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CLASSE 1^ -  ANNO  SCOLASTICO 1984-85

 CLASSE 1^ - ANNO SCOLASTICO 1984-85

   Poco fuori REGGIO CALABRIA, lungo la strada che costeggia il mare, campeggia una grande insegna: ALBERGO DAGLI UFO, recita la scritta, cosa desiderare di meglio, non resta che seguire a freccia per giungere a destinazione.

  La forma è quella classica di un disco volante, appoggiato a tre enormi zampe metalliche, a prima vista fa una certa impressione, anche se, tutto sommato, dà l’idea di un elmetto tedesco della prima guerra mondiale, di quelli che terminavano con una punta affilata. Saliamo su per la scalinata trepidanti e subito ci troviamo immersi in un enorme salone metallico, illuminato da un lampadario pure a forma di disco volante dai cui oblò escono raggi di luce rosse, verdi e gialle. Ci sono tanti tavoli ma nessun essere umano, per cui decidiamo di sederci ed aspettare, qualcuno si farà vivo.

  Neanche il tempo di fare un commento che un’intera parete prende vita e da un’abbagliante nebbia biancastra e con un affascinante commento musicale, avanzano verso di noi tre strani cosi.

  Hanno due orecchie enormi da elefante, occhi bovini e senza palpebre, un naso appena, appena accennato e una bocca senza labbra che assomiglia ad una larga crepa su una brutta faccia verde. Il corpo poi è curiosissimo, sarà alto sì e no un metro e mezzo, torace largo e muscoloso, gambe sottili e corte con lunghi piedi da rana. Le braccia sono esageratamente lunghe e terminano con mani scheletriche dalle cui dita spuntano unghie ancor più lunghe e più…nere. Sono completamente verdi e continuano a venire verso di noi che non sappiamo che pesci prendere e restiamo lì immobili ad ammirarli. Per fortuna sono loro stessi i primi a rompere l’imbarazzo avvicinandosi ai nostri tavoli e allungandosi alcuni cartoncini sui quali c’erano scritti alcuni piatti che per certi aspetti hanno una certa rassomiglianza ai nostri, ma saranno certamente piatti tipici di chissà quale pianeta. Ecco il menù che ci viene offerto:

 

RISTORANTE  DEGLI  UFO 

Menu UFO min

BUON APPETITO 

 

   Buon appetito un accidente che ti piglia! Quanto sono cari questi ufo?  Per fortuna che noi siamo quelli della CORRIERA DELLA FANTASIA altrimenti spenderemmo un capitale. Indichiamo con un dito ciò che vogliamo e gli strani cosi fan segno di sì con la testa, boh, che ci abbiano capito davvero? Stiamo a vedere.

 Passa intanto un sacco di tempo prima che si rifacciano vedere con le pietanze, nell’attesa ci era cresciuta una fame tale che si attorcigliavano le budella e qualche imprecazione al loro indirizzo è sicuramente partita da qualcuno di noi.

  Quando ci servono i piatti sembra proprio che non ci sappiano fare, pezzi di cibo gli cadono dai piatti, si nota assai bene che quelle unghie nere e lunghe gli sono d’impaccio e poi le braccia sono troppo sottili per reggere quei vassoi colmi di vivande e così tremano continuamente ed è a causa di questo che una goccia d’olio cade sulla gonna di Morena e finalmente e per la prima volta sentiamo la voce dell’UFO dire un:

    “Porc…!!!”.

  Ci sembra una esclamazione familiare, forse abbiamo capito male, chissà in realtà cosa voleva dire nella sua lingua, venire da così lontano non possono certamente parlare una lingua simile alla nostra, eppure…mah!

   I cibi sono una completa delusione, altroché stellare, galattico, cosmico e altri accidenti, questa è pasta scotta e condita male per giunta e il parmigiano è pure rancido. I secondi non sono migliori, cucinati per modo di dire e senza alcun sapore, il vino poi…, già chiamarlo aceto sarebbe un complimento, meglio comunque lasciar perdere. Avremmo una gran voglia di protestare, ma se poi si offendono e ci disintegrano?

  Con l’amaro in bocca ci dirigiamo verso una serie di ascensori che ci conducono in piccole stanze metalliche entro le quali sono ammucchiati alcuni letti a  castello.

  Certamente, è il pensiero di tutti, non possiamo pretendere esagerate comodità in un disco volante, anche così però… Ad ogni modo siamo talmente stanchi che ci accomodiamo alla bene e meglio e il sonno ci coglie all’istante.

