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  • Ultimo Aggiornamento: 26 Aprile 2017 - 11:42

Pugni di celluloide. La boxe al cinema

Pugilato Zibaldino minIl cinema, grande arte di massa del Ventesimo secolo, appena nato si dedicò alla ricerca di argomenti da mostrare, e inglobò le arti e i linguaggi precedenti narrandoli secondo i suoi modi. Tra i temi prescelti quello sportivo. All'interno del quale ottenne una particolare attenzione il pugilato. Che, nel fervore di ricerche verso il nuovo medium, aveva destato l'interesse dei pionieri, anche prima del cinematografo Lumière,  che s'impose debuttando a Parigi alla fine del 1895. Dixon, per esempio, filmò, nel 1894, poco più di una trentina di secondi dell'incontro Cushing-Leonard:  immagini meravigliose e tremolanti che si potevano ammirare nel kinetoscopio messo a punto da Edison: una macchina per la visione individuale, composta da una grande scatola all'interno della quale attraverso un foro si potevano vedere brevi film. Ma anche nella forma che prevedeva la visione collettiva, cioè grosso modo il medium come lo conosciamo oggi, il cinema da subito riprese incontri di pugilato. Per esempio, il match Corbett-Fritzsimmon del 1897. 

Uno sguardo generale sulla vicenda ce lo offre il Filmario dello sport (1991), a cura di Claudio Bertieri e Ugo Casiraghi, che elenca circa 330 film dedicati al pugilato, a quali vanno aggiunti quelli girati dal 1991 a oggi. Tra questi autentici capolavori, come Toro scatenato (1980) di Martin Scorsese, che narra l'ascesa e la caduta del peso medio di origini  italiane Jake LaMotta, splendidamente interpretato da Robert De Niro; per molti uno dei migliori film della storia del cinema. Oppure Million Dollar Baby (2004) di Clint Eastwood: viaggio simultaneo nel pugilato femminile e nella figura di un'eroina americana che affronta con notevole misura i grandi temi che da sempre affliggono l'umanità. Oppure ancora, nel campo nel documentario, Quando eravamo re (1996) di Leon Gast sull'incontro di Kinsasha tra Muhammad Alì (Cassius Clay) e George Foreman, immagini dal vero della saga del grande peso massimo, combattente per i diritti civili. E come non citare, da un altro punto di vista, la serie popolare di Rocky che ha il fisico e nasce da un'idea di Sylvester Stallone?

Se questi pochi esempi danno un'idea dell'importanza del fenomeno, occorre precisare che l'incontro di un sport popolare come il pugilato e un'arte popolare come il cinema non poteva non avvenire, anche se all'inizio nessuno avrebbe potuto scommettere sulla qualità dei risultati. Confermata anche in tempi assai recenti. Citerò, senza essere certo che non mi sfugga nulla d'importante, The Fighter (2010) di David O. Russel sulla vicenda del campione dei pesi leggeri Micky Ward e del fratellastro, Dicky Eklund, suo allenatore, anch'egli pugile e tossicodipendente. Nonché, attualmente nelle sale, Bleed. Più forte del destino (2015) di Ben Younger, classica e bella storia di ascesa caduta riscatto del pugile d'origine italiana Vinny Pazienza che alla fine incontra Roberto Duran, sul quale è uscito nel 2016 Hands of Stone  di Jonathan Jakubowicz, che però mi risulta non ancora distribuito in Italia.

Gianfranco Miro Gori

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