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di Piero Maroni

Notte San LorenzoLa Notte di San Lorenzo ha una lunga storia che intreccia astronomia, religione e magia: la tradizione delle stelle cadenti ha origini molto antiche e solo più tardi fu associata al martirio di San Lorenzo. Secondo la leggenda infatti, il giovane diacono Lorenzo fu arso vivo su una graticola, i cui carboni ardenti furono associati al fenomeno delle stelle cadenti, chiamate anche lacrime di San Lorenzo.

Oggi però si sa bene che quelle che vediamo sono le Perseidi, uno sciame meteorico composto da detriti di polveri e ghiaccio proveniente dalla Costellazione di Perseo, entrano in contatto con la nostra atmosfera raggiungendo una velocità pari a 160 mila km/h e prendono fuoco, creando così tante piccole scie di luce che vanno ad adornare il cielo notturno. Compaiono generalmente da fine luglio a fine agosto, raggiungendo il picco solitamente tra il 10 e il 12 agosto. Il fenomeno ha origine dal passaggio della cometa Swift-Tuttle intorno al Sole, così chiamata in onore degli astronomi Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle che la scoprirono nel luglio dell’ormai lontano 1862.   Ma fu l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli che nel 1886 scoprì il legame tra la cometa e il fenomeno delle stelle cadenti. La cometa è passata vicino alla Terra nel 1992 e ripasserà nel 2126. 

Da sempre l’uomo rimane estasiato dallo spettacolo di queste scie luminose che percorrono il cielo, dando vita a numerose leggende e tradizioni. Ben visibile nei cieli, anno dopo anno, l’arrivo delle Perseidi ha ispirato, infatti, miti e leggende di ogni tipo nel corso della storia. 

Per i greci, ad esempio, si trattava di scintille o frammenti prodotti dal carro guidato da Fetonte, il figlio del dio Sole, che un giorno rubò il carro paterno e provocò danni e scompiglio sulla terra, fino a che Zeus non si vide costretto a fulminarlo facendolo precipitare nel fiume Eridano, l'attuale Po, dove affogò e le sorelle, che non cessavano di piangerlo, furono trasformate in pioppi e sistemate lungo il suo corso.

A Sparta invece si affidava la deposizione dei re al passaggio delle stelle cadenti: ogni nove anni il re veniva sottoposto al giudizio celeste e il passaggio di una stella cadente era il segnale da parte degli dei che determinava la fine del suo regno.

Gli antichi cinesi, i cui astronomi, tra i primi ad osservare seriamente proprio le Perseidi, ritenevano che le stelle cadenti fossero un segnale di prossima sventura. 
Sostanzialmente si può affermare che t
utti i popoli antichi avevano qualche storia o credenza sull’origine di questa notte magica, ma quella che ci riguarda più da vicino è quella degli antichi romani, che come in molti casi si è mischiata con la tradizione cristiana influenzando le festività che si celebra ancora oggi.

Per i Romani tutto il mese di agosto (dedicato all’imperatore Augusto) era un periodo di celebrazioni legate al mondo agricolo. Nei giorni del picco delle Perseidi era usanza celebrare processioni dedicate a Priapo, dio della fertilità (in particolare quella maschile), durante le quali veniva portato in trionfo il fallo del dio. Nella tradizione, le stelle cadenti erano lo sperma del dio eiaculato dal suo fallo, che ricadendo sulla Terra in una pioggia dorata, rendeva fertili i campi e propiziava il raccolto.

Con l’avvento del cristianesimo moltissime feste pagane sono state adattate alla mutata sensibilità, attribuendone spesso le celebrazioni a qualche santo. Nel caso del 10 agosto è stata la volta di San Lorenzo.

La religione cristiana ha modificato totalmente quella festa pagana e gli schizzi di Priapo sono diventate le lacrime di San Lorenzo, arcidiacono cristiano vissuto durante l’epoca dell’imperatore Valeriano.

