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Celletta Mariana di Via Rio Salto
Riceviamo e pubblichiamo questo bell'articolo dell'ormai famoso trio di San Mauro Pascoli  (Mauro, Giuseppe e Giorgio)

AMARCORD SAMAÈVAR

Buongiorno a tutti cari amici Sammauresi, ecco un altro racconto del nostro bel San Mauro.

Aspettiamo Vostri interventi e integrazioni.

CHIESA E ORATORIO RURALE DI SAN FELICE E MARIA ASSUNTA DELL'ALBERAZZO, E CELLETTA MARIANA DI VIA RIO SALTO.

CISA E ORATORI AD CAMPAGNA AD SAN FELICE E MARIA ASSUNTA DL'ALBARAZ, E ZLOINA DLA MADONA DLA VI DE RÈ.

Oggi vogliamo parlarvi dell’Alberazzo, una piccola bella e caratteristica frazione di San Mauro, immersa nella nostra campagna, e della Celletta Mariana -Zloina- di via Rio Salto.

L'origine di questo insediamento è antichissimo; nel nostro territorio una grande zona che andava dal fiume Po ai nostri corsi d'acqua, era coperta da un'immensa impenetrabile foresta di querce e altre piante chiamata dai Galli “Selva Litana”, così la descrive Tito Livio “Silva erat vasta, Litanam Galli vocant” - c'era una foresta chiamata dai Galli Litana, la vasta-.

Nello stesso territorio era presente lo “Stagno Padusa", una vasta palude scomparsa in seguito alle opere di bonifiche dei romani.

L’Alberazzo era una zona più alta rispetto al resto del territorio e per questo più salubre e popolato fin dall'antichità.

Celletta Mariana di Via Rio Salto 002Anche il nome Alberazzo ha radici antiche e molto probabilmente deriva da una foresta di Pioppi Neri chiamati Alberazzi presenti nella “Selva Litana”.

Riportiamo alcuni passaggi dal libro “Ricerche su San Mauro e il suo territorio" di Susanna Calandrini sulla centuriazione del nostro territorio.

La centuriazione nel territorio di San Mauro Pascoli è degradata e non è ben conservata come quella cesenate ma ha lo stesso orientamento topografico di quella riminese.

La centuriazione nella nostra zona iniziava dalla Via Emilia fino alla Via del Confine.

Susanna ipotizza come la Via Antica Emilia ricalchi un decumano che è sopravvissuto sotto forma di confine amministrativo tra i Comuni di San Mauro Pascoli e Santarcangelo.

In questo contesto si inserisce il decumano riconoscibile nella Via Alberazzo, parallelo alla Via Antica Emilia e distante da essa un lato esatto di centuria (m. 710). Questa strada si esaurisce nell'agglomerato dell'Alberazzo deviando all'altezza dell'Oratorio di San Felice; ma la sua ideale prosecuzione in linea retta la porterebbe ad intersecare il cardine della Torre in un punto, comunque già marcato, dall’incrocio con Via Rimini e dalla presenza, su entrambi i lati del cardine, di due costruzioni:

un vecchio edificio scolastico oggi abitazione -le scuole di San Vito o scuole degli ebrei- (ad ovest) e la casa colonica del podere San Giovanni famiglia Soldati (ad est).

Anche questo decumano dell'Alberazzo è, anche se solo per un breve tratto, confine tra San Mauro e Savignano e si prolunga in perfetta simmetria in una strada interpoderale che dalla casa colonica del podere San Giovanni raggiunge l'Uso.

Decumano: delimitazione in direzione est-ovest della centuriazione (territorio) con divisione del terreno in lotti quadrati (2400x2400 piedi = 710x710 mt.) che venivano assegnati ai singoli coloni.

Ciascun lotto costituiva il fondo per circa 100 famiglie ed era delimitato da un cardo.

Nel 1700 tutti i fertili e ubertosi poderi dell'Alberazzo erano di proprietà del Conte Perticari di Savignano.

Molto apprezzato e conosciuto un vino rosso prodotto in quei poderi con l'etichetta “Vino Rosso dell'Alberazzo”.

In seguito i poderi dalla parte del mare, rispetto al decumano, sono diventati di proprietà di Pietro Cacciaguerra, mentre quelli dalla parte della Via Emilia di proprietà dei Fratelli Bilancioni.

Questi i nomi e soprannomi dei residenti nella frazione:

Pagliarani “Calalbert”; Guidi “Micalet”; Nanni “Brusarul”; Boschetti “Buscheta”; Ricci “Micalantoni”; Perazzini “Guaza”; Cesarini “Dubrand”; Gennari “Zvanarel”; Pagliarani “Paiaren”; Zaghini “Brichin”; Bellavista “Ciribeck e la moglie Ciadina”; Pironi “Beloch”; Pracucci “Ciculeta”; Galli “Saitoun”; Nini “Squadroun e Non de Count”; Nini “Gamboz”; Nini “Gnini e Non ad Mega”; Mazzotti “e' Mariul e la moglie la Mari ad Fighin”; la numerosa famiglia Vicini, le famiglie Pasini, Conti, Galli e Bersani.

