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nascondinoLe conte, insieme alle filastrocche, sono una parte essenziale del patrimonio culturale del popolo in generale. Si tratta di brevissime composizioni in rima che da sempre accompagnano giochi come nascondino, “puzza”, mosca cieca e molti altri e sono usate dai bambini per scegliere o escludere chi deve fare qualcosa in un gioco di gruppo o, come si diceva una volta, per trovare chi deve “ stare sotto”.

La conta in definitiva è una modalità di sorteggio: serve ad effettuare una scelta tra diverse opzioni, a volte anche tra più oggetti.

È piuttosto difficile stabilire l’origine delle conte: si ripetono da generazioni, ma non si sa nulla di chi le abbia inventate o, in certi casi, cosa significhino, sono tante, diffuse su tutto il territorio nazionale e variano da regione a regione.

Probabilmente in questi tempi sono cadute un po' in disuso perché per i bambini di oggi ci sono meno occasioni per giocare in gruppo: la realtà dei rioni o dei borghi o dei giochi in strada purtroppo non fa più parte del nostro tempo e i bimbi spesso si ritrovano a giocare da soli in casa. Oggi poi il gioco è spesso condizionato dal giocattolo preconfezionato che non lascia molto spazio all’aspetto corporeo né al bisogno di condividerlo con altri.

Se ne riportano alcune tra le più diffuse, la gran parte delle quali riferite dai bambini stessi in età scolare, ma di molti anni fa.

  • La mi ma

    la j à det

    ch'ò da to

    quèst che què.


 
  • La mia mamma

    ha detto

    che devo prendere

    questo qui.


 

  • Ambarabà Ciccì Coccò

    tre civette sul comò

    che facevano l'amore

    con la figlia del dottore

    il dottore s'ammalò

    ambarabà Ciccì Coccò.


  • Sotto il ponte di Baracca

    c’è un Pierin che fa la cacca,

    la fa dura, dura, dura,

    il dottore la misura,

    la misura trentatrè,

    a star fuori tocca… a te.


  • Uccellin che vien dal mare

    quante penne può portare?

    Può portarne trentatrè

    A star fuori tocca proprio a te:

    un, due e...tre.


    Passa Paperino

    con la pipa in bocca

    guai a chi la tocca.

    L'hai toccata proprio te.

    a star fuori tocca a te.


  • Il paperotto

    Sette quattordici ventuno ventotto

    questa è la conta del paperotto.

    Il paperotto è andato in cantina

    a cercare la regina.

    La regina è andata a Roma

    a cercare la corona.

    La corona ce l’ha il re,

    a star sotto tocca a te


    Olio, pepe, sale,

    per condire l'animale,

    l'animale è già condito,

    ci rimane sotto un dito.


    Macchinina rossa e gialla

    dove vai?

    A Milano, non lo sai?

    Quanti giorni ci starai?

    Otto!

    1,2,3,4,5,6,7,8.


    Sotto la cappa del camino

    c'era un vecchio contadino

    che suonava la chitarra:

    1,2,3, sbarra.


    Anglingles sicuteran fles

    prendi morettino te lo voglio dare

    questa è la vita del militare

    anglingles sicuteran fles.


    Alle bombe del cannon,

    pasta asciutta e maccheron,

    biribim, bum, bam.


    1,2,3,4,5,6,7,8,

    ho mangiato un buon biscotto

    ho sentito che era buono,

    fuori te che sei un coglione.


    Melarancia

    che sei sulla bilancia

    quanti giorni vuoi stare in Francia?

    Am blun blone,

    goccia di limone,

    goccia d'arancia,

    oh, che mal di pancia,

    latte e caffè:

    toccherebbe proprio a te.


    Quattro e quattro  fanno otto,

    scaricati e fai un botto,

    gli uccelli hanno le penne,

    scaricati e vattenne.


    Unci...dunci...trinci...

    quara...quarinci...

    un...fan...des...


    Unsi dunsi e trinsi

    quali qualinsi

    meli melinsi

    ruffe raffe e diè !


    La regina è andata a Roma

    a comprare la corona

    la corona è già venduta

    la regina è già svenuta

    è svenuto pure il re

    a star fuori tocca a te.


    Sette, quattordici, ventuno, ventotto,

    questa è la storia di Paperotto,

    Paperotto è andato a Roma

    per comprare la corona,

    la corona è del re,

    a star sotto tocca a te.


    An ghin gò

    tre galline e tre cappò

    per andare alla cappella

    c'era una ragazza bella

    che suonava le ventitre

    uno due e tre


 

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