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di Piero Maroni  

- X V I -

XVI

  • Se Auschwitz l'era spavantòus,

    Birkenau ut s'centa 't e' mèz.

    Pruvé a pansaè 'd l'ès sa che treno,

    int un vagòun pin 'd burdel e pora
    zenta,

    u j è e' tu ba, la tu ma, i non,

    it fa s'cend sa di rugiaz sech e
    catoiv.

    Tot in foila davaènti me' dutòur

    che stoi da suldaè, s'un ghegn s'la
    bòca,

    una maèna 't la bazcòza

    e clèlta ceusa a pogn,

    e fa un cen se' doid punté,

    l'inveia d'un caènt quei bun a lavuraè,

    che in braènch i ciapa una straèda,

    da clèlt: vecc, malé e burdel.

    Al ma an vo lasé i su znin

    a pienz da par lou int che pustaz,

    ai li to sò 't la brazaèda

    e insen i ciapa un'aènta straèda,

    quèla ch'la fines dreta int al cambri a gas,

    duvò che la morta la j è lè ch'la j aspèta.

    Ma e fiul i murrà brazé insen.

  • Se Auschwitz era orribile,

    Birkenau è un incubo che ti annienta.

    Provate a pensare d'essere su quel treno,

    in un vagone stipato di bambini e povera
    gente,

    c'è tuo padre, tua madre, i nonni,

    ti fanno scendere con comandi secchi e
    rabbiosi.

    Poi, tutti in fila dinnanzi al dottore

    che in divisa militare, con un ghigno sulla
    bocca,

    una mano in tasca

    e l'altra chiusa a pugno,

    fa un cenno con l'indice puntato,

    avvia da una parte quelli abili al lavoro,

    che in gruppo si avviano lungo una strada.

    dall'altra: vecchi, ammalati e bambini.

    Le madri non vogliono lasciare i loro piccoli

    a piangere da soli in quel luogo inospitale,

    li prendono tra le loro braccia

    e insieme prendono la strada opposta,

    quella che termina nelle camere a gas,

    dove la morte è là che li attende.

    Madri e  figli morranno abbracciati insieme.

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