Logo new 02

Chiesetta della Madonna dellAcqua prima del 1933Ancora Giulio Tognacci nel marzo del 1925 proponeva al Consiglio comunale l’istituzione della Domus Pascoli, cosa che il Consiglio approvò nel mese successivo e deliberò affinché sorgesse una Sezione dell’Opera Nazionale di Patronato e di Assistenza ai fanciulli italiani orfani.

È lo stesso Tognacci, corrispondente locale del Corriere Padano e del Resto del Carlino, a darne informazione ai giornali con un lungo articolo colmo di retorica e iperboli com'era nel suo stile ridondante ed enfatico, comune, comunque, a diversi scrittori del suo tempo e, soprattutto, assai polemico nei confronti di Barga a cui, evidentemente, invidiava il possesso della salma del poeta e che non cessava di invocarne il ritorno a San Mauro, sentimento questo che ben presto si diffuse in molti altri sammauresi e che durerà a lungo, come si vedrà più avanti.

Scriveva, infatti, fra le altre cose:
“... Barga, nella casa volta ai tramonti del sole e della vita in faccia alle creste taglienti delle Alpi Apuane che avevano per lui la bellezza ma non il ricordo, presso il sussurro continuo di fiumi e boschi la cui voce gli parlava, ma non lo cullava, dove non dorme l’ultimo sonno...”.

Si ipotizzava allora una casa per gli orfani di genitori assassinati, una Regia Scuola di arti e mestieri, la casa del poeta doveva divenire il Monumento della Pietà raggruppando intorno a sé aurore e tramonti, vale a dire: l' infanzia e la vecchiaia.

“...Tra l’olezzo della mimosa coi pennacchi che si accendono purpurei, il sussurro del pioppo alto e slanciato, presso la Chiesetta della Madonna dell’Acqua, ove il Grande s’inginocchiò colla madre pia, accanto al Parco della rimembranza che porta il singulto dei nostri morti, verso il Riosalto sonante di ricordi e di canzoni, dovrebbe erigersi l’Istituto che simboleggia un atto profondo di pietà umana...”

Alti e nobili i propositi di Tognacci condivisi pienamente dai suoi compaesani, prima però che si concretizzi l’opera dovranno trascorrere diversi anni, l’idea di ospitare gli orfani verrà abbandonata e intanto ci si doveva adattare ad affrontare una realtà locale in cui le esigenze della popolazione erano tante, i mezzi finanziari scarsi e l’Amministrazione Comunale stentava a dare riposte positive alle varie domande, per cui si rese necessario razionalizzare la spesa. Ed è probabilmente in questa ottica che il Podestà Pagliarani convocò il Parroco di San Mauro, Don Claudio Stefani, per chiedergli di trasferire le suore alla gestione e conduzione della Scuola Materna e del Ricovero vecchi.

Dette suore, come informa una ricerca curata da Egisto Domeniconi nel 1978, appartenevano alla Congregazione delle Suore di Carità delle SS. Capitanio e Gerosa, la cui sede era a Milano ed erano arrivate a San Mauro nel 1921 per gestire un piccolo asilo parrocchiale ed una scuola di ricamo e cucito sempre nei locali della parrocchia.

A San Mauro erano per tutti “Le suore di Maria Bambina”, ma l'unica ragione era data dalla presenza di una statuetta (o bambola) vestita come un classico angioletto e conservato in una luminosa teca a fianco dell'altare nella chiesetta della Madonna dell'Acqua. Un atto di devozione verso la Vergine del piccolo gruppo di suore alloggiato a San Mauro, ma che nulla aveva a che fare con la natura del loro Ordine.

Una lettera del Parroco al Podestà datata 10 settembre 1926 confermava la disponibilità all’accordo.  Il 13 maggio 1927 a Milano, il Podestà di San Mauro e Suor Vittoria Starmusch, Superiora Generale dell’Ordine delle Suore di Carità della Beata Capitanio, firmarono la convenzione che non verrà mai più modificata e che resterà in vigore fino a quando, per crisi di vocazioni, si ritireranno da San Mauro nel 2000, malgrado gli attestati di stima ed inviti a restare.

Nella foto la Chiesetta della Madonna dell'Acqua prima del 1933