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San Mauro 2022 2023

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di Piero Maroni  

CVEI DE' GHÈT DLA VELAGRAPA
(QUELLI DEL GHETTO DELLA VILLAGRAPPA)

Maroni TrasparenteQuando si parla di Storia, generalmente il pensiero corre all'indietro, in tempi remoti, a ciò che fu anticamente. La Storia, anzi: le storie, che dalla prossima settimana andremo a narrare, risalgono ad un passato prossimo, agli anni che vanno dall'immediato dopoguerra e fino ai primi anni cinquanta.

Sono storie di vita vissuta in prima persona da chi scrive, in una realtà in cui erano presenti elementi riferibili alle tradizioni e condizioni esistenti da tempi immemorabili e che si erano consolidate in abitudini di vita che sembravano immodificabili, ma che, invece, nel dopoguerra hanno subito un rapido deterioramento, tanto che nello svolgere di pochi anni hanno completamente mutato il nostro modo di vivere e le nostre concezioni.

Quando in anni più recenti ed ero ancora attivo nel mondo della scuola, ricordo nitidamente di una mattina in cui stavo raccontando ai miei scolari di otto anni le modalità di vita di quand'ero bambino: l'orinale sotto il letto, il bagno nella “mastella”,  il “prete con la suora” per scaldare le lenzuola, la piada cotta fuori nell'aia sulla teglia di terracotta adagiata sul treppiede sotto cui ardevano i “gambareun” (i gambi del granoturco), i materassi riempiti con le foglie delle pannocchie di mais, ecc...  Evidentemente ero riuscito a stimolare la fantasia dei miei piccoli ascoltatori  perché, quasi al termine della narrazione, fui interrotto da un alunno che esclamò convinto:

“Orca maestro, tu sì che sei stato fortunato a vivere in quei bei tempi!”.

“Eh no”, risposi allora, “la durezza della vita di allora non è neanche da confrontare con quanto offre il tempo presente per trascorrere una vita felice!”.

Forse in quel preciso momento avevo compiuto, senza volerlo, due grossi errori.

Il primo, quello di essermi lasciato prendere la mano da quella pungente nostalgia che ci invade tutte le volte che con la mente torniamo al tempo trascorso e si finisce per conferire al racconto un marcato tono poetico sì che fa apparire “bello” anche ciò che bello non era, non per niente il nostro Giovanni Pascoli scriveva che ricordo e poesia sono complementari l'uno all'altro.

Ed un altro grande della poesia, Giacomo Leopardi, affermava che il piacere (o la felicità) è sempre o passato o futuro. Passato come memoria e rimpianto di ciò che si è perso, futuro come aspettativa e speranza di un tempo migliore.

Il secondo errore è stato di non considerare che, al di là di determinati fenomeni che suscitano oggettiva angoscia negli esseri umani come possono rappresentare le guerre, i grandi cataclismi o le terribili pandemie, è lo stato di salute psicofisica di un individuo a determinare il sentirsi felici. In definitiva credo si possa essere felici in ogni tempo a prescindere da ciò che si sta attorno, tutto dipende dal nostro stato mentale nel tempo in cui si svolge la nostra esistenza.

I fatti che qui si raccontano, hanno come ambiente il ghetto “dla Velagrapa” (della Villagrappa), costituito da quattro abitazioni coi muri in comune, più una quinta qualche metro distante, a cui si aggiungono le poche case contadine dei dintorni ma con un rilevante peso negli usi e costumi di allora.

Nel tempo in cui si svolgono le vicende, di “Villagrappa” ce n'erano due, distanti poco più di un chilometro l'una dall'altra, “cvèla 'd ciòura, la nova” (quella di sopra, la nuova), vicina all'autostrada e “cvèla 'd ciòta, la vècia” (quella di sotto, la vecchia), più verso il mare, ora la distanza tra le due si è accorciata per la presenza di numerose nuove case, villette e palazzi.

La mia famiglia era di quella di sotto, abitava in una modesta casetta con due sole camere disponibili per viverci, una con il letto matrimoniale dei miei genitori, il lettino per me, la culla per mio fratello (la sorella arriverà nell'appartamento di San Mauro), una cassapanca e un minuscolo armadio.

L'altra era la cucina, col camino, il tagliere appeso al muro, una vecchia madia vicino all'ingresso, il tavolo sotto il lume a petrolio che scendeva da una trave annerita dal fumo e, quasi appiccicato alle sedie di paglia del tavolo, il letto dei nonni coi materassi di foglie di granoturco e incastrato tra due muri, l'armadio triangolare di legno che conteneva i pochi panni dei due nonni.

Anche questi racconti sono scritti in dialetto con traduzione in italiano. Non è per un vezzo che uso questa modalità linguistica, in questo caso poi è quasi un obbligo morale e affettivo, la gente con cui si è interagito nelle diverse occasioni narrate, parlava solo in dialetto, a partire dalla mia famiglia, per cui tutto ciò che qui si svolge è avvenuto in questa lingua, raccontare di loro in italiano, era un po' come tradirne la memoria e le mie origini.

Un'ultima nota sul dialetto, è quello sammaurese che ho appreso nei tanti anni trascorsi qui in paese, nella Villagrappa non era però lo stesso, aveva maggiori assonanze con quello di Savignano, è stata però la mia prima lingua parlata così che ancora oggi qua e là mi insorgono dei dubbi nell'uso di alcuni dittonghi.

La cosa non stupisca più di tanto perché la parlata tipicamente sammaurese era di pertinenza del nucleo storico del paese che verso la fine dell'ottocento contava tre-quattrocento individui, bastava uscire di pochi metri dal centro e già cambiava il dialetto.

 

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Sergio Scarpellini ha inserito un commento in San Mauro saluta Sisto Rocchi
Riposa in pace caro amico Rocky, sarai sempre nei miei ricordi più belli. Ciao Sisto, Filippo.
Non so se e' meglio di Miro e Maroni ma sicuramente e' il sammaurese più innamorato del proprio paes...
Premetto che per precedenti impegni sono stato impossibilitato alla partecipazione della presentazio...
Canzio Pollarini ha inserito un commento in Morandi, dall'Arlecchino al market
Che bello l'arlecchino ci andavo da bambino, ancora adesso provo una sensazione che non so descriver...
Guest ha inserito un commento in LA LIBERAZIONE DI SAN MAURO PASCOLI - Parte prima
Altro elemento importante, che creerà di fatto una modifica futura degli avvenimenti era il fatto ch...

 

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