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di Gianfranco Miro Gori

Dialetto ZibaldinoVenerdì, sabato e domenica scorsa si è svolta a Bellaria Igea Marina la XXVII edizione di “La Borgata che danza. Festival di strada di musiche della tradizione orale”. Che purtroppo non è stata favorita dalla condizioni atmosferiche. All'interno del festival, domenica, è stato presentato un libro della bellariese Marcella Gasperoni, ...tata tata spizzirì: paróli e módi ad döi de mi dialet”: una “raccolta” di lemmi, modi dire e intercalari volti a far conoscere ai giovani e a chi l'ha dimenticato nonché conservare a futura memoria la lingua con la cultura a essa sottesa.

Marcella Gasperoni ha esordito con un volume di poesie, Bujàm. Poesia del mare (2012), venti componimenti in dialetto dedicati, come dice il sottotitolo, al mondo del mare e della pesca. A chi ha letto quel libro, non può essere sfuggita, tra le altre cose, la perspicua attenzione dell'autrice alle parole, ai modi di dire: a quell'insieme di suoni dialettali che raccontano quel mondo, con un'attenzione assolutamente priva di pedanteria e affettazione. Di fatti in calce ai versi ella pone una serie di note che spiegano in modo puntuale il significato di alcuni lemmi. A partire da quel bujàm del titolo che appartiene a un lessico marinaro sempre più raro, assieme alla maggioranza delle parole oggetto di nota esplicativa. Ecco, per esempio, proprio bujàm: “una caratteristica condizione del mare per effetto dell'intensità del vento, increspato con onde di piccola e media altezza, fitte e schiumeggianti”. Parole della cultura marinara di Bellaria Igea Marina, anzi più esattamente di Igea Marina - come precisa l'autrice -, perché il dialetto, anche nel medesimo comune presenta tra una zona e l'altra differenze non irrilevanti. Parole che, per effetto della diffusione generale dell'italiano e dell'affermazione particolare locale dell'economia turistica, stanno evaporando o sono evaporate.

Dunque ...tata tata spizzirì arriva, con con la sua specificità territoriale, ad arricchire l'ormai ampio panorama di repertori di parole e di frasi idiomatiche dialettali che negli anni ha affiancato i classici vocabolari, aventi il loro antesignano in quello di Antonio Morri pubblicato all'inizio degli anni Quaranta dell'Ottocento. 

Se il libro si presenta con un titolo misterioso al quale s'accosta un sottotitolo assai chiaro, l'enigma è di facile risoluzione. Basti sfogliare la sezione dedicata agli “intercalari” per trovare la seguente spiegazione: e via dicendo… Un modo di dire creato dalla fantasia, vivace e astruso, la cui collocazione è sempre sul finale di una conversazione, avendo il potere di chiudere un discorso”.

Ma questo titolo, composto di parole prive di un significato razionale, ci dice anche altro: che il dialetto è pure evocazione di un mondo pre-logico. Un mondo di parole che Marcella Gasperoni conosce benissimo (potremmo dirle per lei quasi un idioletto) per averle udite sin dal grembo materno e praticate e sentite sin dall'infanzia: conditio sine qua non per scrivere un libro come questo: i cui lemmi non si trovano in altri libri o, per lo meno, vi si trovano solo in piccola parte. Insomma si tratta, almeno all'inizio, di un fatto esistenziale. Direi di più: di un moto del cuore.

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