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Classe 5 - Nov.-2000 (Lezione dell'esperto di cinema)
Classe 5 - Nov.-2000 (Lezione dell'esperto di cinema)

GLI ALBERI DEI DOLCIUMI

 Un giorno qualsiasi in una sconosciuta cittadina del nostro mondo capitò un fatto assai strano, il cielo si rannuvolò verso il mattino presto e per tutta la giornata non fece che piovere. Fin qui tutto normale, ma la cosa insolita fu la colorazione dell’acqua, era,  infatti, rossiccia, tanto che verso sera tutta quanta la cittadina aveva assunto quel curioso colore. I tetti, le strade, gli orti, i giardini, le auto in sosta e quant’altro esposto alle intemperie, era diventato rossastro.

  Sul momento il fenomeno impressionò un po’ i cittadini, poi si spiegò il tutto col fatto che la perturbazione era partita dal deserto africano e che quell’insolita colorazione era probabilmente dovuta all’assorbimento di sabbia desertica da parte delle nuvole, che poi il vento aveva trasportato fin sulla nostra cittadina e qui mischiandosi alla pioggia aveva prodotto questo insolito effetto.

  La spiegazione fu sufficiente a tranquillizzare la gente e il giorno seguente ciascuno ritornò alla sua vita di sempre, la polvere rossiccia fu spazzata via o dispersa dal vento e ben presto tutti se ne dimenticarono.

  Ma la cosa non era finita qui, anzi questo era solo l’inizio.

 Come sempre durante le belle giornate di primavera i bambini della locale scuola erano fuori in giardino per la ricreazione, quando, con piacevole sorpresa si accorsero di un albero, di cui nessuno aveva mai notato la crescita, sotto la cui chioma si trovavano gustose caramelle di tutti i sapori.

 Chi le avrà perse? Si chiesero stupiti, e lo stupore divenne entusiasmo quando si accorsero che agitando  un po’ il tronco, dall’alto cadevano a pioggia caramelle e caramelle. Era dunque l’albero che produceva le caramelle, corsero allora dall’insegnante urlando la grande notizia e ben presto ci si accorse che di alberi mai visti prima ce n’erano altri e tutti, anziché fiori o frutta, portavano un bel carico di dolciumi, c’erano alberi colmi di gelati, altri di lecca-lecca, di liquirizia, di pasticcini, torroni , insomma tutto quanto per il piacere della gola.

 La trovata più sensazionale fu che piantando un cono di gelato in terra, nel giro di poco più di due settimane, cresceva un albero di gelati nel cono e la stessa cosa accadeva se si interrava un bastoncino di liquirizia o qualsiasi altro dolciume. 

 Bastava insomma mettere a dimora un dolce a piacere che cresceva un albero carico della specialità del dolce interrato.

 La ditta MAGNOTUTTO, produttrice di dolci, si accorse con sgomento che negli ultimi tempi le sue vendite erano terribilmente calate e di questo passo si andava dritti verso il fallimento. La causa fu presto rintracciata negli alberi dei dolciumi che fornivano gratis ciò che prima la gente comprava a caro prezzo.

 Si tenne allora un gran consiglio dove il Presidente urlò a gran voce che le cose non potevano continuare così e che bisognava trovare un rimedio e al più presto, altrimenti per la Ditta non c’era futuro. Dopo tanto parlare l’unica soluzione praticabile era di acquistare gli alberi dei dolciumi, anzi, meglio ancora era acquistare la terra su cui crescevano, ci sarebbero voluti molti miliardi di spesa, poi però si sarebbero certamente recuperati perché la MAGNOTUTTO sarebbe senz’altro diventata la più grande ditta produttrice di dolci del mondo. Tutto il consiglio votò all’unanimità questa risoluzione.

 Agli abitanti della cittadina furono offerte delle somme da capogiro per un semplice orto o qualche metro di giardino e a questi, che non pareva vero di diventare ricchi per così poco, non rimase altro che firmare i contratti di vendita.

 Nessuno ebbe dubbi, solo qualche bambino pianse amare lacrime, ma fu zittito con uno scappellotto; in breve la MAGNOTUTTO divenne proprietaria di tutti gli spazi esistenti nella cittadina che fu recintata con un robusto filo spinato e gli stessi abitanti per entrare o uscire dovevano esibire speciali permessi che venivano controllati da  guardiani inflessibili agli alti cancelli di ferro.

 Tutto intorno si alzava quasi un muro di cartelli che invitavano gli estranei a non avvicinarsi alla proprietà privata vigilata da guardie armate, soltanto i camion della MAGNOTUTTO entravano ed uscivano, ovviamente coi dovuti controlli, ininterrottamente giorno e notte.

 Più che una città era ira diventata una prigione per gli abitanti, che sì avevano tanti soldi in tasca e in banca, ma erano privi di qualsiasi libertà di movimento, guardati sempre con sospetto dai guardiani tanto che ben presto cominciarono a maledire il giorno in cui avevano venduto la propria terra, ma oramai era troppo tardi! E così prima una, poi un’altra, le famiglie abbandonarono la loro città natale dove da sempre avevano vissuto e si trasferirono in luoghi lontani e a loro estranei, in belle case ma con una pungente nostalgia in fondo al cuore che li accompagnò per il resto della loro vita.

 Tutto ciò non impressionò comunque più di tanto la MAGNOTUTTO, anzi più gente emigrava, meno guardiani servivano e più guadagnavano, le case abbandonate furono anche quelle comprate dalla Ditta che non tardò a inviare potenti trattori e robuste gru per abbattere gli edifici, spianare il terreno e interrare  altri alberi di dolciumi per aumentare la produzione.

  Dell’antica cittadina non esisteva più una sola pietra o un solo sasso, fitti come fili d’erba crescevano centinaia e centinaia d’alberi carichi dei preziosissimi frutti che venivano immessi successivamente sui mercati.

 Per alcuni anni i guadagni della MAGNOTUTTO furono eccezionali, poi però qualcosa cominciò a scricchiolare e si ebbero le prime avvisaglie di quanto sarebbe accaduto in un prossimo futuro.

 Per un fenomeno che nessun agronomo riusciva a spiegarsi, la produzione cominciò a calare ogni giorno di più e qua e là si notavano alberi senza più frutti.

 Si impiegarono concimi studiati apposta, ma inutilmente, era sempre più frequente constatare che le foglie ingiallivano benché l’autunno fosse ancora lontano, poi lentamente cadevano al suolo e l’albero nel giro di pochi giorni si seccava irrimediabilmente.

 La MAGNOTUTTO cominciò a lavorare in perdita e a rimettere soldi su soldi, molti camion erano fermi in attesa di un carico che non si riusciva più a fare, oramai non c’era più niente da trasportare.

 Quando anche l’ultimo albero si seccò, la MAGNOTUTTO fu costretta al fallimento. Il grande affare era definitivamente svanito.

 Col tempo, là dove una volta sorgeva una ridente cittadina, ora si stendeva un arido deserto, il terreno era stato così tanto sfruttato che ora neanche più le erbacce trovavano un qualche  alimento per crescere. E, strano a dirsi, ma mentre tutto intorno la vegetazione era rigogliosissima, all’interno del recinto era rimasto un largo quadrato di terra desertica e le era rimasto quel colore rossiccio che le aveva conferito la possibilità di far crescere alberi prodigiosi, purtroppo l’avidità degli uomini aveva distrutto la fortuna scesa dal cielo ed ora quel quadrato di deserto stava lì a testimoniare per sempre e ancora una volta che chi troppo vuole, nulla stringe.

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