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Illustrazioni di Filippo Maroni

LE  TORTE  IN  FACCIA

Le torte in faccia C’era di qua e di là un grande entusiasmo e una grande fiducia che la guerra si sarebbe positivamente risolta in breve tempo, ognuno era convinto di vincerla per cui i preparativi si svolsero nella più assoluta allegria e incoscienza, sembrava fosse un gioco da ragazzi, a nessuno venne in mente di valutare eventuali conseguenze negative, in entrambi i campi la vittoria era data per certa e in tempi brevi.

 A PALATOFINE il Generale LIEVITO di nome e BERTOLINI di cognome, nominato comandante supremo delle forze armate, come primo ordine incaricò i pasticceri di confezionare torte, tante e dolci fino al disgusto.

 Lo stesso identico ordine diede a GOLAFORTE il Generale PANE di nome e DEGLI ANGELI di cognome, con il comando di non lesinare sullo zucchero, le torte dovevano essere di un dolce stomachevole.

  Nel giorno fissato per lo scontro i due comandanti passarono in rassegna i rispettivi eserciti entrambi con l'identica uniforme: camice bianco una spanna sopra le ginocchia e cappello da cuoco in testa, legato alla cintura  un largo cesto colmo di torte, erano le armi di offesa. 

 Quando i due Generali soffiarono nei rispettivi lecca-lecca col fischio, le truppe si misero in marcia gli uni contro gli altri armati.

 A metà strada fra le due città avvenne lo scontro, fu raccapricciante; le torte con un sibilo sinistro si andavano a schiantare sulle facce dei nemici riempiendo loro gli occhi, il naso e la bocca.

 La battaglia durò tutta la giornata senza che gli uni prevalessero sugli altri e solo verso sera, sfiniti dalla fatica e disgustati fino alla nausea per tutta la crema inghiottita, si decisero a metter fine alla contesa.

 Questo fu solo l’inizio, il resto sarà ancora più tragico.

ASSALTO ALL’ ARMA DOLCE

Assalto allarma dolce Visto che le torte in faccia non avevano risolto la questione, si passò ad armi più pesanti: mitragliatrici, mitra, fucili e pistole.

 Le munizioni erano quei confetti e quelle caramelle per cui erano in tutto il mondo famosi e che ora servivano solo per offendere.

 I due eserciti si scontrarono ancora una volta a mezza strada e la sparatoria fu così fitta che non si salvarono neanche i moscerini.

Le dolci pallottole facevano male sul viso, ma ancora peggio era quando si infilavano in bocca, per la loro spinta di solito finivano “di traverso” e non si poteva fare a meno di tossire fino alle lacrime. 

Nessuno dei contendenti però cedette, cosicché, esaurite le munizioni, quasi all’istante i due comandanti impartirono l'identico ordine:

- Innestate le baionette…pronti…ASSALTO ALL'ARMA DOLCEEE...!!!

 I soldati si gettarono senza timore alcuno contro gli avversari cercando di infilare le loro lunghe baionette di dolcissimo e  friabile torrone nelle bocche dei nemici.

 L'impatto fu qualcosa di terribile e disgustoso, un attimo dopo il GNAM GNAM… della battaglia diventò impressionante, ogni combattente era costretto a mangiare la baionetta dell’avversario e siccome il numero dei soldati era pari, c’era un torrone a testa, comandanti e ufficiali compresi.

 Quando, infine, le baionette furono tutte e completamente inghiottite, nessuno aveva più voglia di continuare, parecchi denti si erano sbriciolati, le mandibole sembravano inchiodate e gli stomaci emettevano gorgoglii spaventosi, anche questa battaglia terminò in un nulla di fatto.

 Ma la guerra continuava e con acredine sempre maggiore.

(Continua)

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