi, ovvero fanno tesoro del loro insegnamento, e riescono a creare qualcosa di nuovo. Per quanto mi riguarda non è così: guardo a Leopardi, certo, sin dall'adolescenza (quanti studenti l'hanno fatto? A tal proposito si veda il bel libro di Francesco D'Avenia, L'arte di essere fragili, uscito qualche mese fa) ma senza tentare di salire sulle sue spalle; anzi non sfiorandomi neppure l'anticamera del cervello l'idea di provarci.

Quindi non posso che ringraziare Roberto Arnone di avermi posto - a nessuno sfugge l'intento ironico - alla sua altezza, pur se come un lillipuziano, arrampicato su una scala in equilibrio precario. C'è invece qualcuno del nostro paese che ha guardato a Leopardi ed è riuscito anche, per certi versi, a salire sulle sue spalle indicando nuove strade alla poesia.

Si tratta di Giovanni Pascoli che amò moltissimo il poeta di Recanati; forse più di Dante e i poeti latine e greci. E sin dalla giovinezza proclamò quest'amore. Lo ricorda Carlo Tonini suo insegnante nel liceo di Rimini. Che lo interrogò su “quale fosse la sua dottrina di carattere filosofico o religioso”, ed ebbe la seguente replica: “Io, signor professore, la penso come Giacomo Leopardi”. Che vuol dire: sono materialista e ateo.

In seguito Pascoli pronunciò conferenze fondamentali e tenne lezioni memorabili su colui che egli considerava un grande maestro. Mi accorgo ora di aver detto ben poco sulle modalità, il senso di questa nuova rubrica che comparirà a domeniche alterne. È semplice. Si tratterà di un insieme di interventi privi di ordine e organicità sui diversi aspetti del pensare e dell'agire umano. Perché infine si sia coniato il neologismo “zibaldino”, lo si capisce chiaramente da quanto affermato sopra.

Gianfranco Miro Gori

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