Sanmauropascolinews.it

Sanmauropascolinews.it

1981- GITA AD ASSISI (Il signore col cappello transitava per  caso)
1981- GITA AD ASSISI (Il signore col cappello transitava per caso)

IL LADRO DI SOGNI

C’era una volta in un mondo al di là dell'impossibile, un ometto piccolo, piccolo, e tutto nero, sia per il colore della pelle, sia per le tinte del vestito e sia anche per un umore triste e raramente soddisfatto.

 Abitava sull’alto di una montagna in una piccola casa dalla quale poteva scrutare il panorama sottostante. Di professione faceva il ladro, ma non un volgare delinquente come tanti se ne trovavano in quei paraggi, lui era un ladro altamente specializzato, rubava i sogni dei bimbi.

  Appena la luce del giorno si lasciava lentamente inghiottire dal buio della notte,  si metteva alla guida del suo furgone, ovviamente nero e scendeva con tutta calma e fare sicuro, come se andasse ad un normale e consueto lavoro, verso le case dei paesi e delle città che sorgevano ai piedi della montagna su cui era sistemato.

 Giunto a destinazione, parcheggiava il furgone e, con un sacco nero sulle spalle, ben oltre la mezzanotte entrava nelle abitazioni della gente addormentata forzando porte e finestre per rubare ai bimbi dormienti, i  loro sogni più belli.

 Ad una graziosa bimba bionda rubava il sogno di un principe azzurro che veniva a lei in groppa ad uno stupendo stallone bianco, ad un’altra il sogno di una villa principesca con piscina, parco e una muta di bellissimi cani, ad un’altra ancora il sogno di lei che come modella partecipava ad una grande sfilata di moda con abiti favolosi, ad un bimbo il sogno della sicura vittoria nel Gran Premio di Formula 1 di Montecarlo al volante di una rossa Ferrari.

 Ogni notte riempiva il sacco nero, li caricava sul furgone e li portava con sé nella propria abitazione, lasciando ai bambini solo i sogni brutti popolati di mostri, di morti e di figure spaventose, così che i piccoli, terrorizzati, piangevano e piangevano calde lacrime, non volevano più dormire da soli, stavano tranquilli solo nel lettone in mezzo ai genitori, i quali amorevolmente vegliavano sul loro sonno ma senza aver alcun sospetto su ciò che stava accadendo ai loro piccoli.

 Al mattino successivo, com'era solito fare da un po' di anni, nella sua casa sulla cima del monte, tra le nuvole e i vapori della nebbia, l’ometto, ad uno ad uno, estraeva i sogni dal sacco, vi entrava dentro e se ne appropriava.

 E così era lui il principe azzurro che in sella al suo bianco cavallo liberava la bella principessa prigioniera nel castello dell’orco e la sposava con una grande festa; era lui che tagliava il traguardo del Gran Premio di Formula 1 e saliva sul podio con una corona d'alloro attorno al collo e la grande coppa d'argento nelle mani; era lui il grande calciatore che bombardava la porta avversaria tra kle grida di giubilo dei suoi tifosi ed era sempre lui che mangiava i cibi più buoni o che era il protagonista delle imprese più straordinarie presenti nei sogni belli dei bambini.

  Era questo il suo modo di vivere la vita, continuamente sospeso nel sogno fino a rimanerne prigioniero, già,  prigioniero di un sogno.

 La cosa andò così: una notte come tante, era sceso tranquillo e sicuro di sé in città a cercare sogni belli sempre più rari e difficili da reperire, eh sì, i bambini dormivano male, timorosi del buio della notte e dei sogni spaventosi sempre più presenti nel loro sonno, stentavano ad addormentarsi o capitava che si svegliassero di soprassalto nel cuore della notte impedendo alla loro mente di produrre i sogni.

 E così quella notte più buia del solito, mentre deluso e stanco si aggirava sui lettini, vuoti di bimbi e di sogni, improvvisamente, quando oramai stava per abbandonare la ricerca,  ne vide uno occupato e incustodito, il bambino era solo, non c’erano i genitori a vigilare su di lui.

 Lesto, lesto e senza stare a pensarci più di tanto,  prese quel sogno così com'era, e, senza verificarne la qualità e il contenuto, lo infilò nel sacco vuoto.

 Soddisfatto ritornò alla sua casetta e si concesse un meritato e lungo riposo.

 Al mattino sul tardi, emozionato come non mai, aprì il sacco, estrasse il sogno e senza neanche accertarsi di cosa si trattava, vi entrò dentro.

 Era il sogno di un bimbo che sognava di un ladro che rubava il sogno ad un bimbo, che sognava di un ladro che rubava il sogno ad un bimbo, che sognava di un ladro che rubava il sogno ad un bimbo, che sognava di un ladro che rubava il sogno di un bimbo, ….

 E così all’infinito, senza che mai nulla si modificasse, tanto che il nostro malcapitato ladro si ritrovò proiettato nei luoghi più lontani della mente umana e lì vi rimase per sempre, prigioniero di un sogno senza fine.

Pin It
Aggiungi commento
Regole per aggiungere nuovi commenti:
* i commenti degli utenti registrati (che hanno fatto il login) vengono visualizzati immediatamente;
* i commenti degli utenti non registrati vengono pubblicati dopo essere stati valutati dalla Redazione (la registrazione è gratuita);


LE STORIE DEL MAESTRO PIERO

ULTIMI COMMENTI