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di Gianfranco Miro Gori

Leggi razzaliIl 18 settembre del 1938 Mussolini visita Trieste. Di questa visita resta un resoconto filmato del Luce della durata di 34 minuti e mezzo, recentemente ritrovato dall'Archivio nazionale cinematografico della Resistenza, che lo distribuisce assieme al Luce. Si tratta di un film di propaganda, come tutti quelli del Luce, che presenta caratteristiche narrative tipiche dei cinegiornali fascisti e più in particolare di quelli col duce in campo.

Mussolini arriva, dietro a lui un piccolo codazzo. La folla assiepata ai lati della strada lo saluta festante. Inaugura o visita le realizzazioni del fascismo. E la folla sempre osannante. Palazzi. Fabbriche. Nella fattispecie triestina cantieri navali. Non manca il discorso. Con campi e controcampi del duce e della folla plaudente. Riprese dal basso per il capo del fascismo che parla da un balcone. Riprese dall'alto sulla folla assiepata fino all'inverosimile nella piazza sottostante. Insomma: il capo e la massa: Mussolini è uno di loro ma pure altro da loro. Costantemente immerso in una selva di braccia levate nel saluto fascista e allo stesso tempo al di fuori e al di sopra di esse.

Ma se questo è il tema ricorrente e ben noto al pubblico del ventennio, ci sono però nel discorso di Mussolini due passaggi che introducono la questione razziale alias il razzismo fascista. È noto che fu proprio nel 1938 che il regime introdusse la cosiddetta “separazione” contro gli ebrei, che sarebbe più opportuno definire discriminazione. Nel discorso il primo riferimento agli ebrei, si trova all'inizio. Eccone un sunto: gli ebrei, quando abbiano “meriti indiscutibili militari e civili” nei confronti del regime, “troveranno comprensione e giustizia”; per gli altri scatterà “una politica di separazione”. Nondimeno, conclude Mussolini, il mondo si stupirà “più della nostra generosità che del nostro rigore”. A meno che “i semiti […] non ci costringano a mutare radicalmente cammino”.

Il duce ritorna sul tema circa quindici minuti appresso. Il problema “razziale”, dice, è di scottante attualità. E definisce, scatenando una delle tante ovazioni, “poveri deficienti” quelli che insinuano che ci siamo fatti suggestionare. Anzi precisa: “il problema razziale non è scoppiato all'improvviso” ed è in relazione con la conquista dell'impero; la cui conservazione ha bisogno di una coscienza razziale che stabilisca “delle superiorità nettissime”. La questione ebraica non è che è un aspetto di questa vicenda e si connette al fatto che l'ebraismo mondiale è stato per sedici anni (cioè dall'ascesa al potere del fascismo) un «nemico irreconciliabile» del regime. Detto in estrema sintesi: i fascisti non hanno copiato nessuno, sottinteso; nemmeno i nazisti. Il razzismo fascista è precedente alle leggi antiebraiche.

Con buona pace di quelli che sostengono che il razzismo fu un incidente di percorso del fascismo. No. Fu a esso connaturato.

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