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Oggi vogliamo parlarvi di un pittore Sammaurese che non è molto conosciuto anzi……diciamo pure sconosciuto.

Non abbiamo trovato notizie certe sulla sua vita, in particolare dati anagrafici relativi alla data di nascita e di morte.

Anche cercando su “Wikipedia pittori italiani del XVI secolo" non ci sono  notizie relative a Giovan Battista Amato.

Le poche notizie che abbiamo sono tutte concordi sul fatto che GIOVAN BATTISTA AMATO ERA DI SAN MAURO, NATO NEL CASTELLO.

Un ringraziamento alla direttrice del Museo di Casa Pascoli Dott.ssa Rosita Boschetti che ci ha suggerito di consultare alcuni libri nei quali è citato Giovan Battista Amato, ma anche in questi volumi nessun cenno sui suoi dati anagrafici.

Dai testi che abbiamo esaminato e dalle datazioni dei suo dipinti possiamo senz'altro affermare che è vissuto nella seconda metà del 1500 fino ai primi anni del 1600.

Giovan Battista Amato nelle sue opere ha ritratto immagini Sacre, per le varie Parrocchie del nostro territorio.

È possibile supporre che abbia realizzato diverse opere, ma nel nostro circondario ne sono rimaste solo quattro.

Di questi quadri due sono a Savignano e due si trovano a Santarcangelo di Romagna.

Un ringraziamento a Don Piergiorgio Farina Parroco della Chiesa di Santa Lucia di Savignano per la disponibilità e la gentilezza che ci ha riservato durante la nostra visita per visionare un quadro esposto nella Chiesa.

Interessante anche la nostra visita alla pinacoteca Musas di Santarcangelo dove è esposto un altro bel quadro del nostro concittadino Giovan Battista Amato.

Questi i quadri e i luoghi dove sono esposti:

-Savignano Chiesa di Santa Lucia, titolo “San Pietro riceve le chiavi”. Nel quadro è rappresentato Gesù che consegna le Chiavi della Chiesa a San Pietro. Nella tela e presente la firma e la data, 1598.

Quadro restaurato nel 2012 con il contributo della Banca Popolare Valconca.

-Savignano palazzo Comunale sala Galeffi, titolo “Il voto della battaglia”. In primo piano: Dio, la Madonna e Sant'Agostino, sullo sfondo la Chiesa della Madonna Rossa, i palazzi e una moltitudine di fedeli in processione che si snoda dalla porta di ponente in ottemperanza a un voto rivolto alla Madonna, affinché fosse tolto come poi avvenne, l'assedio al comune di Savignano da parte del duca di Urbino nel 1522.

-Santarcangelo Collegiata, titolo “Madonna con il bambino e i Santi Carlo Borromeo e Lucia”, olio su tela di grandi dimensioni cm. 280x190

Nel quadro la Madonna sul trono con in braccio il bambinello viene incoronata da due angeli.

Ai suoi piedi San Carlo Borromeo con la veste di Cardinale e il Cathechismus Romanus e Santa Lucia con la palma (simbolo del martirio) che offre i suoi occhi alla Madonna.

In basso a destra “MDCXII IO BAPT.A AMATUS PINGEBAT”.

-Santarcangelo museo pinacoteca Musas, titolo “Madonna con il Bambino in gloria,una Santa Martire e San Rocco su uno sfondo di paese", olio su tela di grandi dimensioni cm 280x190. La presenza di San Rocco e di un paese sullo sfondo farebbe pensare ad un ex voto per una peste finita o scampata. 

Molto probabilmente il quadro adornava un altare nella Chiesa di San Francesco di Santarcangelo. La Chiesa di San Francesco di Santarcangelo, notevole Chiesa Gotica, è stata costruita tra il 1331 e il 1336 dai Frati Minori Conventuali. Era in Piazza Ganganelli a fianco dell'omonimo arco, è stata demolita nel 1886. Oggi al suo posto sorge una scuola primaria.

Questo il commento del critico d'arte Riminese prof. Pier Giorgio Pasini riguardante Giovan Battista Amato:

“Giovan Battista Amato, autore poco conosciuto se non per i quattro quadri da lui realizzati per la committenza del territorio.

