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Pascoli cinemaNon è del tutto vero che Pascoli al cinema o in tv non appaia. Giovanni Pascoli: 1912 l'ultima passeggiata di Diego Zicchetti e Francesca Magnoni, e Pascoli a Barga per la regia di Stefano Lodovichi, sono film di montaggio usciti nel 2012. Arretrando appena al 2010, un film di documenti assai puntuale è Giovanni Pascoli, realizzato da Paolo Boneschi per la televisione. E altro credo ci sia.

Anche se il rapporto Pascoli e il cinema resta tutto da indagare. Ecco, comunque, qualche informazione alla rinfusa. Conosco un solo film narrativo di lungometraggio dedicato alla biografia del poeta, Cavallina storna di Giulio Morelli del 1953, ma uscito nelle sale qualche anno appresso. Morelli s'ispira alla poesia e alla biografia pascoliana funestata dall’omicidio del padre, per inventare un cupo melodramma in stile Matarazzo: genere assai amato e popolare all'epoca. Il film era stato preceduto da un cortometraggio del 1952 pressoché con lo stesso titolo, La cavallina storna di Guido Guerrasio. Girato a San Mauro, oppone in maniera assai efficace immagini dal vero, che mostrano la quiete paesana dell’inizio degli anni Cinquanta, a inquadrature narrative della madre del poeta con la cavalla unica testimone dell’omicidio.

Arretrando ancora fino al cinema muto, rammento che qualcuno mi ha parlato di un documentario sui funerali del poeta (un evento d'importanza nazionale che sarà stato sicuramente filmato) ma non ne ho trovato traccia; non mi riferisco solo alla pellicola ma pure alle fonti scritte - anche se debbo confessare di non aver fatto ricerche particolarmente approfondite. Tornando al presente, uno tra i principali registi italiani, Marco Bellocchio, non ha mai celato il suo interesse per Pascoli, progettando un film, senza approdare almeno per il momento alla realizzazione. Da questo interesse sono comunque scaturiti, in occasione di laboratori da lui diretti, uno a Rimini l'altro a Bobbio, Un filo di passione (1999), sul rapporto tra il poeta e la sorella Mariù, e La cavallina storna (2005). Un eco non banale di questo suo interesse anche in Vincere (2009), dove vengono citati Pascoli e suoi versi. Che risuonano nella filmografia di Pupi Avati, che ha sempre mostrato interesse nei confronti del poeta, ipotizzando anch'egli la realizzazione di un film. E inoltre: Federico Fellini, Luca Miniero, Gabriele Muccino, Sergio Rubini, Paolo Virzì, l'americano Spike Lee e probabilmente molti altri.

Ma perché, allora, non un altro film di lungometraggio come accaduto col Giovane favoloso di Martone per Leopardi o una serie tv, genere assai amato dal pubblico? I film, per loro natura, sono oggetti “fragili”. Non basta avere una bella idea e raccontarla. Il cinema è arte e al contempo industria. Occorre una produzione e un bel po' di danaro che non sempre ripaga chi l'ha investito o consente un guadagno. Tant'è vero che registi importanti come Bellocchio e Avati - lo si è detto - ci hanno provato senza successo. Non credo, d'altra parte, che si possa parlare di una sorta di damnatio memoriae. Pascoli è amato, conosciuto e popolare. Pop. Lo dimostra, soprattutto, la sua presenza nell'Italia in miniatura: unico poeta assieme a Dante. Non solo: molti episodi della sua vita si prestano a essere ricostruiti sullo schermo. Allora? Mi scuso per la banalità, ma a differenza del resto, nel cinema per il momento non si è rinnovata quella quota di fortuna che negli anni Cinquanta aveva portato alla realizzazione di un film di fiction.

Gianfranco Miro Gori

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