MUDI D DOI INT E DIALET D SAMAEVAR 01MUDI  'D  DOI  INT  E'  DIALÈT  'D  SAMAÈVAR (2)

(MODI  DI  DIRE  NEL  DIALETTO SAMMAURESE) (2)

Mo sa fet a pòsta? = Ma fai apposta? (Detto a uno che sembra ti voglia prendere in giro).
 
T ci propi sgudebal. = Non sei gentile, anzi: odioso.
 
Sèl t lèz, che t an si bon a gnenca ad zcòr?! = Cosa leggi che non sei buono neanche a parlare?!
 
A s'avdem e s'an s'avdem, as scrivem! = Ci vediamo e se non ci vediamo, ci scriviamo.
 
At fat zugadòur! = Che giocatore! (Solitamente si dice in modo dispregiativo, specie quando uno vuol fare il fenomeno).
 
Vin 't la faldaèda. = Vieni in grembo. (Sulle gambe di una donna seduta).
 
La pida se' parsot la pis un po' ma tot, mu mè l’à m'à fat maèl, l’à ma mand int l’ospedaèl in peunta 'd morta… mo ò magné la pida un’aènta volta. = La piada con il prosciutto piace un po’ a tutti, ma a me ha fatto male e mi ha mandato all’ospedale in punta di morte...ma ho mangiato la piada un’altra volta.
 
T’ci cmè la tempèsta de' staènta, ch’la j à cavaè ènca agl’j aròuri. = Sei come la tempesta del ’70 che ha estirpato anche le querce. (Detto ad uno che non mai fermo).
 
Tè sta zet, che t ci ancòura un murgantòun. = Stai zitto che sei ancora un bambino piccolo con le candele al naso.
 
Zet tè ch'a ta ne ancòura caghé e' zèss. = Zitto tu che non hai ancora cacato il gesso. (Sei ancora inesperto).
 
L’è sporch cmè e' bastòun de' pulaèr. = È sporco come il bastone del pollaio. (Bastone sul quale si appollaiavano le galline nel pollaio e nel tempo si riempiva delle loro feci).
 
Mè avòiva capoi incvèl cvant che tè t'ciri ancòura 't al pali de' tu ba. = Io avevo già capito tutto quando tu eri ancora nella palle di tuo babbo.
 
T'e la tèsta cmè un zandarnaèl! = Hai la testa come un cetriolo! (Capisci poco).
 
Tèsta ch'l'à! = Che testa che ha! (Per dire di uno che non capisce molto).
 
Fata ròba! = Che roba!
 
Vin eulta! = Vieni qui!
 
T’è al bascòzi a garagul. = Hai le tasche a garagolo. (Si dice a una persona avara).
 
T'an void un prìt 't la nòiva!!= Non vedi un prete  in mezzo alla neve.  (Per dire che ci vedi poco).
 
T ci feurb cmè la sdaza. = Sei furbo come il setaccio. (Perché trattiene gli scarti e imputità della farina).
 
Tè t'é propi voja ad zoca zala! = Hai proprio voglia di zucca gialla. (Si usa quando una persona cerca cose improbabili o quando intende provocare).
 
La va’ per tè...che t’an capes gnent. = Va bene per te... che non capisci niente.
 
T ci bèla cmè e' cheul dla padèla. = Sei bella come il sotto della padella. (Quindi sei brutta perché il fondo della padella è la parte più brutta).
 
T’an capes a gnenca al tòzi. = Non capisci neanche le botte.
 
T'an t'la smet?? = Non te la smetti?
 
T'am fé muroi. = Mi fai morire (dal ridere, solitamente).
 
Al caèrti agl'j é cmè la ma, al vo sempra ben me fiol piò stopid. = Le carte sono come la mamma che vuole sempre più bene al figlio più stupido. (Detto a giocatore di carte non bravo, ma fortunato).
 
Se l’ignuraènza la j aves agl'j eli, ma tè i t daria da magné s'la sfrombla. = Se l’ignoranza avesse le ali e te darebbero da mangiare con la fionda.
 

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