Eccentrici e originali i residenti dell'Alberazzo, basta ricordare la vicenda di Ciculeta che al suo matrimonio si è presentato la domenica……….dopo!!!!!!!

Per quanto riguarda la piccola Chiesa rurale dell'Alberazzo dedicata a San Felice e a Maria Assunta (San Felicis Albareti) viene menzionata in antichi documenti a partire dal VII secolo.

La Chiesa così come la vediamo oggi si presenta come una costruzione che possiamo definire “moderna” e la struttura non è certamente riferibile agli anni nei quali viene menzionata.

È ipotizzabile che l’attuale struttura della Chiesa sia stata oggetto di un rifacimento alla fine del 1700.

La piccola Chiesa è stata eretta proprio sul crocevia tra il cardo e il decumano, e nei lavori del XVIII secolo erano presenti sul lato destro la canonica e sul lato sinistro un oratorio per i figli dei contadini a quel tempo tutti analfabeti.

Oggi non c'è più l'oratorio e la Chiesa è diventata di proprietà privata, e viene utilizzata come ricovero di attrezzature agricole.

Nelle giornate seguenti la Pasqua un gruppo di volontari provvede alla sua pulizia, riportando la Chiesa alla sua antica funzione di luogo di Culto e con una grande partecipazione di fedeli nella prima domenica dopo Pasqua, viene celebrata una Santa Messa cantata, per omaggiare la festa dell'Alberazzo.

Nella ricostruzione del decumano dell’Alberazzo si inserisce la Celletta Mariana di Via Rio Salto -Zloina-, spostata di circa 100 metri rispetto all'ipotetica intersezione degli assi centuriali, distante 725 metri dall'Oratorio di San Felice.

Nella Celletta Mariana di Via Rio Salto -Zloina- è posta un'epigrafe datata 1784 e un testo in latino, questo il testo e la traduzione:

“CULUMNELAM VIRGINI DEIPARAE SACRAM CIVES SANMAURENSES AERE CONVENTUS PP DOMINICO ZARICCHIO ET MATTHAEO BRICCIO II VIRIS ANNO POST CHRISTUM NATUM MDCCLXXXIV"

“Colonnella dedicata alla Vergine Madre di Dio i cittadini di San Mauro con il denaro della comunità eressero essendo Domenico Zaricchi e Matteo Brici priori (consiglieri della comunità nda) nell'anno dopo cristo 1784”.

La Celletta -Zloina- era ridotta in cattive condizioni statiche, pendente su un fianco, perse le immagini e mancante in parte della sommità e delle cornici; è stata restaurata a cura della Parrocchia di San Mauro nell'Anno Mariano 1988.

Un ringraziamento a Mauro Lumini per le informazioni.

Ci piace collegare la costruzione della Celletta -Zloina- con un RACCONTO ORALE che si tramanda da generazioni.

In quel periodo San Mauro era un territorio povero e le mogli dei contadini e degli abitanti del paese, per fare quadrare i conti di casa, cominciarono a fare le lavandaie ai signori dei paesi vicini: Rimini, Cesena, Santarcangelo e altri.

Il luogo di lavoro non poteva che essere il nostro Rio Salto, dove ogni lavandaia aveva la sua postazione.

Le cronache del tempo ci dicono che la fine del 1783 e l'inizio del 1784 fu un periodo terribile con una grande siccità, con il Rio Salto in secca, per le lavandaie e le famiglie Sammauresi un grande, grandissimo problema.

I cittadini di San Mauro chiesero ai parroci dell’Alberazzo e di San Mauro di celebrare due processioni partendo dalle loro Chiese per chiedere alla Beata Vergine “il miracolo, la pioggia".

Le due processioni si incontrarono all'incrocio tra le Vie Rio Salto e Alberazzo (dove c'era una grande croce a indicare l'inizio del paese) e mentre il parroco di San Mauro cominciava la sua omelia iniziò a piovere.

La Beata Vergine aveva esaudito le suppliche dei Sammauresi, i quali con immensa gratitudine eressero la Celletta Mariana -Zloina-.

Riportiamo di seguito due “articoli" presenti negli antichi statuti di San Mauro attinenti al nostro racconto e alla rigogliosità del nostro territorio.

STATUTA SANCTI MAURI A.D. 1522

Libro quarto Rub. 4

De lignis silvarum non dandis alicui forensi

Le legne delle selve non vanno date ai forestieri

È vietato dare o regalare la legna delle selve comunali a forestieri, o condurli in dette selve per fare legna, sotto pena di 20 soldi. Chiunque è tenuto ad accusare i rei, essendo creduto sotto giuramento; e gli spetta la metà della pena.

Libro quarto Rub. 6

De pena incidentis vincos de silvis comunis

Pena per chi taglia i vinchi nelle selve comunali

I vinchi delle selve comunali si possono raccogliere solo dalla festa di Sant'Andrea novembrino a Pasqua, e limitatamente all'uso proprio. È vietato venderli o donarli a forestieri oppure condurre forestieri a raccoglierli. Chi contravviene subisce la pena di 10 soldi se rinvenuto asportare i vinchi a dorso; con asino e per ciascuna soma, 15 soldi; con carro 40 soldi.

Mauro, Giuseppe e Giorgio

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