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di Gianfranco Miro Gori

Autonomia regionaleFu, per prima, la Lega di Umberto Bossi ad agitare con forza il tema del federalismo (e anche di più), al quale soggiaceva la cosiddetta “questione del nord”. Non a caso, di fatti, il movimento di Bossi fu chiamato subito Lega nord, e recava nel proprio simbolo Alberto da Giussano, leggendario protagonista della battaglia di Legnano che vide schierati l'una contro l'altro la Lega lombarda e Federico Barbarossa sconfitto.

Un passo importante, in seguito, fu la cosiddetta riforma del titolo V, che riconobbe poteri alle regioni.

Oggi - quando ormai la Lega non brandisce più il vessillo nordista, essendosi trasformata in partito nazionale -, sotto la spinta di tre regioni del nord, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, la richiesta di affidare maggiori poteri alle regioni è ripartita col vento in poppa. Suscitando, nondimeno, conflitti all'interno del governo in carica che deve varare il provvedimento. Per completezza d'informazione va detto che le tre regioni citate avevano già sottoscritto accordi col precedente esecutivo Gentiloni, accordi che ora si tratta di portare a compimento.

Chi si oppone a questa riforma sostiene che si tratterebbe di un semplice trasferimento di denaro dai poveri a ricchi. Dalle regioni meridionali a quelle settentrionali. I dati a disposizione parlano chiaro: il nord del Paese produce un gettito fiscale assai più alto di quanto gli ritorna. Le regioni più povere, quelle del sud, ribattono che così si metterebbe a rischio l'unità nazionale.

Personalmente sono straconvinto che uno Stato deve fondarsi sulla solidarietà e che i più facoltosi debbano cedere quote e ai meno abbienti. Ma c'è almeno un problema che va preliminarmente risolto: quello che è stato definito dei costi standard. Esiste nella giungla nazionale della spesa pubblica una serie di differenze eclatanti. Quella più citata e famosa è la siringa che costa poniamo 1 da una parte 3 da un'altra e così via. La cosa da fare, subito, è stabilire i costi standard ai quali tutte le regioni in un ragionevole lasso di tempo - 4 anni? 5 anni? - si debbono allineare. Se non lo faranno la fiscalità generale (cioè le regioni più ricche) non fornirà più coperture.

Questo dovrebbe essere il primo passo capace di avviare un modello virtuoso nazionale. Seppur detta così, sembri ragionevole e magari anche facile, proprio facile non è lo è, ma questa è la strada.

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