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Madonna del Fuoco  Come in tutta la Romagna, anche nel territorio sammaurese la coltivazione della canapa aveva una grande diffusione tanto che i locali canapini adottarono come patrona la Madonna del Fuoco, che era la protettrice e patrona della città di Forlì e la sera del 3 febbraio si usava accendere numerosi falò con l'intento di propiziarsi il sole e il calore favorevoli per i futuri raccolti e illuminare le finestre con ceri accesi per devozione alla madonna.

  Il suo culto si fa risalire al 4 febbraio del 1428, quando in una scuola di Forlì, dove era appesa un’immagine cartacea della Beata Vergine, scoppiò nella notte un terribile incendio che durò per alcuni giorni e quando si andò ad ispezionare il cumulo di macerie fumanti, l’immagine della Madonna era rimasta del tutto intatta, fu allora portata trionfalmente nella cattedrale e venerata dalla popolazione forlivese.

   A San Mauro la sua devozione si formalizza nel 1790 quando un gruppo di cittadini  si impegna di fronte al notaio a solennizzare in pompa magna la Beata Vergine con una grande festa una volta all’anno.

  Questo voto verrà sciolto nel 1822 dal vescovo di Rimini su richiesta dei discendenti dei primi firmatari, ma la devozione alla Madonna rimarrà fino alla vigilia della seconda guerra mondiale anche se i tradizionali falò erano oramai solo un lontano ricordo anche perché tra il 1920 e il 1925 la produzione della canapa in tutto il territorio cesenate era scemata fortemente soppiantata dalle nuove culture ben più remunerative come quella della barbabietola da zucchero o del tabacco.   

 Attualmente la festa solenne della patrona della Diocesi di Forlì-Bertinoro si celebra ancora a Forlì dove la tradizione vuole che si mangi con la tradizionale Piadina della Madonna, un dolce povero, dalla forma ovale, farcito con uvetta e semi di anice, immancabile nelle tavole dei forlivesi, si accendano lumini sui davanzali la notte della vigilia e il giorno 4 si svolgerà una fiera ambulante con ben 222 banchi dislocati nel cuore del centro storico: sono tutti tasselli dello stesso mosaico devozionale che si ripete da ben 592 anni.

  Anche a Cervia i salinari avevano un culto particolare per la Madonna del Fuoco di Forlì.
Un tempo erano raggruppati nella confraternita della Beata Vergine del Fuoco, specie di corporazione o "arte" medioevale e il 4 febbraio, giorno della festa, ogni anno inviavano una loro rappresentanza a Forlì, e quando nell'anno la produzione del sale era stata buona, lasciavano alla Cattedrale della città ricchi doni: lampade d'argento, calici ed altro.

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