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Classe 5^ - ANNO SCOLASTICO 1994-95
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Una complicata serenità

  Qui Arturo Pimpirlini trascorreva le sue giornate nella più serena tranquillità, ma viveva in assoluta solitudine, non comunicava praticamente con nessuno. Per gran parte della giornata lo si vedeva sdraiato sull'erba del prato all'ombra di un maestoso tiglio al cui tronco appoggiava la schiena e puntava lo sguardo nel vuoto ad inseguire chissà quali fantasmi dolorosi con un' espressione di profonda tristezza.

 Era la sua una vita spezzata, priva di un qualsiasi interesse, aliena ad ogni forma di vita sociale, tranne quei momenti in cui scendeva nel salone della comunità per consumare velocemente i pasti del giorno e poi di nuovo sparire.

 Don Pierino gli si avvicinava furtivamente e buttava là una attenzione, una domanda insignificante, una parola, qualcosa insomma che potesse provocare un reazione, ma tranne un'occhiata imbronciata e cupa, non sortiva mai alcun effetto.

 Una domenica mattina di fine primavera, mentre come al solito se ne stava appoggiato al tronco del solito tiglio, gli si avvicinò Valentino, il più piccolo della comunità, un trovatello di 7 anni, orfano di genitori che lo avevano abbandonato davanti al portone della comunità appena nato ed erano spariti nel nulla.

 Il piccolo reggeva un pallone in mano e con un sorriso ingenuo e radioso si rivolse ad Arturo.

  • Giochi con me?

 Pimpirlini lo fissò serio, in un attimo si rivide in quel fanciullino scanzonato e irriverente, un fiume impetuoso di immagini che credeva d'aver perso, gli tornarono alla mente e in un lasso di tempo di pochi minuti la sua mente fu attraversata da una serie infinita di immagini e sensazioni.

  • Allora giochi con me?

 Riprese Valentino con lo stesso sorriso di prima e la testa inclinata sulla spalla e tale da suscitare un'immediata simpatia dalla quale neanche Arturo riuscì a non farsi coinvolgere.

  • Sì, dai, cosa debbo fare?
  • Io ti tiro il pallone e tu me lo ritiri!
  • Tutto qui? Come si chiama questo gioco?
  • Ma come, non hai mai giocato a pallone? Questo è il calcio!
  • No, non l'ho mai giocato, me lo insegni?
  • Allora andiamo nel campo sportivo, lo vedi laggiù quel prato verde con le porte, è lì che si gioca a calcio, io sono molto bravo, da grande voglio fare il calciatore, sarò come Ronaldo.

  Arturo non oppose resistenza, si lasciò condurre dal piccolo nel campetto sportivo e lì, per la prima volta in vita sua, diede i primi calci ad un pallone così come gli insegnava un bimbetto di 7 anni, il suo primo maestro di calcio.

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