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Classe 5 - ANNO SCOLASTICO 2000 2001
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IL VIGILE DEL CIELO

  C’era una volta un vigile urbano che tutte le mattine indossava la sua bella divisa blu e andava a dirigere il traffico delle auto e dei motorini nel centro della città.

A vederlo al lavoro sembrava una persona del tutto normale, ma nella sua testa covava un pensiero fisso che non lo lasciava dormire e che lo tormentava in continuazione, era terrorizzato dall’idea che gli uccelli in volo nel cielo, prima o poi si sarebbero scontrati gli uni con gli altri causando gravi incidenti che avrebbero potuto procurare loro guai molto seri.

- Se non hanno segnali stradali che regolino la loro rotte, se non ci sono righe

   tratteggiate e continue per indicare le vie, se non c’è un vigile che regoli il

   traffico negli incroci delle strade celesti, come potranno non scontrarsi tra loro?

Queste domande erano così assillanti che sempre più aumentarono in lui il desiderio di provare, almeno per un giorno, a trasferirsi in cielo, finché, stufo di rompersi la testa dietro a questi pensieri, una bella mattina prese la solenne decisione:

- Ma cosa sto a fare qui sulla terra tra i gas di scarico delle automobili e dei

   motorini? Basta, ho deciso, vado a dirigere il traffico in cielo, tanto qui ce ne

   sono già tanti di vigili urbani, alla prima occasione me ne vado!

E l’occasione per attuare il suo intendimento si presentò il giorno della festa del patrono della città quando, di servizio nella piazza principale, notò che era piena di venditori di palloncini multicolori che un filo di spago impediva loro di alzarsi liberi nel cielo.

La lampadina dell’idea vincente si accese all’istante e in pochi istanti comprò tutti i palloncini esposti sulla piazza suscitando la curiosità e lo stupore dei presenti. Ma lo stupore aumentò considerevolmente quando sotto gli occhi di tutti, cominciò a legarsi strettamente i fili dei palloncini alla sua cintura bianca da vigile urbano.

- Che vorrà fare? - Si chiedevano perplessi i numerosi presenti. – Che gli dia di volta il cervello? Che sia una nuova strategia per fare più multe?

La risposta non si fece attendere a lungo e tra un accorato oooohhh! di meraviglia, si vide il vigile urbano staccarsi da terra e alzarsi nell’aria inseguito dagli occhi sbarrati di centinaia di persone grandi e piccole tutte col dito puntato verso quell’enorme mazzo di palloncini colorati che sempre più si allontanavano nel cielo.

Ora sì che era felice, guardava la città dall’alto e gli sembrava piccola, piccola, le automobili, che erano il suo incubo notturno, erano simili a modellini per i giochi dei bimbi.

- Ma basta guardare in basso, - si disse - è ora di rimettersi al lavoro!

Detto fatto prese la paletta nella mano destra, il fischietto in bocca e iniziò a dirigere il traffico degli uccelli.

- Alt ai passeri… avanti le rondini…attenzione storni, più calma e meno velocità…ehi tu, passerotto, non vedi la paletta alzata? Ti devi fermare lo sai o no? … E tu merlo, sei in contravvenzione, eccesso di velocità, dieci penne di multa, concilia?

All’inizio ci furono parecchie difficoltà, gli uccelli non erano abituati a rispettare le regole, essi obbedivano al loro istinto, ma già nel primo pomeriggio avevano imparato a dar retta alla paletta e al fischio del vigile celeste e si resero conto che era meglio per tutti, anche perché altrimenti c’erano le multe da pagare e doversi strappare le penne non era un'operazione proprio piacevole.

Un indisciplinato merlo che non rispettava gli ordini, in poche ore aveva già preso tredici multe e si era ridotto quasi del tutto spelacchiato tanto che, alle folate del vento, che a quelle altitudini è sempre piuttosto gelido, soffriva terribilmente il freddo.

Non è però che la vita nel cielo fosse senza rischi, anzi, verso le due del pomeriggio ci fu un momento che se la vide propria brutta. Transitava in quei paraggi un grosso falco a caccia di prede e neanche fece caso alla paletta che gli intimava l’alt, ma quando udì il sibilo del fischietto che lo richiamava all’ordine, prima fece finta di niente, poi di fronte all’insistenza finì per arrabbiarsi di brutto e ritornò come una furia verso il vigile e con gli artigli appuntiti gli bucò un paio di palloncini che scoppiarono fragorosamente e per fortuna spaventarono il rapace prepotente che, scambiandoli per colpi di fucile, non trovò di meglio che filarsela ad ali spiegate.

La mancanza di due palloncini però si fece sentire, tanto che si abbassò di un bel po’ di metri e finì a tiro di schioppo di un cacciatore che accecato dal sole al tramonto, scambiò quei palloncini colorati per uno stormo di pettirossi e imbracciato il fucile fece fuoco a ripetizione.

I palloncini colpiti dai pallini d’acciaio scoppiarono quasi all’istante e buon per il vigile che precipitando terrorizzato, dall’alto finì per atterrare su un morbido pagliaio di fieno di una casa contadina nel bel mezzo della campagna.

Non era durato neanche un giorno la sua esperienza di vigile del cielo, ma ne aveva già avuto abbastanza, troppo pericoloso stare sospeso lassù quando a terra girano cacciatori pronti a sparare su tutto ciò che si muove nell’aria.

- Tutto sommato – pensò - è meno pericoloso respirare i gas di carico delle auto e delle   moto!

   Fu così che da quel giorno si mise il cuore in pace e continuò a fare il suo lavoro, come sempre, senza più strane idee per la testa.

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