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di Piero Maroni

Casa Pascoli bombardataI bombardamenti alleati e i ripetuti combattimenti per scacciare l’esercito tedesco, produssero danni enormi a San Mauro che si era venuto a trovare al centro del conflitto.

La gran parte degli edifici del paese ne risultò gravemente lesionata e Casa Pascoli, colpita da una granata, rimase scoperchiata e molto del patrimonio pascoliano che vi era conservato, era andato distrutto o disperso.

Placata la furia bellica, si dovettero risanare le ferite, così il sindaco Secondo Bianchini affidò ancora al riminese Giuseppe Maioli il compito di progettare il restauro degli edifici pubblici semidistrutti. Il 21 ottobre del 1945 Maioli consegnò il progetto di restauro di Casa Pascoli e, due mesi dopo, il progetto di restauro dell’asilo, in modo che nei due anni successivi si poterono portare a termine i lavori e verso al fine del ‘47 la Fondazione Domus Pascoli poteva riprendere in pieno la sua attività.

Presidente era ancora Paolo Della Bartola, assistito dal 1 aprile 1947 dal nuovo segretario Luigi Zangheri, le suore erano ancora al loro posto, superiora e direttrice era Sr. Maria Maffessanti, i bambini iscritti erano 62 di cui 48 esentati dal pagamento della retta per le misere condizioni della famiglia, per gli altri 14 la retta era di L 10 mensili, gli anziani ospitati erano 12, avrebbero dovuto pagare una retta di L 60 mensili, ma nessuno era in grado di sostenerlo e così la situazione finanziaria si fece estremamente difficile anche perché il contributo di L 50.000 erogato nel precedente regime era stato sospeso.

Per il funzionamento dell’Ente servivano L 365.000 e dovevano scaturire da sussidi e offerte. “Qualora queste venissero a cessare – scriveva il Presidente – il Giardino d’Infanzia dovrebbe chiudersi, ma la Fiaccola del Poeta non si spegnerà perché gli Italiani ed il loro Governo la alimenteranno in perpetuo”.

Partirono richieste d’aiuto in ogni direzione, tutto serviva e tutto era gradito: vestiario, legna da ardere, alimentari, frutta e patate che soprattutto l’azienda Torre, divenuta proprietà del marchese Gerini, discendente della famiglia Torlonia, generosamente concedeva. Gli acquisti indispensabili si facevano in quei negozi che concedevano lo sconto migliore e le suore non si fecero scrupolo di servirsi presso la Cooperativa di Consumo “Wladimiro Antonelli” (uno dei pochi sammauresi dichiaratamente ostili al regime fascista e sostenitore della lotta partigiana) di evidente indirizzo politico in quanto promossa e gestita dal Partito Comunista e dal Partito Socialista.

Aveva sede in via XX settembre in una stanza ricavata nel palazzo municipale, ma non ebbe lunga esistenza e fu chiusa dopo un paio d’anni di funzionamento per fallimento in quanto i prezzi bassi e il mancato pagamento della spesa da parte di molti indigenti, ne avevano irrimediabilmente compromesso ogni possibilità di sviluppo ed anzi si era notevolmente indebitata tanto che alcuni dei promotori dell’iniziativa dovettero personalmente far fronte al debito per evitare guai giudiziari.

A risollevare il morale e il bilancio arrivò il lascito del Cav. Angelo Vincenzi consistente nella nuda proprietà di un palazzo ed altra casa annessa, posta a Rimini in Corso d’Augusto N° 114 e via D’Azeglio N° 21, 23, 24, pesantemente lesionata però dalla recente guerra e in usufrutto alla vedova Amati Giuseppina.

Di fronte alla richiesta del Comune di Rimini di provvedere alla ristrutturazione dell’edificio per un preventivo di spesa che superava i 4 milioni, la Domus Pascoli, con delibera del 12 ottobre 1946, decise di vendere l’immobile tramite una pubblica asta che fruttò L 2.320.000, per cui, detratta la quota spettante all’usufruttuaria, ne ricavava la bella cifra di L 1.740.000, di cui  L 308.000 servirono per ripianare i buchi di bilancio e 1.431.000 investiti in acquisto di Titoli di Stato, che maturarono interessi assai utili per la gestione dell’Ente tanto che nella chiusura dell’esercizio 1947 si dichiarava un avanzo di cassa di L 71.845.

Ad onor del vero, tranne gli anni bui della guerra, ed in particolare il 1944, 45 e 46 anni in cui il bilancio si chiuse con un disavanzo di cassa, l’esercizio finanziario della Domus Pascoli si era sempre chiuso con un saldo attivo, frutto di una amministrazione oculata e parsimoniosa e di un continuo appello verso Enti e privati a contribuire con donazioni al funzionamento della struttura.

Elargizioni arrivarono anche dallo Stato, ma sempre in forma episodica e per intercessione di qualche parlamentare, nel 1948, ad esempio, grazie all’interessamento del sen. Aldo Spallicci, il Ministero degli Interni concedette un contributo di L 100.000.