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di Piero Maroni 

Torre storicaPresso la tenuta “La Torre” di San Mauro sorgeva (e sorge) una chiesetta dedicata ai ss. Pietro e Paolo e si era usi in tempi lontani festeggiare solennemente la giornata con una festa che si teneva nel parco antistante il maestoso palazzo padronale, dove veniva allestita una lunga tavolata sulla quale i contadini della tenuta venivano a consumare, insieme ai fattori e al personale del Palazzo, i cibi portati nella “ligaza”, al termine della messa. Ma in quel 29 giugno del 1870 le cose presero tutt’altra piega.

Due famiglie di mezzadri, i Pozzi e i Capanni, da tempo si contendevano un triangolo di terra che ciascuna rivendicava per sé e col tempo accresceva il rancore che era sfociato in una delle tante liti verbali, quando un giovanetto di una delle due famiglie era andato a fare erba nel terreno conteso. Ma il pretesto che fece saltare il tappo lo si ebbe quando l’amministratore della tenuta di allora, il chiacchierato Pietro Cacciaguerra, avvisò tutti i contadini che non avrebbe tollerato si fosse mietuto il grano non ancora sufficientemente maturo, perché poi non si sarebbe conservato a lungo in buono stato.

Pare invece che i Pozzi avessero disatteso gli ordini e avessero mietuto anzitempo, le ragioni di questa iniziativa non sono note, si possono fare solo ipotesi. A questo proposito val la pena ricordare che solitamente si mieteva dopo la festività di san Pietro, ma a quei tempi era molto temuta la tradizionale “burrasca di san Pietro” (la burasca 'd san Pir) che a volte si manifestava con una violenza tale da piegare interi campi di grano, così da rendere particolarmente difficile il relativo taglio che, allora, si effettuava a mano con la falce.

Non si è affatto certi che la precoce raccolta sia avvenuta per questa ragione, sta di fatto però che Raffaele Dellamotta, guardiano della Torre, riferì al Cacciaguerra che i Pozzi avevano disatteso le sue disposizioni, il quale prontamente andò a rampognarli, solo che prima di giungere alla loro abitazione, si fermò a parlare di questioni varie coi Capanni e la cosa fu notata dai Pozzi che, ovviamente, accusarono i vicini di delazione per ingraziarsi la benevolenza dell'amministratore a loro spese e giunsero alla determinazione di dare agli odiati vicini una lezione da non dimenticare.

E così il giorno della festa di San Pietro e Paolo mentre si recavano alla funzione religiosa, i due gruppi si incontrarono sul ponte nord del fiume Rio Salto, distrutto durante l’ultima guerra e fu rissa, e la violenza fu tale che ci scapparono tre morti.

I Pozzi erano armati di coltelli e bastoni e spalleggiati dai fratelli Grassi e Nicoletti avevano deciso di chiudere i conti coi Capanni una volta per tutte, i quali, peraltro, erano ben lungi dall'immaginare cosa li attendeva su quel ponte in quel giorno di festa.

Il primo ad essere ferito a morte fu Raffaele Dellamotta che era accorso a sedare la rissa e si era messo in mezzo tra i contendenti; poi, in seguito ai colpi ricevuti, qualche giorno dopo morirà Giosuè Capanni e, per l'infezione sviluppatesi nelle ferite, sempre a causa dei colpi ricevuti, dopo un mese spirerà Angelo Domeniconi, diciassettenne, che pure lui si era inserito nella rissa per cercare di calmare gli animi.

Mesi dopo si celebrò il processo e i Pozzi e i loro alleati furono ritenuti colpevoli e condannati a pene variabili dagli 8 anni di carcere ai 25 anni di lavori forzati. La festa ovviamente sfumò e, sgomenti e impauriti, tutti fuggirono a gambe levate abbandonando sulla tavola le vivande pronte per essere consumate.

Per tutta la giornata il parco fu presidiato dai carabinieri per le indagini del caso e nessuno osò avvicinarsi, ma quando verso sera i rischi cessarono, tanti e affamati, e soprattutto bambini e ragazzini, si avvicinarono alla tavola e ne approfittarono per riempirsi gli stomaci con i buoni cibi abbandonati. Mal gliene incolse perché la calura della giornata e l’eccessiva permanenza in recipienti di rame, avevano prodotto una grave forma di intossicazione che si manifestava con vomito e diarrea per smaltire la quale si rese necessario il ricovero in ospedale dei più gravi e molto ce ne volle per tornare alla normalità.

Dopo quei tragici fatti, la festa alla Torre non si fece più per oltre un secolo, bisognerà attendere il 1986 quando il “Comitato Torre”, creato poco prima, riportò in auge la festività, ovviamente con modalità diverse dal passato, ma vuoi per il fascino del luogo o per la bontà dell'offerta, nell'ultimo weekend di giugno la Torre ritorna a vivere intensamente tra balli, canti, gustosi cibi e molte, molte altre iniziative di cui oramai tutti nei dintorni, e non solo, ne hanno piena conoscenza.

P.S. - La storia della rissa si è trascinata nel tempo per molti anni attraverso la comunicazione orale e, come accade in questi casi, veniva continuamente trasformata a seconda della fantasia del narratore, e vi era una versione assai romanzata che parlava di una rissa scoppiata per questioni amorose, una ragazza contesa da due giovanotti delle famiglie avverse e che il regolamento dei conti fosse stato lucidamente programmato dalle due parti tanto che, sempre stando ai “si dice”, durante la messa in onore dei Santi Pietro e Paolo presso la chiesetta della Torre, i contendenti si mostrassero di sottecchi i coltelli nascosti nelle tasche interne delle giacche a guisa di provocazione.

Narrazione senz'altro suggestiva, ma priva di qualsiasi fondamento, fino a ché anni fa l'archivio del Tribunale di Forlì ha reso pubblici gli atti del processo a carico dei Pozzi e il racconto di questi fatti è stato reso possibile dalla lettura di quelle verbalizzazioni ed in particolare dalla testimonianza del Cacciaguerra medesimo.

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