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Sempre attivissimi i tre sammauresi innamorati del loro paese. Questa volta pongono l’attenzione sulle bellezze archeologiche e artistiche di tutto il comprensorio. Un patrimonio che andrebbe rivalutato e messo in rete.

di Giuseppe Casadei, Mauro Rossi, Giorgio Zicchetti

Ponte Romagno San VitoEbbene siamo ancora noi Giuseppe Casadei, Mauro Rossi e Giorgio Zicchetti i tre amici Sammauresi che dopo alcune riflessioni sul vero fiume Rubicone vogliamo porre l’attenzione su un'altra parte del nostro territorio meritevole di essere rivalutato anche con un turismo storico culturale.

L’imperatore Augusto fece costruire il drizzagno da San Martino in Riparotta-Casale-San Vito-San Mauro fino alla confluenza con la più vecchia Via Emilia. La domanda che ci poniamo è: perché il sommo Augusto lo fece costruire spendendo un fiume di denari per accorciare di un solo miglio la distanza da Rimini a Cesena? Già esisteva la Via Emilia… solo il costo del ponte sul fiume Uso a San Vito, ponte con nove arcate più lungo e imponente del Ponte di Tiberio a Rimini, fu altissimo. Era però una strada perfetta con indicazioni tramite “cippi miliari” (“miglio romano”) alti circa tre metri con iscrizioni in latino e distanze da Rimini a Piacenza. Uno di questi rinvenuto nel 1949 nel Comune di San Mauro Pascoli (nei pressi del ponte sul fiume Uso) si trova temporaneamente nel Lapidario Romano al Museo di Rimini e speriamo che presto venga giustamente riconsegnato al suo proprietario, la comunità di San Mauro Pascoli. 

Possiamo azzardare alcune ipotesi: il sommo Augusto voleva portare più commerci verso la zona di San Mauro Pascoli e la località di Giovedia dove oltre ad un importante tempio dedicato a “Giove Capitolino” era senz'altro ubicata una grande Domus o villa romana con ampi terreni coltivati e diverse fornaci una delle quali scoperta durante i lavori del Canale Emiliano-Romagnolo. Si tratta del tempio dove Giulio Cesare si fermò a pregare dopo aver attraversato il fiume Rio Salto già Rubicone; oppure voleva ricordare e onorare il tragitto che fece Giulio Cesare dopo l’attraversamento del Rio Salto. 

Consigliata una passeggiata fino ai ruderi delle arcate del ponte sul fiume Uso a San Vito (rifacimento di epoca medievale che ricalca quello esistente di epoca romana) per ammirare un manufatto maestoso con buona parte dei materiali originali ancora sotterrati e da scoprire.

Ragazzi immaginiamo quanti e quali reperti gli scavi potrebbero regalarci. Che meraviglioso parco archeologico si potrebbe creare e sviluppare in sinergia sia con il turismo balneare sia con le altre attrazioni storiche culturali del nostro territorio. Quindi un percorso storico-culturale che non deve riguardare solo San Vito ma coinvolgere anche altre realtà quali ad esempio: San Mauro Pascoli con la Torre -Villa Torlonia-, il Museo di Casa Pascoli, la fornace Romana; La Via Antica Emilia con i fiumi Aprusa (oggi fiume Uso) e Rio Salto già Rubicone; Bellaria con la Casa Rossa dello scrittore Alfredo Panzini e la Torre Saracena; Santarcangelo di Romagna con il suo  Borgo Medievale, il Castello Malatestiano, il Monte Giove con le sue grotte Tufacee; e altri.

In conclusione ci permettiamo di fare una nostra breve considerazione: abbiamo un patrimonio archeologico eccezionale ma scarsamente utilizzato ancor meno pubblicizzato. Abbiamo “oro” che trattiamo come un metallo qualunque. Perché? A chi compete valorizzare queste bellezze che in qualunque altra località sarebbero un incredibile biglietto da visita capace di attrarre migliaia di turisti.