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Classe 4^ - ANNO SCOLASTICO 1979-80
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Il Collegio dei Discoli

Come d'abitudine consolidata, anche quella notte Arturo Pimpirlini rincasò a mezzanotte in punto, passò dalla cucina, aprì il frigo e prese una birretta che si scolò in un sol fiato, senza mai staccare le labbra dalla lattina. Si gettò sul letto vestito com'era scarpe comprese, sistemò agli orecchi  le cuffie da cui usciva fragorosa musica Hard rock eseguita dalla sua band preferita: i Motley Crue, come li avesse conosciuti, mai si è saputo, e che lui accompagnava con movimenti frenetici quasi fosse morso dalla tarantola, e lentamente il sonno gli chiuse gli occhi.

Si svegliò di colpo al suono sguaiato e prolungato di una sirena come fosse in una fabbrica, fece un salto dallo sgomento quando si accorse di non essere nella sua camera e nel suo letto. Si stropicciò più e più volte gli occhi, non riusciva a credere a ciò che vedeva, era seduto su una branda in un camerone dove ce n'erano almeno un'altra ventina in fila per due e da ciascuna si alzavano bambinetti poco più grandi di lui in un silenzio tombale, ma tutti con un'aria estremamente triste e avvilita.

Stentava Arturo a rendersi conto della nuova situazione, quando vide entrare nel camerone un signore con la testa rapata a zero e vestito con una tuta nera che gridava con voce possente:

  • Sbrigatevi marmotte, cosa pensate di essere in vacanza, vi do due minuti ancora e poi vi voglio tutti pronti per la corsa, oggi vi farò sputare sangue!
  • Senti pelatino, mi sai dire che diavolo ci faccio io qui e come ci sono arr...

 Non riuscì a terminare la parola che gli arrivò una scudisciata in pieno volto che gli chiuse la bocca e gli lasciò un scia rossa sulle guance!

 Inaudito, Arturo Pimpirlini avrebbe voluto scatenare l'inferno, ma la sua istintiva intelligenza lo consigliava di soprassedere, di guai, e ancora più grossi, ne potevano arrivare altri.

“Tanto”, diceva fra sé e sé, “questo deve essere un incubo notturno, si vede che mi ha fatto male quella birra gelata che ho tracannato prima di coricarmi, adesso mi sveglio, apro gli occhi e sarò nel mio letto!”.

 Le cose non stavano così, e le speranze di Arturo Pimpirlini svanirono in un attimo, l'incubo non era un sogno riuscito male, ciò che lo attendeva fu la più dolorosa e tragica esperienza della sua vita. Nessuno riuscirebbe ad immaginare il disumano trattamento a cui fu sottoposto il malcapitato fanciullo, tutti i più crudeli mezzi di dissuasione furono usati contro di lui, chi legge è autorizzato a pensare al peggio che è in grado di immaginare, ma non riuscirà mai a comprendere i negati effetti di quella crudele e disumana realtà.

 Rimase in quell'inferno fino all'età di 18 anni, e quando ne uscì dell'antico Arturo Pimpirlini non era rimasto assolutamente più niente, ora era sì un bel ragazzo fisicamente, ben proporzionato e solidi muscoli, ma con una personalità assai complessa, parlava poco e sottovoce, aveva terribili incubi notturni, nessuna fiducia in se stesso e nutriva un forte timore e diffidenza verso tutti coloro che lo avvicinavano.

 Eh sì, gli avevano cambiato completamente il carattere e la personalità, dell'antico guascone ribelle alle norme e consuetudini non era rimasto più nulla, ora si sentiva un essere smarrito in una foresta di lupi, non era più in grado di badare a se stesso ed ogni volta che incontrava qualcuno, istintivamente si copriva il volto come se si aspettasse di essere colpito.

 Fu per questo che lo parcheggiarono in una comunità di accoglienza sulle colline cesenati, organizzata e diretta da un sacerdote, per fortuna in gamba, don Pierino Cesaroni.

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L'anvouda ad Fainlòin - La nipote di Fainlòin

Pubblicato il 04.05.2021 - Categoria: Vignette

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