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di Piero Maroni

Piero MaroniTonino Dellamotta assunse la carica di Presidente in attesa della scadenza del mandato, era però un Consiglio ridotto a solo tre membri perché anche Giuseppe Nardi, scomparso nel 1972, non era stato mai sostituito, di modo che non si poteva far altro che gestire l’ordinaria amministrazione e delle tante iniziative intraprese non restava che qualche piccolo riflesso.

L’8 agosto del 1977 nella sede dell’Ente si riunì il nuovo Consiglio di Amministrazione nominato con decreto del Presidente della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna su base rigorosamente partitica, erano infatti presenti 2 rappresentanti del Partito Comunista, 1 della Democrazia Cristiana, 1 del Partito Socialista ed 1 del Partito Repubblicano, espressi rispettivamente nelle persone di Piero Maroni, Sauro Ricci, Egisto Domeniconi, Luigi De Lorenzi e Mauro Rossi, assisteva il Segretario dell’Ente Fermo Fellini che l’anno successivo avrebbe lasciato l’incarico per pensionamento e dal 1 agosto ‘78 sarebbe subentrato Franca Sante. Con 4 voti e 1 scheda bianca Piero Maroni (nella foto) fu nominato Presidente della Fondazione “Domus Pascoli”.

Ad onor del vero tutto era già stato definito nelle segreterie dei partiti, ciò però non impedì al nuovo Consiglio di dedicarsi con grande impegno e passione alla risoluzione dei nuovi e vecchi problemi che gravavano sulla Fondazione in un momento in cui nel paese si venne a creare un clima politico piuttosto pesante dovuto ad una serie di circostanze, come si vedrà in seguito, che alimentarono tensioni e scontri polemici fra le parti interessate e che si ripercossero in qualche modo anche nel Consiglio della Domus, soprattutto verso la fine del mandato.

Il punto dolente di maggiore entità era dato dalla totale insufficienza e inadeguatezza del vecchio Ricovero, gli ospiti erano una dozzina e la retta mensile che pur non superava le 60.000 lire, non attirava più ospiti per le scarse comodità che la struttura offriva. Si era da tempo ovviato in parte col rifacimento dei servizi igienici ed altri aggiustamenti, ma i segni del tempo erano sempre più visibili, soprattutto nella sua concezione costruttiva, ferma ancora ad ampi stanzoni che non permettevano alcuna possibilità di vita privata.

Il desiderio di fornire agli ospiti una struttura degna, portò ad affidare all’Ing. Silvano Tognacci, figlio del maestro Giulio, l’incarico di progettare una ristrutturazione degli spazi interni che tenesse conto delle mutate esigenze di vita e il progetto, consegnato al Consiglio di Amministrazione, prevedeva una spesa di Lire 25.000.000 da assumere con un mutuo bancario, ma dal Comitato Regionale di Controllo (CO.RE.CO) giunse un primo stop in quanto per accedere al mutuo la Domus offriva un’ipoteca sullo stesso Ricovero, cosa impossibile in quanto di proprietà del Demanio. 

La disponibilità finanziaria dell’Ente era ridotta ai minimi termini, modificare poi il vecchio palazzo richiedeva una serie di autorizzazioni dell’Intendenza di Finanza e della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Ravenna di difficile concessione ed infine la necessità di uno spostamento temporaneo degli anziani ospiti in un’altra struttura sotto la continua vigilanza e assistenza di personale laico e religioso, ma, per bocca della nuova superiora suor Maria Massarotto che dall’1 ottobre 1978 era subentrata a suor Mariapia Mauri, si fece presente che l’utilizzazione delle Suore al di fuori dei confini del compendio pascoliano era da ritenersi impossibile.

D’altra parte il Gerontocomio non appariva una alternativa possibile, una parte era parzialmente completata e una parte era un rustico e, malgrado le continue sollecitazioni, non trovava alcun utilizzo nei piani regionali per quanto riguardava l’assistenza agli anziani. Per questo ci si muoveva in ogni direzione per trovare soluzioni adeguate per il manufatto, alcune puramente fantasiose, come una scuola di musica, altre suggestive come una clinica specializzata in parti difficili e a rischio per la salute delle madri e dei figli. Si tennero incontri con funzionari della neo-costituita Regione, ma nulla si riusciva a concretizzare.