Nel 258 d.C. l’imperatore emanò un editto secondo cui, vescovi, arcidiaconi ( una figura simile ad un vice vescovo) e presbiteri (oggi identificabili coi preti) dovevano essere messi a morte.  Il 10 agosto fu il turno di San Lorenzo, di soli 33 anni. Secondo l’antica testimonianza  Lorenzo fu bruciato sopra una graticola, scena che ispirò opere d’arte e detti popolari. Tuttavia, secondo studi approfonditi, l’editto di Valeriano non prevedeva alcun tipo di tortura, per cui probabilmente Lorenzo fu decapitato come tutti gli altri. Ma la tradizione popolare non rinuncia a questa sua convinzione, e ne tramanda la leggenda: - San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti. Recita un'antica filastrocca.

In ogni caso nella tradizione popolare, l’evento celeste viene definito la notte dei fuochi di San Lorenzo, poiché ricorda i lapilli della graticola infuocata su cui fu ucciso il santo, poi volati in cielo. Ma ancor di più viene ricordata da tempo immemore come la notte delle lacrime di San Lorenzo, identificando le stelle cadenti con le lacrime versate dal santo durante il tremendo martirio e destinate a vagare per l’eternità nei cieli, ma scendono sulla terra ogni 10 agosto.

Allo spettacolo celeste sono stati attribuiti diversi significati, sia positivi che negativi. Nella nostra cultura tutti coloro che ricordano il dolore del santo guardando le sue “lacrime” potranno veder realizzato un loro desiderio entro l’anno in corso, vedere una stella cadente, insomma, porta fortuna, bisogna però che ad ogni stella  che si vede cadere si pronunci la filastrocca: “Stella, mia bella stella, desidero che...”, e si aspetta fiduciosi l’evento desiderato. Affinché però si realizzi il desiderio, questo deve essere mantenuto segreto; inoltre, se si pronuncia ad alta voce (non facendosi sentire da nessuno) il nome dell’amato, la stella cadente porterà fortuna in amore, esaudendo il desiderio di sposarsi.

Un’altra credenza popolare recita che durante la notte di San Lorenzo ci si debba bagnare sette volte in mare: i “sette bagni di San Lorenzo” avrebbero grandi poteri terapeutici e porterebbero salute e prosperità. Per questo motivo, fin dall’antichità  i contadini romagnoli trascorrevano l’intera giornata di san Lorenzo sulla spiaggia, nella speranza che il “bagno di San Lorenzo” curasse i loro malanni e garantisse loro un’annata migliore. La versione cristiana della leggenda narra che quando Cervia fu colpita dalla malaria, san Lorenzo apparisse in sogno a una ragazza malata, promettendo la guarigione di tutti gli abitanti che si fossero immersi in mare per sette volte. Una volta guariti, per paura di nuove epidemie, gli abitanti della cittadina iniziarono a bagnarsi sette volte in mare il giorno di San Lorenzo. In verità, come recita un proverbio, basta un solo bagno perché E’ bagn è de’ 'd San Lurénz e vaèl par set” (il bagno nel giorno di San Lorenzo vale per sette).

Nella convinzione che bagnarsi il giorno della festa di san Lorenzo rafforzasse la salute del corpo, si conducevano a mollo anche le bestie da tiro e ben presto l'esempio fu seguito da molti altri romagnoli.

San Lurenz granda caleura, Sant’Antoni granda fardeura, l’ona e l’èltra poch al deura.
San Lorenzo grande calura, Sant’Antonio grane freddura, l’una e l’altra poco durano.

Quant che san Lurenz l’è arivé, una stanga va a ciapaè, dò, tre neusi a sbat va, che e’ garoi agl’j à pin za.
Quando san Lorenzo è arrivato, una pertica va a prendere, due, tre noci a sbattere va, che il gheriglio han pieno già.

Se e’ dè ad san Lurenz e’ garoi dla neusa t’magnaré, divuzioun t’ciaparé.
Se il giorno di san Lorenzo il gheriglio della noce mangerai, devozione acquisterai.

S’t’vu saleuta par campaè, e’ dè ad san Lurenz e’ bagn va a faè.
Se vuoi salute per campare, il giorno di san Lorenzo il bagno va a fare.

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