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Di Piero Maroni

Pascoli GiovanniIn molte lettere il Tosi invita il poeta a trascorrere qualche giorno presso la propria abitazione o quantomeno a fargli visita prospettandogli il meglio della sua accoglienza e la immensa felicità che ne avrebbe dall'incontro.

Ma il Pascoli sempre combattuto tra il desiderio e l'angoscia, sembra continuamente sfuggire ad un nuovo incontro con luoghi che vive con un misto di pungente nostalgia e amaro rammarico per le tante dolorose vicende che hanno coinvolto e sconvolto la sua vita. Alla fine però cederà agli inviti del Tosi, quando alle elezioni del 1907 accetterà la candidatura a Consigliere Comunale nella lista dell'amico e sarà presente nella prima convocazione del Consiglio in cui era stato eletto, ospite alla Torre dove dormirà nella notte tra il 9 e 10 novembre nell'appartamento sopra la chiesetta e che era stata l'abitazione della sua famiglia negli anni della reggenza del padre Ruggero e che gli ispirerà la struggente poesia contenuta nelle breve raccolta “Diario autunnale” e che di seguito riportiamo la prima strofa.  

Torre di San Mauro
Notte dal 9 al 10 novembr
e
Dormii sopra la chiesa della Torre.
Cantar, la notte, udii soave e piano.

Udii, tra sonno e sonno, voci e passi, 
e tintinnire il campanello d’oro, 
ed un fruscio di pii bisbigli bassi,
ed un ronzio d’alte preghiere in coro,
ed una gloria d’organo canoro,
che dileguava a sospirar lontano.

A sospirar così soave e piano!
Era una messa....

Estremamente significativo circa i rapporti d'amicizia tra i due, fu il discorso che il poeta tenne nella seduta del Consiglio quando rivolgendosi ai compaesani così si espresse: “Saluto la mia piccola patria, che pur è un forte paese di lavoratori; in cui ogni operaio ha due o tre arti alle mani, in cui il lavoro ha – per una fortuna, a dir vero, rara – sopra e accanto sé piuttosto il socio che lo sfruttatore, il fratello piuttosto che il nemico, e piuttosto che il tiranno ha il maestro illuminato che lo guida e lo sorregge. Ho con queste parole nominato l'ingegnere Leopoldo Tosi, che né voi né io possiamo né potremo più disgiungere dal pensiero della nostra patria da lui beneficata e onorata.

Le tensioni politiche di cui s'è detto in precedenza, s'erano quasi assopite, non si conoscono le reazioni dei socialisti a questa esaltazione di colui che avevano accanitamente combattuto, ma gli umori nel paese erano profondamente mutati se in una lettera di Tosi a Pascoli del novembre 1908, viene più volte citato il maestro Giulio Tognacci, il sindaco socialista degli anni di fuoco, quale intermediario fra i due per lo scambio di saluti e di piantine ornamentali che dovevano trovare sede nell'orto di Castelvecchio di Barga dove il poeta aveva ricostruito un angolo di Romagna con viti ed alberi da frutto che Tosi gli aveva inviato nel corso degli anni.

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