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Nona puntata con la rubrica di Rosita Boschetti, studiosa curatrice del Museo di Casa Pascoli, che prosegue nel racconto sulla morte di Erminia. L'immagine che pubblichiamo è la poesia è dedicata a Iole, una figura femminile identificata con Erminia, primo amore del poeta. Si tratta del celebre 'ciclo lirico' degli anni giovanili, coevi all'amore per la ragazza.

di Rosita Boschetti

Mistero ErminiaTorniamo al primo amore del poeta, Erminia, prematuramente scomparsa nell'aprile del 1878. Alla domanda del giornalista Campana alla donna che in passato era stata legata alla ragazza da profonda amicizia, su come e quando Giovanni fosse informato della morte della ragazza, Erminia Zoffoli rispose:
Giovannino Pascoli non era in quei giorni a San Mauro, perché certamente impegnato nei suoi studi a Bologna. Quando e come sapesse della morte di Erminia, io non posso dire. Qualcuno lo avrà certamente informato. E deve essere stato uno schianto per il suo nobile cuore! Ne è testimonianza del resto la commossa poesia che egli scrisse col titolo “La tessitrice”. Io la so tutta a memoria e quando la ripeto, il pianto mi sgorga dalle occhiaie spente.

Certamente dunque la poesia era riferibile, secondo la migliore amica di Erminia, proprio a lei, per i dettagli così precisi della lirica che in tutto rispondevano alla realtà e, soprattutto, per un dolore tale per cui la lirica doveva per forza essere riferita ad una persona reale e molto amata. Questa ferma certezza di Erminia Zoffoli è avvalorata inoltre da una nota dello stesso poeta che, nei Canti di Castelvecchio, scrive: «certe cose non s’inventano», dichiarando che si trattava di episodi veri.

L’indagine di Michele Campana proseguiva a Rimini per risolvere l’enigma sulla misteriosa morte di Erminia Tognacci, secondo alcuni morta a Rimini, secondo la voce del paese, deceduta a Cento presso alcuni parenti.

In realtà Campana trovò l’atto di morte allo Stato Civile di Rimini: il 9 aprile 1878, alle ore 14 si era spenta a Rimini, nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista, al civico n. 165 di Via Isotta, la giovane Erminia Tognacci, di anni 17, figlia di Giovanni e Pasolini Rosa, nata a San Mauro. Il giornalista era poi riuscito a rintracciare anche il certificato del medico che ne aveva constatata la morte. La cosa davvero strana era che il sanitario, la cui firma era illeggibile, certificava che la morte fosse avvenuta per apoplessia.

Preso da mille dubbi riguardo alle vere cause di questa morte, Campana era ritornato a San Mauro per chiedere spiegazioni a Giulio Tognacci, curatore all’epoca della Casa Pascoli, nonché nipote di Erminia.

Finalmente la verità era chiarita. Giulio Tognacci confessò al giornalista che in realtà quel 17 gennaio in cui Erminia era partita col padre in calesse, si era verificato un grave incidente:
Avrebbero dovuto tornare la sera stessa a S. Mauro. Ad un certo punto della strada, a causa del ghiaccio, il cavallo scivolò ed ebbe uno scarto pauroso. Il calessino si ribaltò proprio dalla parte in cui sedeva la giovinetta. Nell’incidente il padre “Vanena”, che era uomo piuttosto massiccio, cadde con tutto il suo peso sopra la figlia e le provocò gravi lesioni alla spina dorsale. Nel timore che il padre, poveretto e senza colpa, con quello strazio che ognuno può immaginare, potesse avere noie dalla polizia, la giovinetta così gravemente ferita, invece di venire ricondotta a S. Mauro, fu portata a Rimini nella casa di Via Isotta al numero 165. La disgrazia fu celata a tutti in paese e persino ai più intimi della famiglia, sempre per il motivo di evitare eventuali inchieste giudiziarie; ed anche con la speranza, si capisce, della guarigione rapida di Erminia. Fu ricercato un medico compiacente, che si disponesse a curare la giovane senza denunciare la disgrazia. Al capezzale di lei, per assisterla, fu chiamata la madre, che risultò così residente a Rimini. Forse, se l’Erminia fosse stata portata all’ospedale, l’avrebbero curata diversamente. E qui sta un altro aspetto drammatico del fatto.
La giovane andò sempre più peggiorando ed allorchè il 9 aprile sopraggiunse la morte, il medico non potè ritornare su ciò che non aveva denunciato. Così per non avere noie, stilò quel falso certificato, in cui si attribuiva la fine di Erminia Tognacci ad un colpo apoplettico.

 

Pascoli di certo ebbe dalla famiglia Tognacci notizie precise delle vere cause per cui la sua Erminia si era spenta. Campana afferma di non potere accertare se il poeta si fosse recato a Rimini in quei giorni per visitare la ragazza che stava lottando tra la vita e la morte. In realtà Augusto Vicinelli, in una nota al volume di Maria Pascoli Lungo la vita di Giovanni Pascoli, sostiene questa ipotesi, affermando che Giovanni nell’aprile del 1878 si trovava a Rimini.

Sappiamo di certo però che Pascoli si era assentato dal Liceo di Bologna, dove aveva un incarico come supplente, per ben sette giorni, proprio dalla metà di marzo di quell’anno, poco prima che Erminia morisse. Nella lettera del Preside del Ginnasio municipale, Gaetano Atti, al Carducci, datata 22 marzo 1878, egli scriveva:

Bologna, 22 marzo 1878

Ch. e amatissimo mio Signore,
Mi spiace di disturbarla. Il Sig. Pascoli Gio. ha mancato ai 15, 16, 18, 19, 20, 21, 22. Seguitando così, bisognerà con comune dispiacere pensare ad altra nomina; stante l’urgente bisogno in 4° e 5° e specialmente in 5° numerosissima e carica di lavori. Mando a vedere a casa (Pelacani 3039-3040 2° piano) e non si trova. Ier l’altro lo vide il P. Brilli cui disse di venire, e non è venuto ancora. Non so come fare. Ho lavori nelle mani da correggere, un mio libro di temi per composizioni, e non si portano. Ora gli scriverò per l’ultima volta. Scusi e sono
sempre suo dev.mo obb. aff. Servitore Gaetano Atti

Secondo l’atto di morte di Erminia Tognacci, desunto dal Registro Defunti della parrocchia riminese di San Giovanni Evangelista, redatto dal parroco Pietro Bianchi, la ragazza morì «repentino morbo correpta» e venne sepolta nel cimitero pubblico di Rimini. Da ricerche effettuate però non risulta segnalata la sepoltura della ragazza nel cimitero di Rimini, né tanto meno in quello di San Mauro; così come la causa della morte indicata dal parroco non risponde, come abbiamo visto, a verità, lo stesso potrebbe dirsi della sepoltura, ovvero che in realtà Erminia possa essere stata condotta altrove.

Quello che è certo è che il 1878 fu per Pascoli l'anno forse di più intensa partecipazione al movimento anarchico socialista, quasi a volersi ribellare a quel destino spietato ed inesorabile che, in pochi anni, gli aveva portato via gli affetti più cari. (9 – Continua)