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Classe 4^ - ANNO SCOLASTICO 1988-1989
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Il debutto allo “Stadium” contro la Juventus

 Un inizio di campionato decisamente fallimentare per la squadra romagnola e domenica prossima si andava a Torino contro la capolista Juventus ancora imbattuta, speranze di riscossa praticamente nulle, tanto più che dopo l'allenamento del giovedì la situazione si presentava ancora più disperata, tre giocatori erano squalificati e due si erano infortunati, per l'allenatore Fioravanti non c'era più altro da scegliere così, al termine della seduta di allenamento al rientro nello spogliatoio, puntato l'indice verso Pimpirlini, gli disse gelido e perentorio:

  • Domenica tu vai in panchina!

 Non era molto ma qualcosa si era mosso e lui felicissimo lo telefonò immediatamente a don Pierino il quale lo rassicurò:

  • Domenica pomeriggio tutta la comunità sarà davanti al televisore, non si sa mai, a noi comunque basta vederti anche di sfuggita, sappi che sei il nostro eroe.

 La mattina di quella domenica, il pullman giunse con largo anticipo allo “Stadium” ed alle 15 precise l'arbitro Pairetto fischiò il calcio d'inizio.

 Arturo, emozionatissimo, seguiva lo svolgimento della partita seduto in panchina, terreo in volto e tremolante in ogni parte del corpo per la tensione che non l'abbandonava. L'urlo della folla che gremiva ogni ordine di posti per assistere ad una annunciata goleada, era impressionante, il Cesena era la vittima sacrificale che lo squadrone bianconero si preparava ad umiliare sotto una valanga di reti.

 Alla fine del primo tempo il risultato era già a favore della Juventus per 3 a 0 e l'allenatore Fioravanti che temeva il peggio nel secondo tempo, durante l'intervallo si sforzò di inculcare un po' di sano agonismo ai suoi ragazzi che avviliti e depressi lo scrutavano con espressioni rassegnate, tanto che l'allenatore chiuse il suo discorsetto con un lungo sospiro:

  • Prepariamoci al peggio!

 Cinque minuti dopo la ripresa, Ambrosini, la mezzala sinistra del Cesena, nel tentativo di fermare con un fallo lo scatenato Ronaldo mentre si apprestava a segnare la quarta rete, che realizzerà subito dopo con il calcio di rigore, si produsse uno stiramento muscolare che gli rese impossibile la prosecuzione dell'incontro.

 Fioravanti, anche lui oramai in preda alla più completa rassegnazione, neanche si girò verso la panchina, puntò un dito a caso dietro di sé e con voce fioca che si perdeva in quel caos, riuscì a dire:

  • Vai, tocca a te!

 I panchinari, che non volevano rischiare una inutile, umiliante figuraccia,  fecero finta di non capire e puntarono tutti il dito verso Pimpirlini:

  • Dice con te, vedi ti ha indicato, vai, vai...

E sorrisero cinicamente quando lo videro tremante raggiungere il bordo campo, Fioravanti stava per rispedirlo in panchina, non era lui a cui pensava, ma oramai era l'unico pronto a scendere in campo e allora sia, vada come vada:

  • Tanto, pensava, domani sarò esonerato!

 Ma ciò che avrebbe tagliato le gambe anche al più feroce dei leoni, fu la sghignazzata che si udì gigantesca quando l'altoparlante gracchiò a gran voce:

  • Esce il numero otto Ambrosini ed entra il numero tredici Arturo Pimpirliniii...!

 Nessuno aveva un minimo di conoscenza di questo giocatore, mai sentito nominare, ma nell'udire un nome e un cognome così curiosi, l'intero pubblico dello “Stadium” si lasciò andare ad una risata sgangherata e quantomeno umiliante per il terrorizzato Arturo,  le cui gambe tremavano ora come canne al vento di tramontana.

 E neanche farlo apposta, appena l'arbitro fischiò la ripresa del gioco la palla rimessa dal portiere prese la direzione verso Pimpirlini completamente smarcato che, come se la vide cadere addosso preso dall'affanno, quasi inconsciamente, tentò di  stopparla, invece questa come una anguilla gli scivolò tra le gambe divaricate, così che nel goffo tentativo di inseguirla per recuperarla, incrociò i piedi tra loro e cadde rovinosamente sul prato.

 Ora la risata era generale, il povero Fioravanti si era abbandonato sconsolato sulla panchina e se la prendeva con se stesso per avere messo in campo quel maledetto brocco, perdere va bene, ma far ridere mezza Italia, questa poi no, non se l'aspettava.

 I ragazzi della comunità di don Pierino davanti allo schermo gigante che era stato approntato per l'occasione, sgranavano gli occhi increduli in un silenzio totale, ogni tanto però si sentivano lunghi sospiri, qualche singhiozzo e una preghiera appena sussurrata rivolta al padreterno, forse era lo stesso don Pierino.

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