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di Filippo Fabbri

Elezioni comunali 2019 tre candidatiDomenica prossima si vota. E viene da dire finalmente, per una campagna elettorale dai tempi dilatati durata quasi cinque mesi. Era il 12 gennaio quando Nicola Rossi annunciò a San Mauro Mare la sua discesa in campo, primo atto di politico a cui hanno fatto seguito nelle settimane successive Luciana Garbuglia e Matteo Pollini.

Quella del 2019 sarà ricordata come la campagna elettorale più social (preso d’assalto il gruppo “Sei di San Mauro se”), quella con il numero monstre di confronti pubblici (ben 5!), quella con l’incredibile paradosso di un’assenza. Nessuno ci ha fatto caso ma per la prima volta alle comunali non ci sarà il primo partito del paese. È il Movimento 5 Stelle, che con il 35.8%, poco più di un anno fa, fu il più votato dai sammauresi, distanziando di quasi 15 punti il Pd. Un successo nazionale inversamente proporzionale alle fortune locali, tanto da chiudere la legislatura comunale con due consiglieri per un totale di 11 preferenze. L’assenza dei 5 Stelle lascia in libertà 2371 voti destinati a fare la differenza in qualsiasi direzione.

Come detto, tre sono i candidati. Numeri alla mano, i favori del pronostico sono per il sindaco uscente Luciana Garbuglia, che eredita il 50% di consensi del 2014 (la sua lista più quella di Merciari). Cinque anni di governo del “fare” conditi da 15 milioni di euro di investimenti sono un buon biglietto da visita, che deve fare i conti però con un trend nazionale sfavorevole (Pd al 20% appena un anno fa) e soprattutto l’etichetta di personaggio da 25 anni in politica a San Mauro (già tre i mandati).

Tasto sul quale infatti ha spinto parecchio il principale rivale, Nicola Rossi. Capito il vento, più che su sicurezza e identità tipiche armi della destra, ha calcato la mano sulla necessità di una “svolta”, dopo decenni di governo di centrosinistra. La differenza generazionale tra i due ha alimentato ancor di più la distanza, basti dire che quando la Garbuglia era al suo primo mandato, Rossi aveva solo un anno di vita. Il ritorno dei partiti, dopo cinque anni di civismo, ha portato a un altro dato non irrilevante: il ricompattamento dei fronti, con centrodestra e centrosinistra a ranghi uniti, come rare volte era avvenuto.

In questo contesto così polarizzato ha dovuto fare i conti la terza lista, quella di Matteo Pollini. Si presenta sotto le insegne civiche, libera dai partiti, tutti volti senza etichette. La campagna elettorale è stata tutta improntata sulle proposte, rare polemiche, subendo a volte pesanti attacchi in particolare dal centrodestra. Cinque anni fa portò a casa un cospicuo 17%, ma il contesto era diverso. Questa volta si muove in un quadro più propenso verso i partiti, quasi impossibile è una loro vittoria. Resta da vedere quanto prenderà e a chi “ruberà” voti tra le due parti.

Comunque vada a finire la tornata elettorale c’è una impressione di fondo chiaramente palpabile. I tempi della rendita a sinistra sono finiti, oggi le elezioni si conquistano voto per voto, casa per casa. E in fondo è giusto così.

filfabbri@gmail.com

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