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  • Ultimo Aggiornamento: 24 Giugno 2017 - 12:23

2017. Tre anniversari per San Mauro

omicidio pascoli 01Il 19 settembre del 1717 muore all'età di 72 anni (era nato a San Mauro il 25 marzo 1645 da una famiglia di origine riminese) Marco Battista Battaglini, dopo una vita di non poca rilevanza - anche se egli non risulta molto conosciuto neppure tra i suoi concittadini - dedicata alla chiesa e agli studi. Fu vescovo (anche nella vicina Cesena verso la fine della vita) nonché storico della chiesa. Per primo scrisse in italiano una storia dei concili: Storia universale di tutti i concili generali e particolari celebrati dalla Chiesa, edita nel 1686 e più volte ristampata in edizioni rivedute e accresciute. I sammauresi lo hanno ricordato dedicandogli una piazza: quella che viene comunemente detta “piazza della chiesa” e che esibisce gli unici portici del paese.

Il 10 agosto del 1867 una fucilata, sparata da dietro una siepe, uccide Ruggero Pascoli. È questo il delitto più famoso delle moderne patrie lettere. Che diede origine a poesie del figlio Giovanni che fanno parte dell'immaginario collettivo degli italiani come X agosto e soprattutto La cavalla storna. È noto che l'assassino non non fu mai individuato, anche se a San Mauro si sono sempre prima sussurrati poi pronunciati i nomi di due sicari e di un mandante. Presunti naturalmente. Semplici voci. Con le quali, nondimeno, era d'accordo il Poeta. Sta di fatto che la mancanza di documenti probanti rende del tutto improbabile, se non impossibile, che i nomi degli assassini vengano alla luce; tuttavia, a San Mauro in questi ultimi anni, sono state condotte ricerche: due processi storici nella Torre e il documentatissimo volume di Rosita Boschetti intitolato Il complotto al quale rimando tutti coloro i quali sono interessati ad informarsi sulla triste vicenda.

Nel 1967 fu girato a San Mauro un film amatoriale di cortometraggio, L'amico Laerte. Di buona fattura e tutto sammaurese. Ideatore e regista Paolo Pollini, detto Palin, suo aiuto Giorgio Zicchetti, interpreti Fernanda Silvagni e Laerte Stella, in ruoli minori alcuni giovani che frequentavano il bar Gallo Nero. Tempo fa scrissi un piccolo saggio sul film da cui mi permetto di citare il brano seguente. “Palin concepisce una storia d’amore impossibile (in termini 'tecnici' un melodramma) tra un operaio e un’impiegata (le differenze di classe pesano) nella San Mauro del boom economico. Gira tutto 'dal vero' (esterni e interni). Ma non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di fare un film realista o, con un termine più aggiornato, neorealista.  La sua adesione alla realtà dipende - suppongo - da semplici esigenze economiche: le scenografie costano. Oppure discende dall’evoluzione del racconto come lui l’ha concepito indipendentemente dalla necessità di far quadrare il bilancio. Non so. Sta di fatto che i 19 minuti attuali dell’Amico Laerte sono composti, in gran parte, di sogni e 'immaginazioni': la rappresentazione delle pulsioni amorose del protagonista verso il suo oggetto del desiderio: la ragazza amata”.

Accadimenti di 300, 150, 50 anni fa.

Gianfranco Miro Gori

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