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La grande battaglia
Cl 1^ - Anno sc. 1984 – 85. Un momento della drammatizzazione di una storia.

La grande battaglia

Lele e le tantissime altre mosche erano stati invece più lesti e più fortunati, appena i camerieri si erano messi a roteare i tovaglioli, si erano velocemente dispersi per l’enorme sala, chi si era appoggiato alle pareti, chi ai lampadari, chi al soffitto, ma tutti avevano lo sguardo fisso sulla sfortunata mosca conficcata nella torta.

Nessuno riusciva ad immaginare cosa sarebbe potuto accadere allo sfortunato fratello di Lele, nella peggiore delle ipotesi, pensava la mosca-maestra, si accorgeranno di lui, con un cucchiaino lo solleveranno e lo getteranno per terra, così lo si potrà ripulire e salvare.

Ma quanto il popolo delle mosche presenti in quella sala, si rese conto che i camerieri non si erano affatto accorti della mosca sprofondata nelle torta, iniziò ad agitarsi con brutti presentimenti e il culmine dell'orrore fu raggiunto quando oramai gli occhi di tutte le mosche erano fissi su ciò che stava avvenendo e dovettero assistere con crescente raccapriccio all’orribile fine del loro fratello e collega.

Avevano trattenuto il respiro a lungo sperando in un miracolo, ma quando si avvidero che la sposina stava per ingurgitare il boccone di torta con la mosca dentro, si misero a gridare con tutta la voce che avevano in gola all’indirizzo della ragazza:

“Ferma…ferma, non mangiare… guarda bene… c’è una mosca nella torta… non mangiare, non mangiare…noooo!!!”.

Tutto vano, nel frastuono della festa le loro grida disperate neanche furono udite e neppure le invettive arrabbiate che ne seguirono: “Assassinaaa…sciagurataaa… cannibaleee...cattivaaa…!”.

Figuriamoci, era il momento dei brindisi e degli auguri, gli invitati alla festa erano tutti in piedi a cantare: “Tanti auguri a teee... tanti auguri a teee...!”.

In quegli attimi di euforia il baccano era tale che le grida, pur di migliaia di mosche e tutte insieme, non producevano che un lieve ronzio che nessuno avvertiva.

Ma se la felicità degli umani era al colmo, lo era altrettanto la rabbia delle mosche, così che quando videro Lele volare rabbioso verso la gente in festa, lo seguirono senza alcuna esitazione e, senza bisogno di chiedere cosa si doveva fare,  si gettarono con feroce determinazione sui volti degli invitati per cercare di far loro del male e vendicare lo sfortunato fratello.

Gli invitati, inizialmente sorpresi, si limitavano a scacciarle con un gesto annoiato delle mani e un “uffa” di circostanza, poi però, quando si accorsero che la presenza delle mosche era una vera e propria invasione e che la loro invadenza e insistenza davano un enorme fastidio, iniziarono a brandire i tovaglioli a mo’ di armi e di lì a un niente, la battaglia divampò furibonda.

Le mosche in picchiata si infilavano nelle orecchie, nelle narici, li accecavano posandosi sugli occhi, sulla bocca, ovunque potessero provocare un danno o un fastidio, qualcuna addirittura aveva scelto il martirio e si infilava  decisa tra le labbra aperte costringendo in questo modo gli umani a sputacchiare e tossire fino a diventare rossi in volto come peperoni.

La loro reazione però diveniva ancor più nervosa e violenta, tanto che si misero a menare fendenti alla cieca finendo per colpire e rovesciare tutto quanto era posato sulle tavole provocando un disastro, ma uccidendo anche molte, molte mosche, i tovaglioli di stoffa non perdonavano, la strage era enorme.

Si ruppero piatti, bicchieri e bottiglie in quantità, si rovesciarono panche e sedie, e quando un’ora dopo la battaglia cessò, il paesaggio dell'elegante sala del rinomato ristorante, era desolante.

(Continua)

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