Giovan Battista Amato, pittore non presente nei libri di storia dell'arte, era di San Mauro Pascoli.

Vissuto nella seconda metà del 1500, ebbe due figli, ed è anche l'autore dell'opera che probabilmente rappresenta il suo capolavoro e si trova nella Sala Galeffi nel Palazzo Comunale di Savignano sul Rubicone dal titolo Il voto della battaglia.

Un pittore che ha fatto bene il suo mestiere, che ha guardato i pittori bolognesi e ravennati, che ha imparato da Barocci, che si è aggiornato nel suo piccolo e, pur senza essere un grande artista, ha saputo portare tanta verità e fede nelle sue opere.

Una figura di artista quasi sconosciuta e oggi un po' meglio nota grazie alle pur poche opere che ci ha lasciato”.

Commento della Banca Popolare Valconca del 7 dicembre 2012, data di presentazione del dipinto restaurato:

“Un restauro laborioso, in quanto la grossolana ridipintura interessava tutta la superficie della tela, che ora mostra i suoi colori originali, appena impoveriti dalla consunzione dovuta al tempo e agli incauti interventi precedenti.

Il soggetto del dipinto è Gesù che affida a San Pietro la Chiesa, con l'ordine di pascere le sue pecorelle: si tratta dell'ultima apparizione di Gesù risorto, come ci è narrata dal Vangelo di Giovanni.

Un episodio che stava molto a cuore alla Chiesa della Controriforma, che vedeva negato dai protestanti il primato dei successori di Pietro, cioè dei Sommi Pontefici.

A rafforzare il valore del messaggio, il pittore ha messo nelle mani di San Pietro le chiavi rifacendosi ad un altro precedente episodio evangelico.

Il restauro ha recuperato il nome del pittore e la data di esecuzione del dipinto: Giovan Battista Amato 1598.

Giovan Battista Amato è un pittore locale poco noto, di cui abbiamo notizie dal 1583 al 1612 e di cui fino ad ora si conoscevano solo tre tele, due a Santarcangelo e una a Savignano.

Questa sua opera appena recuperata si presta a molte letture, di carattere iconografico e stilistico.   

NOI SIAMO ORGOGLIOSI COME TUTTI I  SAMMAURESI DI ANNOVERARE TRA I NOSTRI  AVI UN SIFFATTO PITTORE DI ARTE SACRA, NATO NEL NOSTRO CASTELLO.

Vogliamo aggiornarvi di un'altra importante “scoperta" che in queste nostre ricerche abbiamo appreso; nella Parrocchia di Santa Lucia di Savignano è custodito un quadro che ritrae Sant'Andrea Avellino -Santandrivilòin-.

Il quadro raffigura Santandrivilòin colto da un malore mentre recita la Santa Messa ed è sostenuto da un chierico.

Nel quadro il Santo è ritratto nella stessa posizione, di quello che era presente nella Chiesa Parrocchiale di San Mauro Pascoli, in pratica i due quadri sono identici.

Nella nostra Chiesa il quadro era esposto nell'altare dedicato a Santandrivilòin che è andato distrutto insieme alla Chiesa nei bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Sarebbe bello conoscere il motivo della presenza di questo Santo nella nostra zona.       

Nei quadri Santandrivilòin era ritratto molto magro, scheletrico, emaciato e a San Mauro quando qualcuno era in questa condizione veniva apostrofato in questo modo:

“t ci mes cmè Santandrivilòin”

“t ci ardot cmè Santandrivilòin”

bellissimi modi di dire che purtroppo si sono persi.

I PCHÈ GRÓSS di Guglielmo Mino Giovagnoli.

Chi s'arcórda piò ad Don Dméngh?

E caplèn zòpp e stralòcc?

Snò nòun ca sem vécc.

Dòp a tènt témp

a l'avdém ancòura tla cisa vècia

che dì la Mèsa

ma l'altèr ad SANTANDRIVILÒIN,

o ma la Via Crucis,

staziòun par staziòun,

s'i su rugiàzz e la su vòusa rènzga,

o t'e cunsinèri

c'us ciapa tla faldèda e us cóca

pòsta c'ai racuntéma i pché gróss.   

Mauro e Giuseppe.   

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