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  • Ultimo Aggiornamento: 26 Aprile 2017 - 11:42

A proposito di generi

Blues BrothersIl musical è uno dei generi del cinema  classico americano. Quello, per intenderci, in cui all'interno della narrazione entrano, in maniera coerente, brani di danza e di canto in misura variabile. Le sue principali personificazioni divistiche sono Fred Astaire e l'atletico Gene Kelly. Un simbolo del genere è la coppia Astaire-Ginger Rogers: non a caso ripresa da Fellini in Ginger e Fred. Il principale problema dei cineasti che vi si dedicano è armonizzare le scene “reali”, per così dire, con quelle di canto e di danza. Perché se l'impresa riesce tutto scorre fluido e piacevole al contrario il racconto s'inceppa risultando indigesto allo spettatore. Tanto preambolo per arrivare a dire che La La Land per la regia di Damien Chazelle, attualmente nelle sale, è un musical che soddisfa appieno le regole narrative del genere. Un indizio certo di ciò è la valanga di premi che gli è piovuta addosso; in attesa degli Oscar dove ha ottenuto la nomination in tutte le categorie principali. La storia è “classica” e semplice. Un'aspirante attrice  al momento cameriera (Emma Stone) e un musicista jazz di talento ma di scarso successo (Ryan Gosling) incrociano i loro destini nello slancio per realizzare le loro aspirazioni. Ma ciò che conta non è tanto la storia bensì il modo in cui viene raccontata. E qui tutti danno il meglio di sé. A partire dalla memorabile sequenza iniziale di danza e canto in un ingorgo stradale.

Un altro film di genere di notevole qualità, in programmazione, è La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson. Gibson, australiano, divenuto famoso nel ruolo di Mad Max nei film omonimi di George Miller, s'è dedicato anche alla regia con risultati importanti: farò un solo esempio Apocalypto. Il film attuale rientra nel genere storico. Una specie di supergenere o metagenere che accompagna il cinema sin dalla sua nascita. I cineasti, di fatti, hanno subito compreso la potenza spettacolare della storia e qualcuno ha creduto persino che il nuovo medium avrebbe sostituito il libro di storia. Il che non è avvenuto; nondimeno se pensiamo al nostro bagaglio storico di immagini, ci accorgeremo che viene, fedele o meno, dal cinema. La battaglia di Hacksaw Ridge appartiene anche a un altro genere, il war film, che vanta anch'esso una solida tradizione. Nella fattispecie Gibson ha ricostruito la vicenda di una giovane recluta che, durante il secondo conflitto mondiale, vuole comunque servire in guerra il suo paese ma senza impugnare il fucile nella Croce rossa. Le bronzee leggi belliche non possono accettare tale infrazione cosicché il soldato sprofonda in una sorta di via crucis senza, per altro, arretrare dal suo proposito. La vicenda è abbastanza nota. Ma se qualcuno non la conoscesse, lascerò che la scopra al cinema, limitandomi a sottolineare il crescendo drammatico che trova il suo climax in una lunga e memorabile battaglia di notevole riuscita formale. È questo il paradosso di tanto cinema che, pur narrando storie antibelliciste, non sfugge alla “bellezza”, per così dire, della guerra. Che in realtà bella non è mai.

Gianfranco Miro Gori

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