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San Mauro 2022 2023

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1985 - Cl.5^ A Bologna in treno con la classe dei corrispondenti
1985 - Cl.5^ A Bologna in treno con la classe dei corrispondenti

LA VITA SUL FONDO

Molti, molti anni fa le rane di una grande e profonda palude che si stendeva tra il monte e il mare, vivevano solo ed esclusivamente sott’acqua, non mettevano mai la testa fuori dal loro habitat, erano da sempre rimaste sui fondali della palude tanto che si erano adattate a vivere in  quell’acqua stagnante.

Trascorrevano gran parte della loro vita sul fondo melmoso dove la luce del sole non riusciva  mai a brillare, vivevano così in un’atmosfera grigia, opaca, tanto che la loro pelle non aveva alcun tono di colore.

Si alimentavano di ciò che trovavano nel pantano, pochi bocconi amari di qualche foglia in decomposizione o della carcassa di qualche insetto che era sprofondato nelle acque anch’esse grigie e opache.

LE PAURE DEL SOPRA

La superficie dell’acqua dello stagno non distava dal fondo melmoso più di qualche metro, ma per le rane, abituate a vivere quasi costantemente sul fondo, sembrava che la palude fosse immensa e che l’acqua che la sovrastava fosse infinita, senza mai un termine.

C’era stato nella loro storia più antica qualche ranocchio curioso che aveva osato allontanarsi più del solito dal fondo in direzione della superficie e al ritorno nel fango aveva raccontato d’aver visto l’acqua farsi più chiara e più calda. Pare addirittura, ma non si sa se è storia o leggenda, che qualcuno sia arrivato vicinissimo alla superficie dell’acqua e che dai suoi racconti si dice avesse visto un’immensa distesa azzurra e una strana e luminosa sfera gialla che sovrastava la palude.

Questi racconti però anziché alimentare la curiosità, davano luogo a storie terrificanti che si erano tramandate di bocca in bocca e parlavano con terrore che chi avesse ammirato a lungo l’acqua chiara della superficie sarebbe rimasto accecato, che il calore dell’acqua calda avrebbe bruciato la pelle a chi vi si avventurava e che la sfera gialla e luminosa non era che un terribile mostro che abbagliava chi vi capitava a tiro e poi li divorava vivi.

Tutti queste dicerie paurose avevano fatto presa sulle rane della palude, per cui a nessuno veniva in mente di tentare una sortita nell’ignoto della superficie.

(Continua)

 

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Sergio Scarpellini ha inserito un commento in San Mauro saluta Sisto Rocchi
Riposa in pace caro amico Rocky, sarai sempre nei miei ricordi più belli. Ciao Sisto, Filippo.
Non so se e' meglio di Miro e Maroni ma sicuramente e' il sammaurese più innamorato del proprio paes...
Premetto che per precedenti impegni sono stato impossibilitato alla partecipazione della presentazio...
Canzio Pollarini ha inserito un commento in Morandi, dall'Arlecchino al market
Che bello l'arlecchino ci andavo da bambino, ancora adesso provo una sensazione che non so descriver...
Guest ha inserito un commento in LA LIBERAZIONE DI SAN MAURO PASCOLI - Parte prima
Altro elemento importante, che creerà di fatto una modifica futura degli avvenimenti era il fatto ch...

 

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