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di Piero Maroni

Della Bartola PaoloNel dicembre del 1935 il Podestà segnalò al Prefetto di Forlì il nome di Paolo Della Bartola (nella foto) quale presidente dell'Ente. Sorse però un problema, a stretto giro di posta: il Prefetto comunicò al Podestà di San Mauro in data 24 gennaio 1936 che il Della Bartola Paolo non poteva essere nominato Presidente in quanto egli già rivestiva la carica di Presidente della Congregazione di Carità del Comune e pertanto entrava di diritto a far parte dell’Amministrazione della Fondazione “Domus Pascoli”, ma solo in qualità di patrono. Pertanto era opportuno che la scelta ricadesse su uno degli altri due nominativi proposti e cioè Gori Aurelio di Vito o Guerrini Luigi fu Nicola.

Chiarita la questione il 22 febbraio 1936 il Regio Prefetto comunicava l’avvenuta nomina del sig. Della Bartola Paolo a Presidente della Fondazione e invitava lo stesso a favorire, alla prima occasione favorevole, presso la Prefettura per prestare il prescritto giuramento, che si terrà il 6 marzo con la seguente formula:
“Giuro che sarò fedele al Re ed ai suoi reali successori; che osserverò lealmente lo Statuto e le altre Leggi dello Stato; che adempirò alle mie funzioni con diligenza e con zelo, per il pubblico bene e nell’interesse dell’Amministrazione, conformando la mia condotta, anche privata, alla dignità della carica.
Giuro che non appartengo, né apparterrò ad associazioni, la cui attività non si concilii con gli obblighi della mia carica.
Giuro che adempirò a tutti i miei doveri col solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria”.

Il 1° marzo 1936 si poteva convocare il primo Consiglio della Fondazione per deliberare l’approvazione del preventivo di bilancio per l’esercizio 1936 per un importo di L 36.022.

Erano presenti: Paolo Della Bartola, Presidente; dott. Carlo Amati, Segretario del Fascio; Domenichelli Fornaro, Vicepresidente O.N.M.I.; Ricci Tito, membro di nomina Podestarile. Assisteva il Segretario Giovanetti Alfredo.

Il 10 giugno dello stesso anno si procedeva alla deliberazione del regolamento organico col quale si definiva il personale necessario per la gestione dell’Ente e le relative mansioni.

A Giulio Tognacciè affidata la cura ed il mantenimento in buono stato di tutto il materiale che trovasi nella biblioteca e nel museo esistenti nella casa del Poeta, sistemando decorosamente, conservandola ed arricchendola, la raccolta ed i cimeli delle opere e degli studi pascoliani. Sarà sua precipua cura di far sì che gli scopi della fondazione di perpetuare nei tempi il culto alla memoria ed alle opere di Giovanni Pascoli abbiano piena attuazione… Riceverà i visitatori alla Casa del Poeta e sarà loro di guida… gli è corrisposto un assegno annuo di L 200 lorde, inoltre sarà messa a sua disposizione la somma annua di L 300 per le spese di corrispondenza ed acquisto di libri, riviste e giornali attinenti al movimento Pascoliano”.

“E’ mèstar Giulio”, come veniva chiamato a San Mauro, svolse il suo mandato con zelo, competenza e passione, ma scorbutico e intransigente, incorreva talvolta nei richiami del Podestà, ma forte della sua amicizia con Benito Mussolini e del prestigio cui era assurto, poteva tranquillamente ignorare qualsiasi contestazione. 

Ed era un’amicizia che contava come testimonia questa lettera del Prefetto inviata al Podestà di San Mauro:
“17 Luglio 1938 – XVI E.F.
Podestà di San Mauro Pascoli
Vi comunico la seguente lettera della Segreteria Particolare di S.E. il Capo del Governo:
“Mi riferisco alle determinazioni del Duce a favore della Domus Pascoli a S. Mauro. S.E. il Sottosegretario di Stato per l’Interno ha comunicato che, mentre era in corso la concessione di un contributo ordinario di lire quindicimila, in esecuzione dell’ordine del DUCE, si è provveduto a integrarlo con un sussidio straordinario di lire trentacinquemila il cui pagamento sarà fatto subito dopo il 1° luglio p.v.
Viene anche assicurato che il contributo ordinario sarà, negli esercizi futuri, corrisposto in lire cinquantamila”.

Sicuramente l’amicizia del Tognacci aveva avuto il suo peso, ma l’attenzione del Duce nei riguardi di San Mauro e del Pascoli nello specifico, era da riferirsi alla comune origine romagnola, in modo che esaltando la figura del Poeta come grande di Romagna, Mussolini finiva per esaltare ed alimentare il mito di se stesso perché anche lui appartenente alla medesima razza di grandi.

La nuova entrata consentì alla Fondazione Domus Pascoli di poter svolgere la propria funzione senza troppe sofferenze, praticamente si raddoppiava la disponibilità finanziaria dell’Ente e questo gli consentì di radicarsi sempre più nel tessuto sociale del Comune, ma già all’orizzonte si stavano addensando minacciose nuvole nere, anche se, probabilmente, nessuno era ancora in grado di presagire la catastrofe che fra qualche anno sarebbe venuta ad abbattersi su uomini e cose.

Nel 1941, a 60 anni, si spegneva il maestro Giulio Tognacci, custode e sommo sacerdote del culto pascoliano a San Mauro, sicuramente uno dei protagonisti di maggiore spessore della vicenda culturale, sociale e politica della comunità sammaurese nella prima metà del ‘900.