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di Piero Maroni

Pulmino DomusLe nuove entrate alzarono notevolmente le cifre del bilancio della Domus e le consentirono una certa possibilità di progettazione, così gli sforzi si concentrarono sul recupero e riutilizzo del vecchio edificio destinato a ricovero anziani, costruito nel 1933 e di proprietà dell’Intendenza di Finanza, alla quale in quegli anni si pagava un canone annuo d’affitto di L. 3.600.000. 

Tutto il complesso pascoliano, eccetto la chiesetta della Madonna dell’Acqua di proprietà della Domus Pascoli e della Casa Pascoli affidata alla Sovrintendenza ai beni storici e artistici di Ravenna, apparteneva al pubblico demanio che ne esercitava la giurisdizione tramite l’Intendenza di Finanza di Forlì, solo la gestione era affidata alla Domus che poteva intervenire per l’ordinaria manutenzione, mentre gli interventi straordinari erano a carico dello Stato, che, malgrado i continui solleciti, di fatto negava ogni suo intervento per lo scarso interesse verso una struttura di nessuna rilevanza economica o artistica a livello nazionale.

Per cercare di risolvere in qualche modo la questione, il 26 giugno 1987 una delegazione della Domus formata dal Presidente Piero Maroni, dal consigliere Raffaello Dellamotta e dal Segretario Sante Franca si recò a Forlì presso il palazzo dell’Intendenza di Finanza per un incontro con l’Intendente in persona. Dopo aver dettagliatamente descritto le gravi carenze strutturali in particolare dell’edificio ex-Ricovero, i tre furono addirittura minacciati di denuncia per non aver custodito l’immobile come si conveniva perché, come da convenzione, dovevano avere la stessa cura del “Buon padre di famiglia” per cui, se ora si trovava in condizioni fatiscenti, loro era la responsabilità. Quando poi si fece presente all’Intendente che solo la manutenzione ordinaria spettava all’Ente e che per farvi fronte, date le modeste risorse finanziarie disponibili, si chiedeva al Sindaco di inviare personale del Comune o lo si invitava a chiedere alle ditte che lavoravano per il Comune la cortesia di risolvere qualche piccolo inconveniente del Compendio, oltre alla denuncia, minacciò pure l’arresto per i tre ed anche per il Sindaco con l’accusa di distrazione di fondi pubblici. Momenti dai toni indubbiamente kafkiani per non dire deliranti.

Un secondo tentativo, pure questo a vuoto, lo compì Gianfranco Berardi sammaurese ed alto funzionario presso il Ministero dell'Agricoltura, il quale si offrì volontariamente di interessarsi della questione per un sentimento di gratitudine verso il suo paese, convinto, malgrado fosse stato edotto circa le difficoltà a cui si andava incontro, di poter raggiungere lo scopo facilmente e in breve tempo, considerando la sua ampia conoscenza ed esperienza sia dei funzionari che dei vari apparati ministeriali.

Mesi dopo ritornò a riferire circa la sua missione. “Vengo a voi con cappello in mano”, disse, “ho sbattuto porte, alzato la voce più volte, ho perso amici di lunga data, mi sono preso ingiurie e richiami alla moderazione, ma per quanto mi sia dato da fare, non sono approdato a nulla, è per me, questa, una cocente delusione, ne sono sconvolto!”

Si giunse successivamente a proporre all’Intendenza un intervento risolutivo a totale carico della Domus, ma da scontare sul canone d’affitto per gli anni necessari ad estinguere il mutuo da contrarre, la proposta trovò favorevole accoglienza presso tutti gli uffici preposti ma nessuno di questi si volle far carico di dare concretezza all’iniziativa.

Cerimonia ampliamento Domus

Si attivarono politici e studi legali, si portò la questione direttamente all’allora Ministro delle Finanze Augusto Fantozzi in un incontro che si ebbe a Forlì e in cui, dopo aver ampiamente lodato il progetto di risanamento, questi promise un suo intervento pur se gravido di difficoltà. Avvisò, infatti, che se gli fosse stato chiesto una legge sul fisco, avrebbe fatto prima e meglio, ma smuovere la burocrazia romana su un tema come questo, era impresa quasi disperata, tanto che malgrado le sollecitazioni in prima persona dell'On. Pinza, presente all'incontro che egli stesso aveva favorito, la cosa non ebbe seguito alcuno.

Considerata però la sempre più carente e pericolosa situazione degli immobili, tutti gli amministratori dell'Ente e del Comune negli anni successivi, si adoperarono puntigliosamente per risolvere il contenzioso con lo Stato e, quando sembrava cosa fatta e si attendeva un atto formale dai Ministeri competenti, improvvisamente tutto rientrava e non si concretizzava alcunché.

Bisognerà attendere fino al 2018 prima di ascoltare la sindaca Luciana Garbuglia annunciare alla popolazione l'avvenuta acquisizione di tutto il compendio della Domus Pascoli al patrimonio comunale sammaurese.