MUDI 'D DOI INT E' DIALÈT 'D SAMAÈVAR
(MODI DI DIRE NEL DIALETTO SAMMAURESE)
La rubrica dei “Racconti” si è esaurita, verrà sostituita da una nuova rubrica che si articolerà in una lunga serie di detti e proverbi frutto di una ricerca di lungo corso e che si è poi provveduto ad adattarli al particolare dialetto sammaurese e che durerà per diverse settimane.
Molti di questi motti potremmo definirli dei classici, da molti conosciuti ed usati nelle diverse circostanze, ma anche questi, come del resto la nostra lingua dialettale, sono sulla via di una lunga, ma, a mio avviso, ineludibile scomparsa.
È molto probabile che questi detti e proverbi resistano più a lungo del dialetto parlato in generale perché bastano poche parole per esprimere dei concetti a tutti fruibili e perciò sono più assimilabili del discorrere in una lingua di cui necessita, almeno, una discreta conoscenza dei suoni e dei significati che si vogliono esprimere, senza dover ricorrere ad eccessivi e, sempre più presenti, forzati neologismi coi quali si modifica il dialetto italianizzandolo, tanto che si arrivano ad usare termini e suoni che niente hanno a che fare col dialetto autentico, peraltro sempre meno in uso tra la gente attuale.
In queste pillole di saggezza popolare invece lo si può ancora rinvenire.
(Piero Maroni)
Ciooo... ta t'l'à vu finoi? = Ohiii... te la vuoi finire?
Cvant che e' Signòur l’ é pas a daè vi al sgraèzi, ma caèsa tu u s’j è s-cent e' sach. Quando il Signore è passato a distribuire le disgrazie, a casa tua gli si è rotto il sacco. (Quindi ha lasciato tutte le disgrazie che aveva a te).
T’é 'na tèsta cmè 'na mazola. = Hai una testa come una mazzola. ( La mazzola è la gallinella di mare. Si dice a una persona che non capisce niente).
T ci un bdòcc arfat! = Sei un pidocchio rifatto. (Cioè, in basso stavi ma ora che ti sei elevato sappiamo comunque da dove vieni).
T’vu che un nèspal e faza i foigh? = Vuoi che un nespolo faccia i fichi? (Si dice per le cose che per qualcuno sono impossibili da realizzare).
Andema a durmoi che sta zenta la vo andaè a caèsa! = Andiamo a dormire che sta gente vuole andare a casa! (Solitamente è un modo poco carino ma efficace per sciogliere la veglia che si ha in casa propria quando si hanno degli ospiti e l'ora si è fatta tarda).
Ui dà dan e' vent de' dvanadeur. = Le dà fastidio il vento del dipanatoio. (E' dvanadeur”, era lo strumento, che serviva per fare il gomitolo dalle matasse di lana e che girando su sé stesso, emanava un leggero soffio d'aria e così si apostrofava una persona, o per la salute o per il carattere, troppo delicata e a cui facevano male, o infastidivano, anche le più piccole cose).
E' sòul e seuga, l’acva la bagna, e' Signòur ' muntagna ui fa e pu u j acumpagna. = Il sole asciuga, l’acqua bagna, il Signore li fa e poi li accompagna (Quando si parla di una coppia di fidanzati o sposi, un po' strana).
T’e du ucin nir ch’um paèr dò zèchi. = Hai due occhi neri che mi sembrano due zecche. (Strano, ma era un complimento).
T'é fat la carira de' garnadaèl, da spazaè la faròina se' tulir dla cusòina, a daè zò ma la merda int e' beus dla latròina. = Hai fatto la carriera dello scopettino, da spazzolare la farina sul tagliere della cucina, a spingere già la merda nel buco della latrina. (Detto ad uno che invece di migliorare, ha peggiorato la sua situazione).
A ciap int e' s-ciòp e at dagh 'na s-ciuptaèda. = Prendo il fucile e ti do una fucilata. (È una minaccia seria).
Cvèl e còunta cmè e' dò 'd còp cvant ch'e cmanda bastòun. = Quello conta come il due di coppe quando comanda bastone (Si dice di qualcuno che non conta tanto nelle decisioni anche se lo pretenderebbe).
A cvè un s’armedia gnent ad bon.= Qui non si rimedia niente di buono.
L’à rubé tot, zòc e zvèta! = Ha rubato tutto, il sostegno di legno e la civetta imbalsamata. (Solitamente un pezzo di ramo sul quale era appoggiata una civetta imbalsamata, un soprammobile, per dire che il ladro si è portato via tutto).
Bartavèla verta, usèl mort. = Cerniera dei pantaloni aperta, uccello morto.
Tin bòta! = Tieni botta! (Resisti!).
Zet tè che t ci ancòura s'la scòina de' buratèl! = Zitto tu che sei ancora sulla schiena dell'anguilla. (E potrebbe finire male per te!).
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