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MERLA

di Piero Maroni

Sono gli ultimi 3 giorni di gennaio, cioè il 29, 30 e 31, che vengono menzionati come i giorni più freddi dell’anno, tanto che si racconta una leggenda legata a questo periodo.

Un tempo assai lontano una merla e i suoi merlotti, con uno splendido candido piumaggio, perché all’inizio i merli erano bianchi, venivano regolarmente strapazzati da Gennaio, mese freddo e ombroso, che non sopportava quella merla che continuamente vantava il biancore delle sue piume credendosi la più bella tra gli uccelli.

Gennaio si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo per i piccini, per gettare sulla terra freddo e gelo con l’intenzione di ucciderli.

 

Stanca delle continue persecuzioni la merla si rinchiuse nel nido coi suoi merlotti e al riparo attese pazientemente la fine del mese, che allora aveva solo 28 giorni.

L'ultimo giorno, mentre Gennaio si preparava a lasciare il comando del tempo al successore, la merla pensando di averlo sconfitto, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia come mai s’era visto con l'intento di farla morire coi suoi piccoli.

La merla disperata si rifugiò coi suoi merlotti alla chetichella in un camino fumante di un palazzo vicino e lì restò al riparo per tre giorni.

Quando i merli uscirono, erano sì, salvi, ma il loro bel piumaggio si era annerito tutto per i fumi e la fuliggine e così rimasero per sempre, tanto che oggi i merli sono di un profondo piumaggio nero.

Sempre secondo la leggenda popolare, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.

Riguardo alle tante leggende sui Giorni della Merla, un fondo di verità c’è: sin dai tempi di Numa Pompilio e della sua riforma del 713 a.C., nel calendario romano il mese di gennaio aveva realmente solo 28 o 29 giorni in quanto la durata dell'anno era calcolata in base alle fasi lunari e pertanto i giorni di un anno risultavano di 355. Fu poi nel 46 a.C. che gennaio “prese in prestito” i tre giorni a febbraio, grazie all’introduzione del calendario giuliano (da Giulio Cesare che lo promulgò) che rendeva il computo dei giorni definitivamente solare basandosi sul ciclo delle stagioni, ma anche questo non era perfetto, bisognerà così arrivare al 1582 quando papa Gregorio XIII incaricò una commissione di esperti per perfezionarlo ed ancora oggi è quello in vigore nella maggior parte degli stati del mondo.

Quand canta al mérel, a san fóra dl’invéren. (Dialetto bolognese)

Quando canta il merlo, siamo fuori dell’inverno

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