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di Piero Maroni

Luci natale SalernoLa nascita di Gesù è il primo pensiero, ma c'è altro, il Natale ha tanti significati.   Quello della tradizione cristiana celebra quanto ci raccontano i Vangeli di Luca e Matteo: Maria e Giuseppe, giunti a Betlemme per il censimento, si rifugiano in una grotta dove nasce Gesù, deposto in una mangiatoia. Per la Chiesa, dopo la Pasqua, è questa la festa più importante dell'anno liturgico, ma nell'immaginario collettivo e nella tradizione sicuramente il 25 dicembre è la festa più sentita: addobbi, regali e feste si sono evoluti nel tempo, ma hanno radici antiche. Così antiche che vanno ben oltre la festa religiosa in senso stretto, che comincia la notte del 24 per concludersi appunto il 25.

  Nella tradizione popolare il tempo prima del Natale cristiano era legato alla chiusura di un ciclo stagionale e all'apertura del nuovo ciclo: il 25 dicembre c'era la festa del Fuoco e del Sole, perché in questo periodo c'era il solstizio d'inverno, cioè il giorno più corto dell'anno, e da questa data le giornate iniziano ad allungarsi. Nell'antica Roma si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura ed era un periodo di pace, si scambiavano i doni, e si facevano sontuosi banchetti. Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d'inverno. Nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Sol Invictus (Sole Invincibile). 

 

  In tutte le tradizioni il Natale è una festa periodica di rinnovamento, celebrata in tutte le civiltà e caratterizzata da rituali che simbolicamente chiudono un ciclo annuale e inaugurano quello successivo. Partendo da considerazioni astronomiche molti studiosi individuano le origini dei rituali e delle feste collegate al solstizio d'inverno.

   In quel periodo il sole   raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare. 

 Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d'inverno giunge nella sua fase più debole, ma poi ritorna vitale e "invincibile". E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo "Natale".

  Questa interpretazione può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi tanto distanti tra loro ed è una data associata ai festeggiamenti anche di divinità pagane.

   Nel nostro territorio la cultura affonda le sue radici in questo singolare intreccio di ritualità pagana e fede cristiana. Il 25 dicembre, un tempo scelto per festeggiare la nascita del sole dopo il solstizio invernale, dava l’avvio a un ciclo di 12 giorni dedicati a pratiche propiziatorie e divinatorie. Fin dai tempi più remoti si conoscono tradizioni collegate alla rinascita del sole che, dopo essere apparso nei giorni precedenti nel punto del massimo declino nella sua fase più debole per luce e calore, dal 22 al 24 dicembre sembra fermarsi in cielo (“solstitium” significa sole fermo) per riprendere subito dopo il suo cammino verso l’alto, ogni giorno di più, fino al solstizio d’estate dove invece si verifica il fenomeno inverso. 

IL CEPPO (E' zòch)

Natale è la festa istituita verso il 350 d.C. nella giornata del 25 dicembre, giorno in cui anticamente, come s'è detto,  si celebrava ogni anno la festa del sole invincibile, in quanto la nascita di Cristo veniva avvertita come un mistico Sole che sorgeva ad illuminare il mondo.

 Qui da noi, in Romagna, si contavano gli anni partendo proprio dal 25 dicembre, quando al mattino della vigilia i capifamiglia chiedevano ai parroci un po' d'acqua benedetta da spruzzare nel ceppo (e zòch) prima di dargli fuoco sull'arola del focolare.  

 Infatti a questa festività era legato anche il rito del ceppo natalizio, ceppo che doveva essere preferibilmente di quercia, legno propiziatorio, che doveva bruciare nelle case per 12 giorni consecutivi e da come bruciava si presagiva come sarebbe stato l’anno futuro. Libero Ercolani, noto studioso di folklore romagnolo, scrive che l'origine del ceppo non è cristiana ma risale ai sacrifici che le popolazioni pagane compivano tre giorni dopo il solstizio d'inverno, quando l'uso voleva che, in tale giorno - il più breve dell'anno - si accendessero fuochi per il sole. 

 Così il popolo credeva di richiamare la sorgente della luce e del calore quando sembrava illanguidirsi e spegnersi. Il ciocco doveva bruciare lentamente per poter arrivare ancora acceso almeno fino a Capodanno o addirittura alla notte della vigilia dell'Epifania. Poi, i carboni spenti collocati in vari punti della casa e dei campi, ed in particolare sul tetto,  servivano per scongiurare gli effetti dannosi dei temporali ed anche per far segni di croce sulle parti ammalate del corpo nella speranza di sanarle.

 La fiamma del ceppo inoltre rischiarava la cucina dove la famiglia attendeva la mezzanotte per recarsi alla Messa. Se la tradizione del ceppo natalizio è rimasta viva fino a qualche decennio fa nelle campagne, oggi si è trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi e strade.

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