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STRANI PENSIERI

STRANI PENSIERI

Cl 4^ - Anno Sc. 1978 – 79. Una spruzzata di alcol destinata al rullo e poi si potrà ciclostilare un altro numero del giornalino mensile.

A dire il vero Moschina non era rimasta particolarmente colpita da Pascoli.

“Si, dai!”, diceva a Lele, “Non è male, ma io che da moschina appena nata, stavo nelle Marche, ho succhiato spesso Leopardi, un altro che scriveva poesie e ti dirò, aveva un sapore diverso, più dolce!”.

“Io non posso fare confronti”, replicò Lele, “ho succhiato solo Pascoli e sì, devo dire che mi è proprio piaciuto, e sai che cosa ti dico, che noi da qui potremmo non spostarci più!”.

E su questo trovarono l'accordo immediatamente, per loro il giardino era bellissimo, ricco di fiori e piante d’alto fusto che si prestavano alla grande per stabilirvi la loro dimora e così sotto la corteccia di un maestoso pino decisero di fissare la loro residenza.

Era bella la vita nel giardino di casa Pascoli, avevano proprio scelto bene e felici e sereni trascorrevano i loro giorni senza problemi e pensieri. Osservavano dall'alto gruppi di umani in visita al parco e che tutte le volte che se ne andavano, lasciavano tutto attorno avanzi di cibi dolci che richiamavano quasi tutte le mosche dell'ambiente a nutrirsi di quelle bontà, così che si ritrovavano in tanti a conversare e familiarizzare in buona amicizia e ottimi rapporti di vicinato, di cibo ce n'era a volontà.

Intanto il tempo trascorreva veloce, maledettamente veloce, a Lele tornarono alla mente le parole della mosca-maestra quando diceva che la durata della vita delle mosche era breve e ciò che c'era da fare bisogna farlo subito.

Un dubbio era sorto anche a Moschina quando si accorse che nel giardino in cui vivevano, lei e suo marito, erano praticamente i più vecchi, attorno a loro erano tutte giovani mosche con ali ancora tenere, il tempo iniziava a farsi stretto e Moschina  non aveva ancora deposto un solo uovo. 

“Bisognerà che ci diamo da fare anche noi”, propose Moschina, “visto che tutte le mosche lo fanno!”. 

“Già,” replicò Lele perplesso, “ ma a cosa pensi? Cosa credi dovremmo fare?”. “Ascolta amore mio, tu sei un maschio e lo so che non vorresti mai mutare la vita che conduci, noi femmine però abbiamo una missione da portare a termine, la continuazione della specie!”.

“Aspetta, aspetta, tu vuoi dire che io e te dovremmo...!”.

“Sì mio caro, proprio così, basta giocare e fare i turisti, è ora di fare figli!”.

Lele abbassò la testa, aveva inteso benissimo la volontà di Moschina e siccome sapeva molto bene che una mosca pur di rimanere gravida e procreare non si sarebbe fatta alcun scrupolo a lasciare il marito consueto e trovarne immediatamente un altro, pensò bene di assecondarla in tutto e per tutto, perbacco, ci mancava altro che giunti a questo punto della loro vita, non fosse lui il padre dei figli di sua moglie.

D'altra parte riprodursi era una legge di natura comune a tutti gli esseri viventi e così anche Lele scacciò da sé ogni esitazione, era pronto a diventare padre di almeno un centinaio di mosche tra figli e figlie.

Al lavoro dunque!

(Continua)

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