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di Piero Maroni

Le calende (al calandri)

meteo 2020 da subito pericolose insidieA partire dal 1° gennaio era usanza fare previsioni meteo per tutti i mesi dell’anno, venivano  considerati i primi ventiquattro giorni di gennaio: le Calende. L’usanza consisteva nell'osservare il tempo futuro nei primi ventiquattro giorni di gennaio cominciando a contare dal primo del mese, si rappresentava gennaio con il primo, febbraio con il 2 e così di seguito fino al 12 che era dicembre; poi si ricominciava dal 13 rovesciando il conteggio sicché il 13 era dicembre e il 24 gennaio. Basandosi sulle condizioni del tempo nei due giorni che rappresentavano il mese, si ricavava il pronostico. Ma, come spiega il proverbio diffuso in tutte le nostre regioni: «Delle Calende non me ne curo purché a San Paolo non faccia scuro». Difatti le previsioni  in quel giorno dovevano venire confermate o annullate a seconda dello svolgimento del tempo del 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo, detta anche San Paolo dei Segni. 

 

  L’usanza di interpretare le calende era ed è diffusa in tutta Italia con modalità diverse, nel nostro territorio si tenevano sotto osservazione i primi 12 giorni dell’anno (al calandri), ad ogni giorno corrispondeva un mese, e i successivi 6, dal 13 al 18 (i calandròin) dovevano confermare le prime osservazioni, il mattino del 13 corrispondeva a gennaio, il pomeriggio a febbraio, e così via. Anche in questo caso diventava di fondamentale importanza il 25 gennaio ma il proverbio era leggermente diverso, un po’ più popolano: “Delle calandre me sbatto lo culo se san Paolo non mi mostra lo scuro”.

Le cipolle

  Quella delle cipolle era un'altra pratica meteo-divinatoria diversa da luogo a luogo e ancora oggi assai praticata. Questo ne è un esempio: la notte fra il 1° e il 2° gennaio, il bulbo di una cipolla viene tagliato prima in due e poi in quattro parti. La metà che cade sulla destra corrisponde ai mesi pari, quella che cade sulla sinistra ai dispari.

  Viene operato poi un'ulteriore suddivisione fino ad ottenere 12 spicchi, questi vengono disposti secondo un ordine ben preciso (dallo spigolo esterno di sinistra a quello interno di destra) sul davanzale di una finestra esposta a nord con sopra qualche chicco di sale marino.

   La mattina seguente, prima del sorgere del sole, le sfoglie di cipolla vengono ritirate e analizzate. Per ogni spicchio, che corrisponde al mese, si annota come si è disposta l'acqua, se ci sono gocce e se sono rotonde o allungate.

 Interpretandone il significato si effettuano le previsioni.

Una antica ricetta per le previsioni meteo

 Ed ecco una specie di antica ricetta utile per l’interpretazione del tempo meteorologico che tiene conto sia delle calandre, che dei calandrini per finire con le cipolle della notte di san Paolo.

   La previsione per  essere attendibile, deve avvenire in tre fasi. Si comincia il 1° gennaio e si finisce il 12, prendendo nota ogni giorno del tempo che fa. Sono i cosidetti “giorni conterecci”: a ciascun giorno corrisponde un mese dell’anno; per esempio se il 2 gennaio piove, possiamo ritenere che febbraio, che  sta per secondo mese dell’anno,  sarà molto umido; se il 5 ci sarà il sole, avremo un maggio caldo e sereno, e così via. Per essere più sicuri, dal giorno seguente in poi si fa la stessa cosa a ritroso, assegnando dicembre al 13 gennaio, novembre al 14, ottobre al 15 e avanti così. In caso di discordanza, il tempo sarà probabilmente variabile.

 Poi arriva la prova della cipolla, la terza fase che toglierà ogni incertezza. E’ sufficiente procurarsi un normale ortaggio, tagliarlo in dodici spicchi, “sfogliarli” e prendere una parte di ogni spicchio. Si mettono queste foglie su una tavoletta di legno  e si  cospargono di sale. Quindi si porta l’assicella all’aperto, verso oriente, e resterà lì per tutta la notte tra il 24 e il 25 gennaio. E’ la data in cui si festeggia la conversione di San Paolo, scelta un tempo dai contadini per la sua atmosfera un po' magica. E proprio la magia di questa notte, detta di “San Paolo dei segni”, che valorizza l'antico rito. Al mattino, con molta attenzione, avviene la lettura: se il sale si è sciolto su un pezzo di cipolla il mese corrispondente sarà ricco di pioggia; se invece non si è sciolto, avremo siccità, con tutte le varianti intermedie. Il confronto delle tre prove dovrebbe garantire un responso preciso.

 E' lunaèri di Smembar

È  un lunario-calendario molto diffuso in Romagna che viene pubblicato a Faenza ininterrottamente dal 1845.

Il calendario, composto da un unico grande foglio in formato 70 x 50 cm da appendere al muro, si compone di due parti: una zirudëla dedicata all'anno appena passato, scritta rigorosamente in romagnolo e illustrata da otto vignette satiriche e dal calendario vero e proprio, che contiene tutto quello che ci si aspetta da un normale lunario: sono elencate le varie feste religiose, i santi romagnoli e gli orari del sorgere e del tramontare del sole, con il meteo di ogni mese e i consigli per la semina. Alla base di un lunario vi è la credenza che la luna abbia influenza sulle attività della terra e dell'uomo. Perciò occorre uno strumento che, riportando le varie fasi lunari nel corso del mese e nella successione annuale dei medesimi, dia la ‘bussola’ ai contadini sulle decisioni da prendere.

  La prima edizione del Lunêri con le previsioni astronomiche apparve nel 1865; i testi furono scritti dall'astrologo-astronomo francese Philippe-Antoine Mathieu de la Drome. Ancora oggi appare il suo volto nel calendario odierno: disegnato in forma stilizzata, sta ad indicare l'inizio del testo delle previsioni. Per i contadini era “divino” in quanto spiegava con cura i periodi adatti alle semine e ai raccolti. Veniva venduto durante le fiere autunnali fino alla fine degli anni 50 da alcuni cantastorie, tra cui il famoso Lorenzo De Antiquis e Piazza Marino, che abbinandone la vendita a lamette da barba e “canzonieri” dove erano stampate parole e musiche delle loro canzoni, ottenevano quasi sempre il tutto esaurito. Veniva poi attaccato alla porta della stalla sotto l’immagine del santo protettore delle bestie: sant’Antonio Abate.

 Oggi lo si può acquistare in edicola, ma l’impostazione grafica è sempre la medesima. Comprende, oltre al calendario vero e proprio, una sezione di “Previsioni e Consigli” che vuol essere d’aiuto a chi coltiva la terra e quindi prende nota di lune crescenti e calanti, dei momenti buoni per le semine e delle previsioni del tempo. Vi sono riportate feste e solennità religiose e civili, le eclissi previste e i detti e i proverbi meteorologici di origine contadina.

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