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Foto di FRANCESCO MAGNANI
Foto di FRANCESCO MAGNANI

Di Mauro, Giorgio, Giuseppe

Cari amici oggi vogliamo raccontarvi la storia del vecchio cimitero “e Campsėnt” del nostro San Mauro.

Il nostro bel cimitero - lasciatecelo dire il nostro è proprio un bel cimitero ordinato e ben tenuto - dove tutti noi andiamo a trovare i nostri cari defunti, fino ai primi anni del 1800 era in un altro posto.

Era a fianco della Chiesa; dove oggi troviamo il barbiere “Moda Antonio & Stefano", l'agenzia “Immobiliare Abita”, il cancello dove c'erano i fabbri “Zamagna Walter – Fangio - e Neri Otello” ancor prima Calandrini Enrico -Ricoun- e nella piazzetta Don Luigi Reggiani dietro la Chiesa dove c'è la colonna sormontata dalla statua della Madonna.

Alcune sepolture sono state trovare anche all'interno della Chiesa.

Nei tempi antichi era usuale che il cimitero fosse adiacente alla Chiesa.

Foto di FRANCESCO MAGNANI
Foto di FRANCESCO MAGNANI

Nei primi documenti il nostro San Mauro - Tumbam Sancti Mauri - viene descritto come un paese particolare con la Chiesa ubicata fuori dalle mura del castello senza nessuna difesa, esposta alla mercé di qualsiasi aggressore.

Rispetto ad oggi, il sagrato e l'ingresso della Chiesa erano dalla parte opposta, dove oggi si trova l'abside, verso il Castello. In pratica l’ingresso dava sulla piazzetta Don Luigi Reggiani.

Nel 1500 il territorio Sammaurese era sottoposto alla giurisdizione ecclesiastica e nel suo territorio erano presenti diverse Chiese ed Oratori; San Mauro, San Sebastiano, San Pietro di Giovedia, San Felice dell'Albareto.

Certo è che dai documenti che ci sono pervenuti, in particolare i verbali di visite pastorali, effettuate nel tardo 1500 la situazione pastorale e in particolare l'allora novantaquattrenne Parroco reggente la Chiesa Parrocchiale Don Giovanni Zanotti viene biasimato.

Non è esente da critiche il cimitero di San Mauro che viene descritto in malo modo: "in stato d'incuria, privo di recinto, dove vagano liberamente le bestie del luogo”.

Da questa non bella descrizione possiamo affermare che il cimitero era accessibile a tutti, malmesso, molto trascurato e gestito in maniera disordinata.

Questa situazione è durata fino al 1817 e lo spostamento molto fuori dall'abitato fu deciso e imposto da Napoleone quando si è autonominato Re d'Italia.

I cimiteri di San Mauro e di Savignano sono confinanti e solo negli anni 60 ci si è accorti che una parte del cimitero di San Mauro, quella più vecchia dietro la Chiesolina, era catastalmente nel territorio di Savignano.

Negli anni seguenti questa anomalia è stata sistemata con una variazione catastale dei confini.

Il bel viale di querce e cipressi dal quale si accede al cimitero è stato piantumato dal Sig. Giuseppe Giovagnoli -e Generèl ad Finfo -, oggi purtroppo mancano alcune piante.

Una curiosità, il primo seppellito il 20 luglio 1817 nel nuovo cimitero è stata una donna Clara Paganelli moglie di Giuseppe Michelucci.

La Chiesa di San Mauro è stata distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ricostruita dal Parroco Don Luigi Reggiani negli anni 50. 

Durante la ricostruzione della Chiesa all'interno della stessa Chiesa furono rinvenute diverse sepolture.

Negli anni 70 e anni 90 durante alcuni lavori nell’area e anche negli anni precedenti per la posa della pesa utilizzata dal fabbro Calandrini, a fianco e dietro la Chiesa, furono recuperati diversi frammenti di ossa.

Queste, a conferma della brutta descrizione del cimitero fatta nel 1500, erano sotterrate ad una profondità di circa 15-20 centimetri di profondità. 

Le ossa furono portate nell'ossario.

Riportiamo di seguito un “articolo" presente negli antichi statuti di San Mauro attinente al nostro racconto. 

STATUTA SANCTI MAURI A.D. 1522

Rub. 20. Pena per chi diserta i funerali.

“In occasione dei funerali, almeno un uomo per famiglia deve recarsi alla casa del defunto o alla Chiesa, presenziare alla sepoltura, quindi ritornare alla casa del morto, sotto pena di 5 soldi. L'obbligo è limitato ai parrocchiani; per quelli di altre parrocchie la partecipazione è facoltativa”.

Una bella tradizione che è durata per molti anni e ancora oggi molti Sammauresi si sentono “come vincolati, come se fosse un obbligo” partecipare al rito funebre.

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