  Verso le due, Luca si sveglia per un bisognino da soddisfare, si alza, infila il corridoio metallico illuminato da una sgradevole luce rossa e sicuro si dirige verso il bagno. E qui arriva la prima sorpresa: tutto è strano, nulla assomiglia ai nostri bagni, va a capire tu qual è il bagno e qual è il bidet. A Luca vien da sorridere al pensiero di come saran fatti gli UFO sotto quella pelle verde, chissà come soddisfaranno i loro bisogni: in piedi? Seduti? Di traverso?

  Ci si vede poco e comunque non c’è nessuno in giro, per cui Luca decide a caso uno di quei servizi e lì ci svuota la sua pipì, sapremo più tardi che l’aveva fatta nel lavandino.          

 Poi, vuoi per il sonno, vuoi per quella luce confusa, il nostro Luca sbaglia corridoio e finisce davanti ad una porticina semiaperta dalla quale escono alcune voci:

  • Mannaggia oh, nun ne posso più!
  • A me lo veni a dì, che non reggo più il peso di sta tuta!
  • Ragazzi, diciamocelo: è dura fare il marziano!

 Senza aver ben colto il senso di quella conversazione, Luca, convinto, d’essere in camera sua, spalanca del tutto la porticina e vede tre UFO sdraiati su un lettino con la loro pelle verde calata fino alla cintola, ma il loro aspetto è decisamente umano, di questa terra, altro che storie.

  Ora è tutto chiaro e Luca prende la corsa per venirci a chiamare ed informarci della scoperta, ma i tre Ufo, che si sono rivestiti di verde, lo inseguono furibondi e minacciosi, ma il nostro accorrere alle grida del nostro compagno ribalta la situazione, adesso sono loro a fuggire inseguiti da una torma di ragazzini scatenati ed eccitati che corrono lanciando alte grida. Ad uno di loro si slaccia il costume, gli impedisce il movimento delle gambe e finisce così lungo disteso sul freddo pavimento metallico e gli altri due che non lo possono evitare subiscono la stessa sorte.

  Al ché gli saltiamo addosso e quasi li spogliamo completamente fino a lasciarli in mezzo al corridoi in mutande a battere i denti dal freddo e dalla vergogna.

  Siamo ancora furibondi però a qualcuno vien da sorridere, poi ad un altro e ad un altro ancora, finché la risata contagia tutti quanti e siamo lì a torcerci dalle risate.

  Finalmente il maestro alza la voce:

  • E allora? Ci volete spiegare?
  • Bèh…ecco… noi veramente veniamo da Marte…!
  • Eh? Ci volete proprio prendere per scemi? Ora vi denunciamo!
  • No, no, abbiamo moglie e figli, non ci rovinate!
  • E’ tutto un inganno e una frode, bella gente che siete!
  • Dobbiamo mangiare anche noi e visto che gli UFO sono di moda…!!!

 Ci rimaniamo un po’ male, ma poi la voglia di ridere ci riprende e visto che i tre ometti sono anche simpatici, promettiamo loro di non denunciarli, però che lì si mangia male e si paga molto non possiamo non dirglielo.

  • Cosa volete – ci risponde uno - in cucina ci sono le nostre mogli che non avevano mai cucinato prima e il costo è tanto perché per pagare tutto questo ferro ci siamo quasi rovinati!

 Quando al mattino di buon’ora riprendiamo il viaggio ci salutano dalla porta del disco agitando le lunghe braccia e strizzando un occhione in segno d’intesa.

  Ah, gli U.F.O.! Volevamo ben dire noi...!!!

 Stiamo zigzagando lungo la terra di Puglia: dalle bianche città della valle d'Itria, alle maestose cattedrali edificate un po' ovunque, dagli ulivi maestosi e imponenti come monumenti alla natura, a scorci marini di un blu intenso tra rocce scoscese e spiagge di rena bianca, ma ancora una volta la nostra attenzione è attirata da un possente arcobaleno costruito col cemento che attraversa la strada all'ingresso di uno sconosciuto paese, sembra un arco di trionfo, ha colori bellissimi, ne vogliamo sapere di più.

  Lo chiediamo ad un vigile urbano  che ci viene incontro col fischietto in bocca e la paletta in mano ed  egli, senza bisogno di insistere, ci racconta colmo d'orgoglio, questa storia:

       LE  NUVOLE  DISPETTOSE

   (Continua)

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